The study

Bladder cancer, better control with immunotherapy drug combined with standard treatment

News in the treatment of the form that does not affect muscle Immunotherapy may improve the results of BCG alone for disease-free survival

by Federico Mereta

(Adobe Stock)

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Prima si procede con l’intervento locale per resecare la lesione. Poi si impiega il BCG, o Bacillus di Bacillus Calmette-Guérin, per limitare il rischio che la lesione si ripresenti. Il trattamento standard per il tumore della vescica non muscolo-invasivo, la forma più comunemente osservata della neoplasia, si basa su questo approccio. Purtroppo, però, ci sono ancora casi di ricadute. E queste impongono la necessità di nuovi interventi e trattamenti più “pesanti” come la rimozione dell’organo, con un impatto estremamente significativo sulla qualità di vita del paziente. Per questo è importante individuare approcci che consentano di migliorare la gestione nel tempo della malattia. Nel trattamento di queste forme (esistono diverse tipologie di tumore) arriva ora una novità importante: i risultati dello studio di Fase III POTOMAC mostrano che l’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab (farmaco immunoterapico) alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (BCG)

What could change

Al follow-up mediano di oltre cinque anni (60,7 mesi), il regime con durvalumab ha mostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva (o di decesso in assenza di recidiva) rispetto al braccio di confronto. Si stima che l’87% dei pazienti trattati con il regime durvalumab sia vivo e libero da malattia a due anni rispetto all’82% nel braccio comparatore. Secondo Lorenzo Antonuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica Careggi - Università di Firenze, “i risultati dello studio POTOMAC dimostrano che l’aggiunta di durvalumab, per 12 mesi, alla terapia di induzione con BCG è in grado di ridurre il rischio di recidiva del 32%, consentendo a un maggior numero di pazienti di rimanere vivi e liberi da malattia dopo due anni. È una vera innovazione, in un setting di pazienti trattati a intento curativo, in cui non si registravano progressi da almeno un decennio. Diventa così più concreta la possibilità di guarigione anche in pazienti ad alto rischio di recidiva”.

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Multidisciplinary care is essential

Il tumore della vescica rappresenta la quinta neoplasia per incidenza nella popolazione in Italia, con circa 31.000 nuovi casi stimati nel 2024. Oltre il 70% dei casi, alla diagnosi, è di tipo non muscolo-invasivo. Questo significa che è confinato agli strati più superficiali della parete vescicale e non raggiunge la tonaca muscolare dell’organo, ma può comunque propagarsi al muscolo vescicale o anche dare metastasi a distanza. In questo senso, i risultati dello studio POTOMAC appaiono di grande interesse ed aprono la strada anche a modelli di assistenza sempre più integrati e interdisciplinari per gli specialisti. “Nella gestione della malattia e per garantire il miglior percorso terapeutico, è fondamentale il team multidisciplinare, che deve comprendere, tra gli altri, il radiologo, il chirurgo, l’oncologo, l’urologo e l’anatomo patologo - spiega Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). Le prospettive aperte dalla combinazione dell’immunot

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