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Indagine Ue su Byd: sospetto sussidi cinesi illeciti per lo stabilimento in Ungheria

Bruxelles vuole chiarire se la Cina abbia fornito sussidi non consentiti per la realizzazione dell’impianto in Europa

di Alberto Annicchiarico

Visitatori osservano il veicolo elettrico BYD Sealion 7 durante l’Indonesia International Motor Show a Giacarta, Indonesia, 13 febbraio 2025. REUTERS/Willy Kurniawan/File Photo

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Il colosso cinese Byd, primo produttore globale di auto a batteria e ibride plug-in sarebbe sotto la lente dell’Unione europea. Bruxelles, ha rivelato il Financial Times citando due fonti a conoscenza dei fatti, sta verificando se il governo cinese abbia fornito sussidi non consentiti per lo stabilimento di auto elettriche in via di realizzazione in Ungheria, il primo di Byd in Europa. L’impianto sarà operativo in autunno. Una seconda fabbrica sarà avviata in Turchia nel primo trimestre 2026. Insieme avranno una capacità di mezzo milione di vetture. A dimostrazione di quanto Byd intenda conquistare rapidamente quote di mercato nel Vecchio continente partendo praticamente da zero. L’obiettivo che la casa cinese si è data è il 10% del mercato delle elettriche entro il 2030. Ma la rapidità con cui questo player è cresciuto, decide, progetta ed esegue non permette di escludere sorprese.

«Ungheria sempre sul radar della Commissione»

L’indagine dell’Ue sull’ipotesi di aiuti di stato sarebbe in una fase preliminare, non ancora notificata né all’azienda né al governo di Pechino. Se dovesse emergere che il gruppo di Shenzhen ha beneficiato di aiuti di Stato fuori dal consentito (l’anno scorso il Kiel Institute ha pubblicato uno studio sui sussidi del governo cinese ad automotive e clean tech locale, da cui risultava che Byd aveva ricevuto 3,7 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2022, oltre a importanti sussidi per l’acquisto delle vetture), potrebbe subire conseguenze ancora non precisate, tra cui ridurre la capacità produttiva e pagare una sanzione.

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Il ministro ungherese per l’Europa, Janos Boka, ha dichiarato al FT che Budapest non è stata informata dell’indagine: «Non è sorprendente - ha detto Boka - ed è noto che ogni investimento che viene effettuato in Ungheria appare sul radar della Commissione molto rapidamente». Questo nuovo passo non va nella direzione di migliorare i rapporti con Pechino in fatto di relazioni commerciali. Bruxelles, dopo un’indagine antidumping mirata a riequilibrare la competitività di prezzo, ha varato nell’ottobre 2024 dazi tra il 7,8% e il 35,3%, da sommare al 10% già in essere, sull’importazione di auto elettriche fabbricate in Cina. A Byd è stata imposta una tariffa doganale complessiva del 27 per cento.

Gli investimenti esteri corrono. Non solo cinesi

I rapporti del presidente ungherese Viktor Orbán con il presidente cinese Xi Jinping sono ottimi. Al punto che Budapest è riuscita ad attrarre un quarto di tutti gli investimenti del Dragone giunti in Europa negli ultimi anni. A questo proposito, il quotidiano della City ha evidenziato che l’Ungheria si aspetta da Byd un investimento di 4 miliardi di euro nella regione di Szeged, nel sud del Paese - dove il gruppo cinese ha già attiva una fabbrica di autobus - che potrebbe generare fino a 10mila posti di lavoro. Byd non è sola, in Ungheria. Il gigante cinese delle batterie per auto, Catl (numero uno mondiale), e il produttore Nio hanno rispettivamente in costruzione una fabbrica e già attiva una fabbrica di stazioni di battery swap (scambio batterie). Ma ci sono anche Audi, Mercedes-Benz, Bmw, Opel, Suzuki.

Nei giorni scorsi era trapelata la notizia che Byd sta pensando addirittura di realizzare una nuova fabbrica in Germania, lo stesso Paese in cui è allocata la gigafactory europea della rivale Tesla, alle prese (anche in Borsa) con i riflessi del ruolo di primo piano del ceo Elon Musk nell’Amministrazione Trump. Se il progetto venisse confermato, sarebbe il terzo stabilimento europeo di Byd dopo quelli già in corso di realizzazione in Turchia e Ungheria. Tuttavia martedì scorso Alfredo Altavilla, special advisor di Byd in Europa da settembre, aveva escluso che le indiscrezioni fossero da prendere in considerazione, definendole «completamente fuori logica».

Il processo di selezione del terzo stabilimento, aveva commentato Altavilla, «è cominciato. Prevediamo di concluderlo nel giro di 7-8 mesi, quindi prima della fine dell’anno. Ma al momento non c’è nessuna traiettoria stabilita e nessuna decisione presa. All options are on the table, come si suol dire». Infine, Altavilla aveva aggiunto: «È chiaro che i criteri che stiamo considerando sono svariati. È difficile pensare di localizzare lo stabilimento in paesi che non sono friendly con le automobili cinesi oggi». E la Germania è fra questi, avendo votato a favore dei dazi decisi dall’Unione europea.

La crescita esponenziale di Byd

Byd è da anni un una fase di crescita esponenziale. Con 4,25 milioni di veicoli passeggeri venduti, di cui 1,76 milioni completamente elettrici (Bev), l’azienda ha registrato nel 2024 un + 41% rispetto all’anno precedente. L’obiettivo di quest’anno è di andare oltre i 5,5-6 milioni di unità consegnate grazie anche all’espansione in Sud America e in Asia. Finora oltre il 90% delle vendite è avvenuto in Cina, dove la casa fondata e guidata dal miliardario Wang Chuanfu, e di cui è importante azionista Warren Buffett, ha ormai una leadership assoluta, con - a fine 2024 - il 16% del mercato (totale) e il 34% per le sole elettriche (Geely, che controlla Volvo, ha il 7,9% e Tesla il 6%).

Da inizio d’anno il titolo Byd ha guadagnato oltre il 40% e la capitalizzazione ha superato quota 160 miliardi di dollari. Un anno fa era intorno a 80 miliardi. A spingere i corsi, nelle ultime settimane, l’introduzione di un promettente sistema di guida assistita denominato God’s Eye, che sarà presente anche sui modelli più popolari e accessibili. E, all’inizio della settimana, la notizia di un sistema di ricarica ultraveloce, che consente in soli 5 minuti consente di ottenere un’autonomia di ben 400 km, grazie a un’architettura elettrica avanzata da 1000 volt.

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