I conti pubblici

BTp, il caro-tassi presenta al Tesoro un conto (provvisorio) da 2 miliardi

Nei primi tre mesi il costo all’emissione è più che quadruplicato rispetto al 2021 allo 0,42%. Ma la tendenza potrebbe continuare. Inflazione e Bce i fattori determinanti, più che il rischio Italia

di Maximilian Cellino

La Borsa, gli indici del 7 aprile 2022

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È di circa 375 milioni di euro il conto che le casse dello Stato italiano pagano idealmente e per il momento in questo 2022 iniziato nel segno della burrasca su molti fronti. A tanto ammonta infatti l’extra-costo che il Tesoro si troverà idealmente a pagare in ciascuno dei prossimi anni per finanziare i quasi 80 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine (e gli oltre 37 miliardi di BoT) emessi in questi primi tre mesi a un tasso medio dello 0,42% che risulta di oltre 4 volte superiore a quanto registrato nel corso del 2021. Ma il bilancio rischia di essere provvisorio e le spese aggiuntive potrebbero lievitare fino a due miliardi quando si guarda all’intero anno.

All’origine del «rincaro»

A determinare l’inversione di tendenza hanno contribuito i numerosi e in alcuni casi del tutto imprevisti avvenimenti che si sono rapidamente succeduti da inizio anno: dalle tensioni che hanno preceduto la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale ai tragici avvenimenti che hanno seguito l’invasione dell’Ucraina ad opera della Russia, passando per la svolta impressa dalle Banche centrali alle proprie politiche monetarie per contrastare il riemerge dell’inflazione. Eventi questi che hanno finito per spingere al rialzo i tassi di interesse non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo o quasi.

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La proiezione (provvisoria) per l’intero 2022

Proiettando quindi sull’intero 2022 i movimenti visti finora sui mercati obbligazionari il «rincaro» a regime per il Tesoro, che complessivamente dovrà emettere BTp per circa 310-320 miliardi, potrebbe superare gli 1,2 miliardi. A questi si dovrebbe inoltre aggiungere l’aumento delle cedole da versare sui titoli indicizzati all’inflazione, stimabili nell’ordine dei 600 milioni.

L’onere complessivo del debito scenderà ancora

Si tratta, va detto, di uno sviluppo del tutto prevedibile, visto che il livello dello 0,10% al quale era sprofondato lo scorso anno il rendimento medio all’emissione è apparso fin da subito impossibile da replicare. Non è poi il caso di creare allarmismi, perché l’attuale costo è (almeno fino a questo momento) ancora inferiore a quello di tutti gli anni precedenti, 2020 compreso. Ma soprattutto perché, a meno di sviluppi imprevedibili e allo stato attuale anche improbabili, resterà comunque tale da ridurre ulteriormente il rapporto fra interessi versati e stock di debito italiano (2,35% a fine 2021), se si considera che i nuovi titoli che entrano sul mercato hanno in media rendimenti più bassi di quelli che giungono a scadenza.

La previsione per i prossimi mesi

Il nodo però sta proprio in quell’imprevedibilità dell’andamento futuro dei tassi, perché viste le forze in gioco sui mercati l’avanzata (evidente per esempio nel rendimento del decennale italiano che in questi giorni si aggira attorno al 2,30%, quasi il doppio rispetto ai valori a cui aveva iniziato l’anno) pare proprio destinata a proseguire. Il dubbio riguarda semmai il livello al quale si potranno attestare da qui ai prossimi mesi BTp e compagni, e qui occorre considerare le due differenti componenti: gli aumenti dei rendimenti sovrani a livello globale e quelli più specifici legati al debito italiano e al rischio che viene percepito sul Paese.

I rischi specifici sull’Italia

Su quest’ultimo versante, cioè i «demeriti» nostri, la situazione appare per certi versi cristallizzata, come in sostanza dimostra l’andamento dello spread fra BTp e Bund che si mantiene fra i 150 e i 170 punti base ormai da settimane. Livelli di per sé certo più elevati rispetto ai 110 punti base medi del 2021, ma che sembrano già scontare il principale motivo che li ha determinati, cioè la svolta impressa alla propria politica monetaria dalla Bce, che ha terminato a fine marzo il piano pandemico Pepp, andrà via via esaurendo le operazioni legate al precedente programma di riacquisto Pspp (ma continuerà a reinvestire i proventi derivanti da cedole e titoli rimborsati) prima eventualmente di procedere a un aumento dei tassi dell’Eurozona.

«Non vediamo alcuna ulteriore pressione da questo fattore», spiega Luca Cazzulani, strategist sul reddito fisso di UniCredit che al contrario individua invece alcuni elementi tecnici in grado di dare sostegno ai BTp per i mesi a venire. Ragionando in termini netti (escludendo cioè i titoli da rinnovare perché a scadenza) le emissioni a medio-lungo termine sono state finora di poco superiori a 40 miliardi: «Prevediamo altri 30-35 miliardi la fine dell’anno, di cui circa 10-13 miliardi dovrebbero essere acquistati dalla Bce», mette in chiaro l’esperto di UniCredit.

Le partecipazioni di investitori stranieri sono vicine al livello più basso dal 2008, inoltre gran parte del debito italiano è detenuto da investitori con un orizzonte di investimento a lungo termine

UniCredit Luca Cazzulani

Il resto dovrà essere sottoscritto da privati e banche italiane, oltre che dall’estero, e da questo versante arrivano indicazioni confortanti.«Le partecipazioni di investitori stranieri - aggiunge Cazzulani - si sono ulteriormente ridotte di circa 6 miliardi nei primi due mesi dell’anno e sono v icine al livello più basso dal 2008, inoltre gran parte del debito italiano è detenuto da investitori con un orizzonte di investimento a lungo termine». Tutto questo contribuisce verosimilmente a ridurre il rischio di episodi di volatilità sullo spread nell’immediato futuro.

In balìa di inflazione e Banche centrali

La dinamica appare quindi dipendere in misura maggiore dall’andamento del livello generale dei tassi, anche questo in rapida e continua crescita come dimostra il rendimento decennale del Bund, passato dal -0,18% di fine 2021 allo 0,68% attuale. Ma su questo elemento, condizionato soprattutto dalla traiettoria dell’inflazione e dalla risposta della Bce, l’Italia ha un’influenza marginale e soprattutto poco da rimproverarsi.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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