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BTp Italia, tasso minimo a 1,6% oltre alla difesa dall’inflazione

Con il premio fedeltà rendimento all'1,725% per il titolo al via lunedì. Cedola semestrale indicizzata e rivalutazione del capitale per contrastare il caro-prezzi

di Gianni Trovati

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Il nuovo BTp Italia a 8 anni con scadenza 28 giugno 2030 avrà un tasso reale minimo dell’1,6%.

Il rendimento garantito è stato comunicato dal Tesoro, e potrà essere rivisto al rialzo la prossima settimana prima di giovedì mattina, quando Via XX Settembre indicherà il tasso definitivo: l’ipotesi di ritocco al rialzo è abituale, ma meno formale del solito data la volatilità estrema dei rendimenti in questa fase che rende i tre giorni dell’offerta retail un periodo tutt’altro che marginale per l’evoluzione del quadro.

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Ma proprio le condizioni congiunturali in cui si affaccia l’emissione del BTp Italia numero 17, in offerta da lunedì a mercoledì per i piccoli investitori prima della giornata di giovedì come sempre dedicata agli istituzionali, mettono al centro della scena l’altra caratteristica chiave del titolo, l’aggancio all’inflazione: che potrebbe rivelarsi il fattore decisivo per attrarre una liquidità ancora molto abbondante sui conti delle famiglie ma tagliata dalla corsa dei prezzi ogni mese in cui rimane parcheggiata. L’indicizzazione è collegata al Foi, il tasso delle famiglie di operai e impiegati che a maggio è aumentato del 6,8% su base annua: senza una flessione rapida (ora improbabile) da livelli come questi, il rendimento nominale iniziale del titolo potrebbe volare fra l’8 e il 9 per cento.

La cedola semestrale calcolata sull’inflazione insieme al meccanismo di rivalutazione del capitale che recupera la dinamica dei prezzi nel semestre può rivelarsi in queste condizioni un motore potente per il titolo. Che il Tesoro torna a collocare a due anni dall’emissione record del maggio 2020, che radunò 22,3 miliardi di euro concentrati per il 62,8% nel mercato retail.

I NUMERI DEL BTP ITALIA DAL 2012 A OGGI

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L’obiettivo del ministero dell’Economia non è quello di puntellare una raccolta che è anzi proceduta spedita nei primi mesi dell’anno anche per anticipare i venti di una tempesta ampiamente prevista con la semi-normalizzazione della politica monetaria di Francoforte. A fine maggio il Tesoro aveva collocato 190,2 miliardi fra titoli a medio-lungo termine (127,8 miliardi) e titoli a breve (62,4 miliardi), raggiungendo nei primi cinque mesi il 45,6% del programma annuale in una corsa che nel frattempo ha registrato altri 10-12 miliardi.

L’intento è piuttosto quello di tenere vivo un canale ormai storico con i piccoli risparmiatori, dopo un 2021 che anche per un quadro dei tassi reali molto diverso dall’attuale aveva spinto a preferire il BTp Futura, anche per garantire il funzionamento fluido del mercato secondario.

Il tasso minimo garantito indicato, un po’ più contenuto rispetto ad alcune attese della vigilia, riflette il relativo raffreddamento dei rendimenti che è seguito alla riunione straordinaria del board della Bce sugli strumenti anti-spread, con il BTp decennale tornato venerdì poco sopra area 3,7% dopo il picco del 4,2% toccato martedì scorso. In quest’altalena l’andamento di inizio settimana avrà un ruolo centrale nel fissare la cedola definitiva. Il dato va però letto anche in un’ottica di più lungo periodo: in un arco temporale nel quale secondo le previsioni del Mef, come secondo i modelli della Bce, la spinta inflattiva iniziale dovrebbe flettere già dal prossimo anno per poi normalizzarsi da quello successivo, permettendo al Tesoro di ridurre i costi per avvicinarli a consuntivo a quelli di un titolo ordinario.

Ma a completare il quadro del rendimento reale del titolo che va in offerta da lunedì, con Intesa e Unicredit come dealer e Banca Akros e Iccrea come co-dealer, è il premio fedeltà sdoppiato sulla falsariga di quanto sperimentato con il BTp Futura. I bonus in questo caso sono però fissi, e non paramentrati su un indicatore come il tasso di crescita nominale del Pil: il primo arriverà per chi acquista il titolo in asta e lo mantiene in portafoglio per quattro anni, e sarà pari allo 0,4% del capitale nominale investito, mentre un altro 0,6% sarà riconosciuto dopo altri quattro anni, alla scadenza del titolo. Considerando questo fattore, il rendimento reale minimo diventa dell’1,7% per chi evita di vendere il BTp Italia nei primi quattro anni, e sale all’1,725% per gli investitori che decidono di mantenere la «fedeltà» fino alla scadenza del 2030.

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