Caos tariffe, laboratori pronti allo sciopero. Da inizio anno -28% prestazioni
Le 27mila strutture sanitarie private accreditate con il Servizio sanitario nazionale sono sul piede di guerra
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I punti chiave
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In stato di crisi per aver perso in 20 giorni quasi il 28% delle prestazioni tra le centinaia di migliaia che “prima” erogavano quotidianamente da Nord a Sud del Paese. E ora pronte anche allo sciopero se non otterranno una revisione dei prezzi di rimborso. Le 27mila strutture sanitarie private accreditate con il Servizio sanitario nazionale sono sul piede di guerra da mesi ma soprattutto dalla tormentata fine d’anno 2024 quando, in una ’due giorni’ convulsa, il Tar del Lazio ha prima sospeso (il 30 dicembre) e poi su istanza del ministero della Salute ha clamorosamente ripristinato il giorno seguente (il 31), il nuovo Tariffario delle prestazioni di specialistica ambulatoriale che remunera l’offerta sanitaria garantita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Da allora vivono per così dire con il fiato sospeso, in attesa della nuova seduta del Tar fissata il 28 gennaio in Camera di consiglio. Ma sulle cui sorti pende un enorme punto interrogativo.
Uniti nel segno del ’diritto costituzionale alla salute’
Più si avvicina quella data, più battono il tasto di un settore che ha trovato un’unità mai vissuta prima, all’insegna della comune protesta contro il ministero guidato da Orazio Schillaci, ’reo’ secondo gli imprenditori di aver acconsentito, senza consultarli, al ribasso dei prezziari. Come sottolinea Valter Rufini, presidente di FederAnisap, la Federazione nazionale delle associazioni regionali delle istituzioni sanitarie ambulatoriali private, la sua Federazione con Uap e Aiop starebbe affilando le armi: tanto da aver chiesto a un team di avvocati di valutare eventuali profili incostituzionali nel decreto ministeriale che ha introdotto il nuovo tariffario. Il quale, sottolinea Rufini, “riduce spese essenziali a discapito del diritto alla Salute”. Un quadro che farebbe a pugni con la recente sentenza della Corte costituzionale che ha sancito la priorità a mantenere inalterate le spese in sanità riducendone altre non essenziali. E non finisce qui: al danno economico si sommerebbe il problema tecnico di sistemi informatici adeguati con lentezza al nuovo Tariffario che prevede 1.113 voci in tutto, con codici nuovi e aggregati rispetto al passato.
Tariffe “stracciate” e cittadini penalizzati al Sud
Lo stato di crisi e la minaccia di sciopero traggono origine da cifre e percentuali che - spiegano quasi con voce sola gli interessati - proprio non tornano. Secondo le strutture il nuovo Nomenclatore tariffario, nonostante fosse fermo al 1996, ha subìto tagli che vanno dal 40% all’80% per numerose prestazioni. E questo, considerando che le Regioni in piano di rientro non possono alzare i rimborsi contrariamente a quelle ’virtuose’, comporterebbe un danno soprattutto per i cittadini, già svantaggiati in sanità, delle regioni del Sud e delle isole. Inoltre secondo Rufini, il volume delle prestazioni di specialistica ambulatoriale “ha avuto una riduzione di circa il 28% da quando è stato approvato il nuovo Tariffario del ministero della salute. Con un calo in tutta Italia ma con punte al Sud e Isole”. Tra le voci dove si registra la maggiore flessione compaiono gli screening per il tumore alla prostata (Psa+Psa free) per cui oggi si prevede un rimborso di 3,95 euro a fronte dei 14,82 del precedente tariffario, quello per l’epatite crollato da 22,06 euro a 5,70 euro e quello per le emoglobine patologiche, rimborsato 7,75 euro a fronte dei 28,75 di prima. Da qui la scelta di “valutare” la sospensione delle prestazioni, se il 28 gennaio il Tar del Lazio non ’stopperà’ di nuovo il Tariffario.
L’ultima mediazione e l’appello a Meloni e Mattarella
“Mai e poi mai avremmo voluto arrivare a questo punto ma ora siamo costretti a una protesta definitiva che si svolge in un clima di profonda delusione per le mosse del governo e del ministro - avvisa Rufini -. Stiamo raccogliendo migliaia di firme con una petizione pubblica per bloccare l’entrata in vigore del nuovo Tariffario. Noi abbiamo contribuito all’eccellenza della sanità italiana, operiamo per nome e per conto del servizio sanitario nazionale ma siamo anche soggetti privati e dobbiamo far quadrare i conti delle nostre aziende”. Un appello lo lanciano poi ai piani più alti: alla presidente del Consiglio Meloni e al Capo dello Stato Mattarella, “perché blocchino in extremis questo infernale meccanismo”. Lo slogan? “Salvate la sanità. I cittadini ve ne saranno per sempre grati”. E ora non resta che attendere il Tar.

