Il report

Bonus casa, 100 miliardi in fumo con il taglio delle agevolazioni

Uno studio di Cna e Nomisma evidenzia l’impatto durissimo che le misure previste in manovra potranno avere sul settore delle ristrutturazioni

Bonus casa nel 2025, cosa cambia con la manovra

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Quasi 100 miliardi di domanda di lavori di ristrutturazione persa nel giro di tre anni. Con un potenziale di almeno 3 milioni di famiglie che potrebbero scegliere di non intervenire sul proprio immobile per renderlo più efficiente.

Fuori dalle percentuali astratte delle agevolazioni fiscali, sono questi i numeri più concreti che potrebbero derivare da un taglio importante dei bonus casa, come quello che sta prendendo forma con la legge di Bilancio.

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Gli scenari per i lavori di ristrutturazione

La stima arriva da Cna, ed è basata su un sondaggio curato da Nomisma: la stretta sui bonus edilizi, con aliquote al 36% ed un tetto massimo di 48mila euro (lo scenario peggiore considerato dallo studio), ridurrebbe per la precisione la domanda delle famiglie per le ristrutturazioni di 97,3 miliardi in 3 anni, con 3,5 milioni circa di famiglie che potrebbero rinunciare a lavori che hanno in programma per le loro abitazioni.

Ma anche le ipotesi contemplate in manovra (aliquote al 50% solo per le prime case e al 36% sulle altre) porterebbero a una contrazione importante della domanda.

La domanda persa di lavori edilizi

Questa “domanda persa” per 97,4 miliardi - evidenzia il rapporto di Nomisma per l’associazione di artigiani e piccole imprese - avrebbe il potenziale di generare 119,7 miliardi di valore aggiunto e attivare oltre due milioni di posti di lavoro.

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Il rapporto evidenzia anche i danni in termini di valore sociale (per esempio il mancato abbattimento di barriere architettoniche) e ambientale (per energia non risparmiata). Un azzeramento totale dei bonus - viene stimato - porterebbe ulteriori 2,56 milioni di famiglie a rinunciare a lavori di ristrutturazione.

L’impatto della legge di Bilancio sull’edilizia

Per il 2025, considerando l’impatto di quanto previsto dalla legge di Bilancio, Cna stima «una contrazione sensibile del mercato pari a circa il 50% in meno rispetto al periodo 2012-2019, quando a trainare erano i bonus minori.

La spesa per gli interventi sugli edifici scenderà ai valori esistenti fino al 2011, attestandosi su un valore di investimenti di 14 miliardi»: una contrazione tale da determinare «la perdita di 17 miliardi di valore aggiunto, la mancata attivazione di 300mila occupati, 33 milioni di euro di minor valore ambientale, mancati risparmi di energia per 2.300 GWh, 409 milioni di mancati risparmi nelle bollette».

Le proposte di Cna costruzioni

In questo quadro, Enzo Ponzio presidente di Cna costruzioni fa due proposte, per migliorare l’assetto previsto nella legge di Bilancio 2025: «Confermare, almeno su base triennale, le attuali aliquote di detrazione (50% e 65%) in caso di interventi sulle abitazioni principali e sui condomini, senza applicare alcun tetto alle detrazioni in funzione del livello di reddito e nucleo familiare; e prevedere strumenti finanziari a sostegno dell’investimento iniziale, in assenza di sconto in fattura e cessione del credito».

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