Borsa, semestre di gloria. Ma ora la strada rischia di farsi più stretta
Piazza Affari guida i listini europei (+19%) e torna al pre-Lehman. Gli analisti temono però l’eccessiva compiacenza dei mercati nella crescita e nelle banche centrali, diffidano della volatilità ai minimi e del boom dell’intelligenza artificiale, invitando adesso gli investitori a maggior prudenza
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Che il 2023 dei mercati non dovesse ripercorrere la strada disastrosa dell’anno precedente che ha visto il crollo contemporaneo di azioni e bond se lo auguravano in fondo tutti gli investitori. Pochi però si immaginavano un rimbalzo di simile portata e così duraturo al giro di boa di metà anno. Almeno per quanto riguarda le Borse che hanno recuperato la disfatta subita nei 12 mesi precedenti, in molti casi anche con gli interessi. Con il rialzo registrato venerdì (l’ennesimo della serie) gli indici azionari hanno infatti portato fino a quasi il 13% i guadagni a livello globale, con Piazza Affari (+19% da inizio anno il FTSE MIB) ai massimi addirittura dalla crisi Lehman e a guidare il gruppo in Europa per finire tra i listini avanzati dietro al solo Nikkei giapponese (+27%) e al Nasdaq newyorchese (+31%).
I motivi (fondamentali) del rimbalzo
L’inevitabile rimbalzo dopo l’orribile 2022 ha potuto via via guadagnare forza nel corso dei mesi facendo affidamento sull’insospettabile resistenza che fino a questo momento hanno mantenuto le forze economiche (negli Stati Uniti, ma anche in Europa e soprattutto in Italia) a dispetto di previsioni che indicavano una recessione pesante in arrivo, oltre che sulla conseguente tenuta degli utili delle società quotate. In un contesto del genere, l’altrettanto sorprendente permanenza dei tassi di inflazione su livelli ben più elevati degli obiettivi ha costretto a un atteggiamento sempre più restrittivo le Banche centrali (il cui ciclo di rialzi non si è verosimilmente ancora concluso), al quale i mercati hanno però finito per prendere progressivamente le misure.
Le ragioni tecniche e speculative
Agli elementi che si possono classificare come più strettamente attinenti alle dinamiche economiche fondamentali si sono aggiunti ulteriori aspetti, che hanno contributo in maniera decisiva a rendere più corposo il bilancio di metà anno. Il primo, squisitamente tecnico, è legato al collasso della volatilità azionaria, misurata per convenzione dall’indice Vix relativo allo S&P 500 di New York che è sceso attorno a 13 punti su livelli precedenti lo shock Covid. «Questo fenomeno ha aperto spazi per gli acquisti guidati dagli algoritmi, ormai la fetta principale degli scambi in Borsa, che si moltiplicano quando la volatilità è bassa, alimentando da una parte un circolo virtuoso ma creando al tempo stesso inevitabili distorsioni», spiega Matteo Ramenghi, responsabile investimenti di Ubs Wm Italia.
L’altro fattore da non sottovalutare è rappresentato dalla poco uniforme distribuzione dei rialzi fra le varie Borse e soprattutto i settori, con l’autentico boom registrato dai titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale (e non solo). «L’S&P 500 è salito del 15% - ammette Ramenghi - ma a ben vedere il suo rally è stato limitato e guidato in gran parte da una manciata di titoli a grande capitalizzazione che hanno beneficiato dell’entusiasmo degli investitori per l’Ai». Non è detto che il fenomeno si traduca automaticamente in una bolla pronta a scoppiare, ma la prudenza è a questo punto d’obbligo, anche perché con una valutazione pari a 19 volte gli utili l’indice principale di Wall Street non può certo dirsi (a differenza di altri) a buon mercato.
Le previsioni degli esperti
Lo scetticismo nei confronti del fenomeno tech, unito alla crescente sensazione che gli investitori stiano diventando eccessivamente compiacenti nei confronti di un’economia che non ha ancora tolto dall’orizzonte la prospettiva di una recessione e credano al tempo stesso che le banche centrali possano già tagliare i tassi nei prossimi mesi, mette sulla difensiva i gestori per il resto dell’anno. Soffermandosi sull’Europa, gli strategist di BofA temono un ribasso del 15% dello Stoxx 600 entro l’inizio del prossimo anno a causa dell’aumento dei premi per il rischio e delle revisioni al ribasso degli utili societari per quella che ritengono un’inevitabile frenata dell’economia, ma anche senza essere così pessimisti occorre comunque notare come la prudenza per i mesi a venire abbia il sopravvento.


