Caos sul decreto Genova, Salvini: non ho capito in che ministero sia
di Nicola Barone
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«In giornata il decreto va al Quirinale. È stato scritto tanti giorni fa ed è pronto». I giornali scrivono di tensioni con i tecnici, nervi a fil di pelle, aut aut. Ma di primo mattino il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato a Radio Capital, parla del decreto Genova come di un fatto ormai imminente, questione di ore. «È stata data una interpretazione che il ministero dell’Economia voleva fermarlo», in realtà a brevissimo la Ragioneria «dovrebbe bollinarlo».
Più vago il vicepremier Matteo Salvini: «Lo sto aspettando come lo stanno aspettando i genovesi - dice parlando del decreto - , non ho capito in giro per quale ministero sia, ma arriverà». Interrogato sulle responsabilità del ritardo, Salvini risponde: «Non do colpe, a me pagano per risolvere i problemi e se manca qualche milione di euro di copertura daremo una mano a tutti gli altri».
Nel tardo pomeriggio il dl non risulta ancora arrivato al Colle, ma il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, assicura che «entro stasera» il decreto arriverà a destinazione.
Intanto, il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, parlando dei tempi dell’incidente probatorio sul crollo del viadotto, non esclude la demolizione «prima di 60 giorni», scadenza entro la quale i periti nominati dal gip dovranno svolgere i loro accertamenti.
Decreto fermo al Tesoro
Dodici giorni passati dopo il varo in Consiglio dei ministri (con la formula “salvo intese”) il provvedimento era ieri ancora fermo al Tesoro, causa oneri e relative coperture non sempre esplicitati nel testo. A quanto pare però ormai dovremmo esserci visto che dal capo pentastellato giungono assicurazioni circa l’invio del decreto, in giornata, al Colle. Anche se nel frattempo non smettono di tirare venti gelidi verso Roma, con il presidente della Liguria Giovanni Toti che vede quasi più opportuno ricominciare tutto da capo. Toti ha annunciato che il prossimo 4 ottobre riaprirà a pieno regime la ferrovia verso Nord, quella che passa sotto il ponte Morandi, ed è tornato a chiedere lumi non solo sul decreto, ma anche sul nome del commissario, augurandosi che «abbia grandi qualità», visto che avrà «poteri quasi biblici».
Sul commissario è tornato anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dichiarando al question time alla Camera che «sarà lui ad affidare i lavori di ricostruzione, dunque anche il tema delle attestazioni Soa sarà valutato dal commissario». Il riferimento è al nodo delle qualifiche possedute (o meno) da Fincantieri segnalato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore.
