L’impatto della crisi

L’altro volto dell’inflazione: supercedola in arrivo per i BTp Italia

Con l’impennata dei prezzi italiani scatta la «protezione» per i risparmiatori. Ad aprile i titoli indicizzati matureranno pagamenti attorno al 4% del valore sottoscritto.

di Maximilian Cellino

La Borsa, gli indici del 1° aprile 2022

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L’inflazione che mette a dura prova i bilanci di imprese e famiglie in Italia, così come nel resto d’Europa, ha in fondo anche un risvolto meno negativo. Dopo anni di cedole «magre» è arrivato anche per i BTp Italia il momento di passare all’incasso, complice proprio il caro-prezzi che attanaglia il Paese e al quale sono indicizzati i pagamenti periodici di uno strumento ideato dal Tesoro pensando proprio ai risparmiatori e a come proteggere il loro potere d’acquisto.

Secondo i parametri già stabiliti dal Ministero, i quattro titoli della serie che vedranno maturare ad aprile cedole semestrali verseranno infatti nelle tasche dei sottoscrittori un ammontare che oscilla attorno al 4% lordo, al quale dovrà essere poi come di consueto applicata un’aliquota del 12,5 per cento: si va dal 3,76% pagato l’11 aprile dal titolo con scadenza aprile 2024 fino al 4,21% del BTp Italia ottobre 2027, il quindicesimo della serie e penultimo emesso nell’ottobre 2019, che «staccherà» a fine mese.

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GLI INCASSI DI APRILE

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Livelli del genere non si erano mai visti nella breve storia di questo strumento che ha debuttato sul mercato dieci anni fa, come del resto ci si poteva aspettare visto che con il 6,7% registrato a marzo ormai l’inflazione viaggia ai massimi dal 1991. Non serviranno certo a risolvere i problemi degli italiani che li hanno sottoscritti, ma potranno fornire liquidità più che mai utile di questi tempi.

LA SUPERCEDOLA

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Un passato fra luci e ombre

Finora il BTp Italia ha vissuto fasi alterne: sottoscritto in massa da risparmiatori (e non solo) nelle prime occasioni sembra essere «passato di moda» negli ultimi tempi, tanto che negli ultimi due anni lo stesso Tesoro lo ha momentaneamente messo da parte per far spazio al BTp Futura legato invece alla crescita economica del nostro Paese. Colpa dell’inflazione certo, sparita dalla circolazione almeno fino a un anno fa, ma anche di un meccanismo di funzionamento non sempre immediato da comprendere, soprattutto da chi non ha dimestichezza con gli investimenti.

IL CONFRONTO

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Sotto l’aspetto squisitamente tecnico, il BTp Italia è una obbligazione di tipo «Inflation Protected», protegge cioè l’investitore - sia sul capitale, sia sugli interessi - dall’andamento dell’inflazione italiana calcolata attraverso l’indice Foi, che misura i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Oltre a questo, il Tesoro garantisce che il tasso della cedola pagata non possa scendere mai sotto il valore reale minimo stabilito all’emissione (1,4% per esempio per l’ultima operazione datata ormai maggio 2020) e un «premio di fedeltà» per chi ha sottoscritto i titoli al collocamento e li mantiene in portafoglio fino a naturale scadenza.

Il meccanismo delle cedole

«A ogni stacco cedola viene pagata sia la cedola nominale prevista più la rivalutazione della stessa, basata sull’aumento dei prezzi italiani maturati nei sei mesi antecedenti lo stacco, sia la rivalutazione del capitale nominale anch’esso basato sul medesimo incremento inflattivo», prova a fare chiarezza Stefano Meo di Skipper Informatica. Ed è proprio il valore legato alla rivalutazione a fare la differenza per questo semestre con un impatto superiore ai 3 punti percentuali.

Il confronto con i BTp nominali

La fiammata dei prezzi, soprattutto se destinata a perdurare come appare, potrebbe contribuire a far pendere la bilancia a favore dei risparmiatori che a suo tempo hanno inserito in portafoglio i BTp Italia, almeno in termini relativi. I calcoli effettuati da Skipper Informatica per Il Sole 24 Ore mostrano per esempio che investendo un ammontare di 10mila euro nel titolo emesso ad aprile 2015, e ipotizzando un’inflazione stabile sugli attuali livelli nei prossimi 12 mesi, ci si ritroverebbe fra un anno alla sua scadenza con in tasca 1.813 euro in più anche senza conteggiare il premio fedeltà. Un rendimento annualizzato del 2,1% insomma, che può forse apparire poca cosa nei confronti di chi nel frattempo ha puntato sulle azioni, ma che è comunque più che doppio rispetto a chi lo stesso giorno avesse scelto un BTp nominale con la stessa scadenza.

Lo scetticismo degli investitori (istituzionali)

Va detto, per la verità, che il confronto non è sempre altrettanto vincente con i BTp€i, i più «tradizionali» titoli del Tesoro legati all’inflazione europea che nella gran parte dei casi mostrano performance migliori sia in termini di prezzi, sia di rendimenti in generale. La differenza, sotto questo aspetto, è legata in parte al differente meccanismo di indicizzazione (a cominciare dal parametro europeo, e non italiano) ma anche - lamentano gli operatori - al fatto che i BTp Italia restino in fondo per la loro stessa natura un titolo ai margini dell’interesse dei grandi investitori istituzionali. Siano per questo motivo molto meno liquidi e paghino quindi dazio sui mercati in termini relativi: un fattore di sicuro limitante per chi vi opera con scopi professionali, ma tutto sommato trascurabile per il «cassettista» che in fondo vuole proteggere i propri averi dall’attacco del carovita.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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