BTp scende al 3% con la complicità del Bund. Scope conferma il rating sull’Italia
La discesa generale dei rendimenti obbligazionari per riflettere il rischio recessione aiuta anche i tassi italiani. Per l’agenzia di rating il rischio politico esiste, ma è meno allarmante
di Maximilian Cellino
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Il BTp decennale torna in area 3 per cento, propri come tre mesi fa. Con un differenza, non poi così piccola: a fine maggio lo aveva fatto per superare di gran carriera una soglia in fondo poco più che simbolica e spingersi poi addirittura fino al 4,27% nel giro di qualche settimana. Oggi si muove a marcia indietro, e non è dopotutto una cattiva notizia, almeno per le casse dello Stato e a maggior ragione visto il periodo di inevitabile tensione che ci accingiamo a vivere per via degli sviluppi recenti sulla situazione politica.
La componente Bund...
Va detto anzitutto che il «merito» di una situazione del genere va diviso anche con il Bund, il nemico di sempre. È infatti il livello generale dei tassi sovrani a scendere in questo periodo, ovunque dagli Stati Uniti all’Eurozona, per riflettere i nuovi scenari economici che puntano dritti verso una nuova recessione. Il decennale tedesco viaggia per esempio allo 0,82%, meno della metà rispetto ai livelli su cui si era issato a metà giugno, e tutto si muove di conseguenza, anche nella «periferia» d’Europa.
... e i meriti italiani
Il tanto famigerato spread si è poi ridotto rispetto ai valori raggiunti dopo le dimissioni del governo guidato da Mario Draghi e si attesta sotto i 220 punti base. Segnale che i temuti scenari peggiori non si sono ancora materializzati sui mercati, dove quindi si torna a guardare con interesse al debito italiano per i motivi di sempre. «Non esiste una tendenza favorevole verso il nostro Paese in sé, ma con l’umore diffuso da rallentamento, la liquidità di sistema ancora abbondante e con la memoria storica ancora vivida di rendimenti nominali bassissimi un 3% attira sempre l’attenzione», osserva Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex: spiegazione forse «un po’ semplicistica» anche a parere dell’esperto dei mercati, ma che di sicuro regge.
La conferma di Scope Ratings
Intanto l’Italia, intesa come emittente di debito, incassa il semaforo verde di Scope Ratings. A differenza di S&P Global Ratings, che a sorpresa una settimana fa aveva cambiato da «positive» a «stabili» le prospettive sui BTp, l’agenzia europea ha confermato il proprio giudizio anche alla luce degli sviluppi più recenti mantenendo quindi «Bbb+» (un gradino sopra S&P) e anche in questo caso stabile l’outlook .
A convincere Scope sulla sostenibilità italiana sono una serie di fattori che spaziano dal beneficio che il Paese ricaverà dalla politica fiscale di sostegno in ambito europeo (i 191,5 miliardi destinati nell’ambito del piano Next Generation Ue, pari al 10% del Pil medio annuo atteso nel periodo 2021-2026) alla posizione netta nei confronti dell'estero (l’Italia è un «creditore netto»), il basso livello di indebitamento fra imprese e famiglie, oltre al fatto che il debito pubblico sia detenuto solo per il 30% da investitori esteri, abbia un costo medio basso (2,5%), una scadenza lunga (7 anni) e la riserva di cassa sia elevata (80 miliardi).



