Santanchè: no a dimissioni per falso in bilancio, passo indietro se andrò a processo per la Cig Covid
La ministra resiste ma indica una possibile uscita: «I miei rapporti con Meloni? Come sempre. Nessuno mi ha chiesto le dimissioni»
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Incontri smentiti, saluti negati e un nervosismo crescente dentro Fratelli d’Italia per un caso che al momento non trova soluzione. Va avanti il tiro alla fune tra Daniela Santanchè, ministro del Turismo rinviata a giudizio con l’accusa di false comunicazioni sociali nella gestione di Visibilia, e la premier Giorgia Meloni che, da venerdì 17 quando è arrivata la decisione del Gup di Milano di mandare a processo la senatrice di Fdi, ha tenuto la linea del silenzio. Ma la ministra indica una scadenza: se verrà rinviata a giudizio anche per la vicenda della presunta truffa Cig Covid «sicuramente» farà un passo indietro.
«I rapporti con Meloni? Come sempre»
Finora Santanchè aveva chiarito che lascerà la carica solo se a chiederlo fosse la presidente del Consiglio. «Come sono i rapporti con Meloni? Come sempre, come sempre» ha detto parlando con i cronisti alla Fiera di Verona in occasione della Motor Bike Expo 2025.
Meloni però non avrebbe intenzione di sollecitare dimissioni per non appannare l’immagine di partito garantista e non cadere in contraddizione rispetto ad altri casi (come quello del sottosegretario Andrea Delmastro rinviato a giudizio con l’ipotesi di reato di rivelazione di segreto d’ufficio sul caso giudiziario dell’anarchico Alfredo Cospito o dell’europarlamentare di FdI Carlo Fidanza che ha patteggiato dopo essere stato indagato per corruzione). «A me nessuno ha mai chiesto di fare un passo indietro» fa notare Santanchè.
«Sicuramente passo indietro se a processo per cig Covid»
«Ho sempre detto - ha sottolineato - che sono assolutamente tranquilla perché so come sono le questioni nel merito. Ho sempre detto che se dovesse arrivare un giudizio sulla cassa Covid, dove capisco che ci potrebbero essere delle implicazioni politiche, non avrei esitato a fare un passo indietro ma non siamo a questo punto, continuiamo a fare il mio lavoro».
La decisione della Cassazione
Si guarda perciò al 29 gennaio, data in cui la Cassazione deciderà la competenza del procedimento per truffa all’Inps sulla cassa Covid, fra Milano e Roma. Se restasse nel capoluogo lombardo, sarebbe concreto il rischio di un nuovo rinvio a giudizio in tempi brevi. Se, invece, le carte fossero trasmesse nella capitale il procedimento ripartirebbe da zero e la decisione su un eventuale processo arriverebbe dopo diversi mesi.
