Borsa, ecco perché le tre paure dei mercati hanno trovato tre nuove conferme
Inflazione alta, risposta aggressiva delle banche centrali e recessione: gli ultimi indizi sembrano confermare i timori (e le speranze) delle Borse
di Morya Longo
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I punti chiave
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Di tre cose hanno paura i mercati finanziari: dell’inflazione, di una risposta troppo aggressiva delle banche centrali per combatterla e della recessione che questa risposta potrebbe causare. Il 29 giugno sono arrivate potenziali conferme a tutte e tre le preoccupazioni: inflazione in forte rialzo in Spagna e Belgio (ma in calo in Germania), indicatori preoccupanti sulla tenuta dei consumi negli Stati Uniti e dichiarazioni molto nette da parte dei banchieri centrali.
Così, pur sballottate e talvolta concentrate sul bicchiere mezzo pieno, le Borse europee hanno chiuso in calo: Milano -1,21%, Parigi -0,90%, Francoforte -1,73%. Altalenanti tra il segno più e il segno meno le Borse americane, appesantite dalle continue conferme sul rallentamento dell’economia ma anche sostenute dalla speranza che proprio quel rallentamento spingerà in futuro la Fed a tagliare i tassi (dopo averli alzati).
Il primo timore: il rallentamento economico
La giornata di oggi 29 giugno è stata emblematica per capire i punti deboli e le speranze dei mercati. Ad appesantirli, sin dal mattino, era stato il drastico calo della fiducia dei consumatori americani (ai minimi dal 2013) di martedì. Oggi è poi arrivata la revisione (al ribasso a -1,6%) del Pil Usa del primo trimestre: anche questo dato, il cui calo è stato causato proprio dalla revisione al ribasso della componente consumi, ha pesato sulle Borse.
In entrambi i casi il messaggio che arriva è chiaro: l’economia statunitense sta rallentando. Primo timore dei mercati: confermato.
Il secondo timore: l’inflazione elevata
Poi sono arrivati dati sul fronte dell’inflazione. Quella spagnola ha superato le attese: era prevista a 8,7% ed è uscita a 10,2%, massimo da 37 anni. Anche in Belgio è uscita oltre le attese a 9,6%, ai massimi dal 1982. In controtendenza invece l’inflazione tedesca, uscita a 7,6% sotto le stime che la prevedevano all’8%.


