Brunello Cucinelli fra premi, vendite in crescita e rinnovata fiducia nel mondo
L’imprenditore riceverà un dottorato honoris causa in architettura dall’università Vanvitelli di Caserta e l’Outstanding Achievement Award dal British Fashion Council. E nel 2025 e 2026 prevede «una sana crescita del 10%»
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Le notizie su di sé le lascia per ultime, con un pizzico di modestia di troppo, anche se forse la modestia non è mai troppa ed è la stessa che fa dire a Brunello Cucinelli «raccoglieremo più di quanto abbiamo seminato», quando, invero, i frutti del lavoro iniziato nel 1978 sembrano a tutti ampiamente meritati.
Cucinelli riceverà nei prossimi mesi altri due riconoscimenti, un dottorato honoris causa in architettura dall’università Vanvitelli di Caserta e l’Outstanding Achievement Award dal British Fashion Council, un premio andato in passato, tra gli altri, a Giorgio Armani e Miuccia Prada. Il 2025 era già iniziato bene per l’imprenditore e fondatore dell’azienda che porta il suo nome: il 13 gennaio i risultati preliminari hanno indicato un aumento dei ricavi 2024 del 12,2% a 1,28 miliardi e per il 2025 e 2026 è prevista «una sana crescita del fatturato intorno al 10% ed equilibrati e sani profitti». Il giorno dopo i dati è iniziata quella che per Cucinelli è «la settimana della moda uomo più bella al mondo», che si snoda tra il Pitti di Firenze e le sfilate e presentazioni di Milano, dove ieri è stata svelata la collezione donna.
Le prime parole di Cucinelli sono state di ringraziamento, idealmente rivolte a tutte le persone che hanno contribuito a rendere l’azienda una billion dollar company, tra le poche, va ricordato, a essere cresciuta a due cifre anche nel 2024, anno di rallentamento che non ha risparmiato l’alta gamma. «Le vendite delle collezioni uomo e donna che ci proiettano nel prossimo autunno-inverno sono andate molto bene, lo stesso vale per quelle della primavera-estate»: parole che fanno ipotizzare che, come spesso accaduto negli ultimi due anni, le stime di una crescita del 10% vengano superate. Ma il presidente esecutivo (e direttore creativo) della maison torna svelto al cuore della collezione, una «celebrazione di istinto e ragione» e ricca di ispirazioni dal mondo equestre, perché i cavalli sono animali che uniscono «potenza e grazia, nobile eleganza ed empatia».
Tutto si evolve all’unisono, dallo stile (Cucinelli ha ispirato molti neologismi, da quiet luxury a soft tailoring) alle lavorazioni sempre più audaci e complesse, delle quali, secondo l’imprenditore, le giovani generazioni possono essere custodi. A Milano Cucinelli ha inizialmente stupito elencando frasi denigratorie sui giovani di Esiodo, Seneca, Socrate e persino Sant’Agostino: sono antiche di millenni ma sembrano scritte oggi. E fin qui la provocazione era chiara: benché Cucinelli consideri pensatori come Sant’Agostino maestri spirituali, sui giovani la pensa all’opposto e da anni investe nella loro formazione, deciso a farli innamorare del lavoro artigianale, al quale ha voluto ridare «dignità economica e sociale».
La seconda provocazione è più sottile: Cucinelli ha parlato di «un nuovo ordine mondiale, di un vento che soffia forte intorno a tutti noi». Complici le pause da (ormai) sapiente oratore, ha lasciato per alcuni secondi intendere di riferirsi all’assertiva (eufemismo) geopolitica di impronta trumpiana. Ma non è così: Cucinelli sente arrivare un «rinascimento dell’anima», una valorizzazione della bellezza che gli uomini sanno creare, in primis con l’artigianato. Fa bene all’anima seguirlo, in questo esercizio di fiducia nell’umanità, visti i tanti segnali che indurrebbero ad avere sensazioni opposte.


