L’intervista

Bizzarri (Banca Ifigest): «Chi scommette contro i BTp perde sempre»

La private bank indipendente ha chiuso il 2021 con patrimonio in crescita a 5 miliardi di euro e un utile netto di 5,3 milioni. Ora si punta sulla crescita organica grazie al ritorno dei profitti da interessi

di Maximilian Cellino

Gianni Bizzarri (Imagoeconomica)

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«Chi ha speculato contro i BTp ha sempre perso, e anche questa volta sarà così». Non ha dubbi Gianni Bizzarri, amministratore delegato di Banca Ifigest, che ritiene i nostri titoli di Stato al momento penalizzati oltre i fondamentali e, con rendimenti di nuovo corposi, una buona alternativa per risparmiatori e anche per le stesse banche: «Per un italiano - taglia corto - non ha alcun senso investire in titoli di Stato che non siano quelli del nostro Paese».

È così sicuro?

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Se la situazione delle finanze italiane dovesse aggravarsi l’unica soluzione sarebbe un intervento sui patrimoni che colpirebbe in modo indistinto tutti gli strumenti finanziari, compresi gli altri bond che rendono molto meno. Ma non me l’aspetto, e in più sono convinto che i rendimenti attuali dei BTp non riflettano i fondamentali dell’Italia.

Perché?

Prendiamo per esempio la Francia, il suo debito vale ormai il 112% del Pil contro il nostro 150 per cento. Se dovessimo parametrarci a questa grandezza il nostro spread dovrebbe attestarsi attorno a 100-120 punti base: siamo disposti ad accettare un differenziale, ma che sia in linea con i conti pubblici e in questo momento è largamente al di sopra per il sovrapprezzo imposto dalla speculazione.

Che ha torto...

Nel breve termine questi soggetti possono anche guadagnare, ma quando mi metto nell’ottica di un investitore vero che agisce con un orizzonte temporale di lungo periodo non posso ignorare tassi come quelli attuali dei titoli italiani. E così vale anche per le banche.

Cosa intende?

Negli ultimi mesi è cambiato un paradigma: prima esistevano soltanto i profitti realizzati attraverso le commissioni sul risparmio gestito, ma ora con i tassi non più a zero è arrivato anche il momento di rivalutare la liquidità che gli istituti di credito hanno in pancia. La raccolta diretta è tornata più redditizia del gestito e questo vale soprattutto per le grandi banche commerciali del nostro Paese, che possono appunto sfruttare l’opportunità di un BTp che a due anni rende ormai oltre il 2 per cento.

Cambierà anche la loro strategia sul risparmio?

Non credo, gli investimenti ci saranno sempre e anzi ripartiranno dopo la discesa dei mercati, come dovrebbe sempre essere, perché nel frattempo le valutazioni hanno smaltito alcuni eccessi che si erano creati. È però vero che gli istituti bancari potranno camminare con due gambe stavolta, grazie proprio al ritorno del margine di interesse sul differenziale tassi. L’unico rischio reale che vedo è quello di una recessione che parta dagli Usa, perché in quel caso soffriranno tutti, e in particolare chi non è stato accorto nel concedere credito.

E per Banca Ifigest?

Noi siamo una banca privata e indipendente: guadagneremo meno dai tassi di interesse, ma corriamo anche rischi minori in caso di recessione. Abbiamo chiuso il 2021 con un incremento del patrimonio in gestione fino a circa 5 miliardi di euro e un utile netto di 5,3 milioni, in crescita rispetto ai 4,6 milioni dell’esercizio precedente. Restiamo prudenti sul 2022, che comunque offrirà risultati positivi. Ci attendiamo invece molto dal 2023, che fino a poco fa veniva considerato difficile per le private bank, perché si partirà da livelli di mercato più bassi e si potrà sfruttare il rialzo dei tassi di interesse.

Ci saranno anche sviluppi sotto l’aspetto strategico?

Continueremo a sviluppare le attività che sappiamo fare meglio, perché questo non è il momento di volere a tutti costi una crescita nel private banking che non sia prevalentemente organica. Il nostro resta un settore estremamente concorrenziale e per espandersi velocemente occorre investire molto e assumersi anche rischi elevati. Il fatto che anche un’altra area della banca possa garantire adesso profitti interessanti consente di privilegiare la crescita interna anziché le acquisizioni. Siamo in ogni caso sempre aperti a operazioni che possano diversificare la nostra attività.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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