S&P «avverte» l’Italia, cosa cambia per BTp e spread?
Il richiamo dell’agenzia di rating sui rischi della crisi politica rischia di risvegliare la preoccupazione per un downgrade. Il mercato penalizza i titoli italiani, ma per il momento non «testa» la Bce sullo scudo anti spread.
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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«Ora che non c’è più SuperMario, che la Bce non compra più nuovi titoli di Stato e sta anzi alzando i tassi per combattere l’inflazione, non vorrei che le agenzie di rating tornassero a suonare il campanello d’allarme per l’Italia: Magari non con un downgrade, ma con una forte preoccupazione che negli ultimi anni era scomparsa dai radar». Risuonano piuttosto profetiche le parole affidate da Alessandro Tentori, capo degli investimenti di Axa Im Italia a uno studio diffuso giusto poche ore prima che S&P Global Ratings, nella serata di martedì 26 luglio, bussasse effettivamente alla porta del Tesoro per manifestare tutte le sue preoccupazioni e ridurre a «stabili» da «positive» le prospettive per il nostro debito, pur mantenendo per il momento invariato il giudizio «Bbb».
La reazione dei mercati
Il fatto che la caduta del Governo guidato da Mario Draghi e la conseguente convocazione delle elezioni a fine settembre «potrebbero spostare l’attenzione da riforme chiave e pesare ulteriormente sulla fiducia e sulla crescita in un momento di elevata incertezza e aumento dell’inflazione», come sottolineato dall’agenzia di rating, racchiude in poche parole ciò che temono più o meno tutti. A cominciare dai mercati, che mercoledì 27 luglio hanno preso la palla al balzo facendo crescere i rendimenti dei BTp fino a 3,42% sul decennale più di quelli dei Bund (0,94%) e riportando lo spread a 248 punti base.
Gli impegni del Tesoro
E se sulla carta la presa di posizione di S&P non rivela in fondo niente di particolarmente nuovo, le conseguenze dell’impasse politico che ha colpito l’Italia non tarderanno secondo i più a manifestarsi. A proposito dei costi di finanziamento del debito pubblico, il Tesoro ha regolarmente emesso mercoledì 27 BoT a 6 mesi per 6 miliardi di euro, ma lo ha fatto a un rendimento dello 0,628% il più elevato dal 2018. Giovedì 28 invece sarà la volta di BTp a 5 e 10 anni fino a un massimo di 6,25 miliardi: ultimo appuntamento a medio-lungo termine prima della pausa di agosto con un compito di sicuro più impegnativo, anche se in parte alleviato dalla discesa generalizzata dei rendimenti sovrani nell’ultimo mese.
Sul piano più strettamente economico, il calo della fiducia dei consumatori (94,8 punti, minimo da maggio 2020) e delle imprese (110,8 punti) registrato dall’Istat a luglio non ha evidentemente fatto in tempo a raccogliere le preoccupazioni per la crisi di Governo, che avranno impatto sui dati dei mesi a venire. Intanto però c’è anche chi prova già a quantificare le possibili conseguenze sul Pil della nuova piega che hanno preso le vicende politiche nazionali. «Il nuovo governo avrà pochissimo tempo per approvare il bilancio 2023 ed è quindi probabile che l’attuazione del Recovery Fund subisca ritardi», avverte Sven Jari Stehn di Goldman Sachs, che proprio per questo ha abbassato le previsioni per la crescita italiana dello 0,1% al 2,9% nel 2022 e dello 0,3% allo 0,6% nel 2023.
Scudo anti spread (prossimamente) alla prova
Inevitabile poi che l’attenzione si sposti sulla questione dello spread, anche alla luce dei passi avanti compiuti sul Trasmission protection instruments (Tpi), lo scudo anti spread di cui è (in parte) stato svelato il funzionamento una settimana fa. «La mancanza di chiarezza sui criteri e sulla loro valutazione soggettiva da parte della Bce implica una notevole incertezza sulle condizioni in cui il Consiglio interverrebbe per contrastare movimenti disordinati dei tassi», sottolinea Goldman Sachs. C’è quindi da aspettarsi che «i mercati mettano alla prova la determinazione dell’Eurotower nel contesto delle elezioni italiane, provocando un ulteriore ampliamento degli spread BTp-Bund rispetto ai livelli attuali».


