Mercati esuberanti

Le Borse superano di slancio la settimana Fed e Bce. Cosa può fermarle adesso?

I temuti verdetti dei banchieri centrali lasciano Wall Street ai massimi da un anno, Tokyo da 33 anni e rilanciano l’Europa. A breve spuntano nuovi ostacoli, soprattutto tecnici, ma nel medio periodo i mercati sembrano convinti delle proprie ragioni nonostante il quadro più che mai incerto.

di Maximilian Cellino

(REUTERS)

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Tanto temuta alla vigilia, alla fine si è dissolta come una bolla di sapone. I mercati schivano, anzi superano ripartendo addirittura di slancio la settimana chiave di metà giugno caratterizzata dalle riunioni «spartiacque» delle tre principali Banche centrali mondiali, oltre che da scadenze tecniche importanti: New York viaggia ai massimi da un anno non soltanto quando si guarda al Nasdaq contagiato dal boom dell’intelligenza artificiale; Tokyo rinnova quasi a ogni seduta il primato da addirittura 33 di anni; l’Europa aggiunge un ulteriore 2,5% al bottino che la vede da inizio anno in recupero di oltre il 15% (+17,5% per Piazza Affari). Il tutto ad onta di un quadro macro che resta in ogni caso avvolto nella massima incertezza.

Falchi con artigli spuntati

Non che gli annunci di politica monetaria (Fed in «pausa» di riflessione, Bce «fedele» al suo mandato con un nuovo rialzo di 25 punti base, BoJ ancora in modalità espansiva) siano stati poi così diversi delle attese. Ad accompagnarli si sono però uditi, almeno a Washington e Francoforte, toni più da «falco» che da «colomba» a lasciar presagire da una parte che il ciclo di strette monetarie non si sia ancora concluso e dall’altra che le attese di un allentamento dei tassi sulle quali si era in fondo appoggiata buona parte del rally di questa prima metà del 2023 rischiano di essere forse fin troppo ottimiste.

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Bce, la presidente Lagarde annuncia il nuovo rialzo dei tassi d'interesse

La rincorsa ad aggiustare le aspettative da parte del mercato non è stata però così affannosa, come dimostrano le performance appena ricordate degli indici azionari, ma anche la reazione contenuta dell’obbligazionario (dove si è semmai notata una tendenza all’appiattimento o all’ulteriore inversione delle curve dei tassi, oltre che un nuovo calo dello spread BTp-Bund a 157 punti base). Segno probabilmente che gli investitori restano in attesa di indicazioni più precise e non credono necessariamente all’atteggiamento «duro a priori» contenuto nelle parole di Jerome Powell, Christine Lagarde e soci.

L’eterno duello fra inflazione e crescita

Allo stato attuale le loro decisioni future (quelle di luglio in ordine di tempo, ma anche e soprattutto le successive) restano in effetto a maggior ragione appese al filo dei dati macro. Il duello in questione in atto è fra i segnali (per ora non del tutto convincenti) del ritorno dell’inflazione di base nei ranghi e le conseguenze negative che il ciclo restrittivo più rapido e violento che si ricordi è necessariamente destinato a esercitare sull’attività economica.

Sotto questo aspetto non è passato inosservato come durante la conferenza stampa di giovedì la presidente Lagarde abbia posto grande enfasi sul tema prezzi (e sulla dinamica dei salari da tenere sotto stretta osservazione in un mercato del lavoro che continua a mostrarsi resistente) tralasciando quasi l’aspetto dei rischi sulla crescita: «Non ha neanche nominato la recessione tecnica per l’Eurozona, limitandosi a parlare di semplice stagnazione e lasciando in tutti l’impressione di pensare che l’economia sia in salute», ricorda Fabio Fois, responsabile della ricerca di Anima Sgr.

L’equilibrio degli investitori

Gli investitori sembrano però mantenere una posizione più equilibrata e «la dinamica tra coloro che vedono il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto potrebbe dipendere da quale tra l’attività economica e l’inflazione scenderà più rapidamente», riconosce Mark Dowding, capo degli inevstimenti di Rbc BlueBay, avvertendo che «non si possono ingannare i fondamentali e molto dipenderà quindi dalla capacità di transizione verso un atterraggio morbido o se al contrario si profilerà una recessione più significativa per il 2024».

Sette (buone) ragioni per l’esuberanza

Nel cercare di giustificare l’esuberanza presente nelle Borse di tutto il mondo o quasi Thomas Tilse, Head of Portfolio Strategy Private Clients di Allianz Global Investors cerca di andare oltre al fenomeno della «rimozione delle notizie sfavorevoli» e arriva a elencare addirittura sette buone ragioni. Fra questo, oltre al sollievo e allo stupore per il calo dell’inflazione, la stabilità dei mercati del lavoro a livello mondiale, si aggiungono l’insolita e intensa successione di crisi che hanno portato le autorità in tutto il mondo a mettere in campo una serie di strumenti senza eguali e prima di ora impensabili, ma anche l’estrema adattabilità delle imprese e l’ondata di innovazioni in molti settori che sembra non arrestarsi.

I possibili ostacoli al rally

L’idea che gli investitori siano improvvisamente dotati di una resistente dose di anticorpi inizia insomma a farsi strada, almeno fra coloro che hanno una visione rialzista dei mercati. Ciò non toglie che nel breve la rincorsa possa trovare ostacoli: «I verbali della Banca d’Australia e del Giappone, l’anticipazione del tredicesimo rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra al 4,75% e la pletora di funzionari della Fed che parleranno la prossima settimana potrebbero far apparire crepe nel quadro rialzista», avverte Salah-Eddine Bouhmidi, responsabile dei mercati europei di Ig, ricordando come dal primo trimestre del 2000 le settimane successive alle «Tre Streghe» (la scadenza contemporanea di contratti future e opzioni su indici azionari e opzioni su azioni singole, che si è verificata questo venerdì) tendono in media a essere negative.

«I tori devono fare i conti anche con indicatori contrari come Fear & Greed Index, che si trova in territorio di “estrema avidità”, il rapporto put/call a livelli estremamente bassi, mentre il Vix della volatilità rimane a livelli pre-Covid», rincara la dose Bouhmidi. Trappole tecniche insomma, vedremo se saranno sufficienti a far deragliare un treno in piena corsa.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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