Bufera rincari

Materie prime record: mai una settimana così, nemmeno negli anni ’70

Dal gas al grano, dal petrolio all’alluminio. Guerra e sanzioni hanno fatto impennare i prezzi delle materie prime con una rapidità senza precedenti, spingendoli in molti casi ai massimi storici

di Sissi Bellomo

Ucraina, Draghi: anche se stop a gas russo no problemi a breve

3' min read

3' min read

Rincari e volatilità esasperati, prezzi ai massimi da almeno un decennio, se non addirittura a livelli mai visti, come nel caso del gas, che venerdì 4 ha di nuovo aggiornato il record storico a 208 euro per Megawattora al Ttf. Per le materie prime è stata una settimana nera, addirittura una delle peggiori nella storia.

La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia – fornitore chiave di combustibili, metalli e prodotti agricoli – hanno scosso il mercato più dell’esplodere della pandemia da Covid nel 2020 o prima ancora, nel 2007-2008, quando una vertiginosa salita dei prezzi si schiantò con il collasso di Lehman Brothers e la Grande recessione globale.

Loading...

I maggiori indici di materie prime sono ai massimi da 14 anni, dopo aver guadagnato oltre il 10% in una settimana:  un balzo così forte e rapido secondo Bloomberg non si era verificato nemmeno all’apice dello shock petrolifero dei primi anni ’70.

Se qualche investitore brinda ad eccezionali plusvalenze, il mondo intero è tornato a temere lo spettro della stagflazione: l’inflazione, che è già alle stelle, rischia un’ulteriore impennata mentre l’economia minaccia di frenare, a causa del costo esorbitante dell’energia, aggravato da rincari e possibili carenze di ogni genere di materiale.

Rincari più forti a causa dell’euro

L’allarme suona più forte in Europa, vicina dal punto di vista geografico e commerciale alla Russia, da cui dipende soprattutto ma non solo per le forniture di gas. L’euro peraltro si è indebolito, scendendo ai minimi da due anni sul dollaro, valuta in cui è quotata la maggior parte delle materie prime: per l’effetto cambio spenderemo ancora di più.

Il gas, che già pesa come un macigno sulle nostre bollette, nell’ultima settimana è più che raddoppiato di prezzo al Ttf, su valori dieci volte superiori a quelli di un anno fa, e potrebbe rincarare ulteriormente se si verificherà lo scenario più temuto: un’interruzione dei flussi nei gasdotti dalla Russia.

Record storico del grano

Anche per il grano la settimana appena conclusa passerà – tristemente – alla storia. Con le spedizioni dal Mar Nero bloccate (e un quarto dell’export globale in mano a Mosca e Kiev) c’è stato un rincaro di una rapidità e intensità senza precedenti: oltre il 40% solo da lunedì 28 febbraio, culminato in un nuovo record storico venerdì 4 marzo a 426 euro per tonnellata per il frumento tenero da macina quotato a Parigi. Rialzi analoghi a Chicago, dove il mais si è apprezzato come non faceva dal 2008, quasi il 20% in una settimana.

Alta volatilità per il petrolio

Il petrolio invece non rincarava così in fretta da metà 2020, epoca in cui i maxi tagli produttivi dell’Opec+ si sommavano all’intensa ripresa delle attività dopo la paralisi da Covid: il Brent ha guadagnato più del 20%, spingendosi fino a un soffio da 120 dollari al barile giovedì, per poi ripiegare intorno a 115 dollari.

Le quotazioni (analogamente a quelle del gas) hanno avuto oscillazioni enormi, anche superiori a 20 dollari: una volatilità mai vista nell’intera storia dei futures sul greggio del Mare del Nord, creati nel 1988. Le sanzioni per ora risparmiano i combustibili, ma l’export di petrolio russo è comunque crollato, secondo alcune stime fino al 70%: persino la Cina è restia ad acquistare e presto Mosca potrebbe dover frenare le estrazioni, avverte Ubs, perché dispone di capacità di stoccaggio limitate.

Il picco dei metalli

Per i metalli la situazione è altrettanto sconfortante. L’alluminio – che tra l’altro risente in modo particolare del caro energia – macina un record dietro l’altro: il picco più recente ieri a 3.867 dollari per tonnellata a Londra, dove la settimana si è chiusa con un rialzo vicino al 15%, il più forte di sempre.

Un’impennata così non si era vista nemmeno nel 2018, quando le sanzioni Usa contro Oleg Deripaska paralizzarono le attività di Rusal. Oggi la società non è oggetto di misure punitive, ma anche la sua produzione fatica a uscire dalla Russia per difficoltà nei pagamenti e nell’assicurazione dei carichi e per problemi di trasporto, visto che le maggiori compagnie di navigazione evitano i porti del Paese.

Nemmeno Norilsk è sotto sanzioni, ma il nickel è rincarato di oltre il 15% in settimana, come non aveva più fatto dal 2008, fino a superare brevemente 30mila dollari per tonnellata.

Nello stesso arco di giorni il prezzo del palladio, usato nelle marmitte catalitiche, è salito del 24% avvicinandosi a quota 3mila dollari l’oncia: da Mosca arriva – o meglio: arrivava – il 40% dell’offerta globale.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti