Chanel, nella nuova boutique di Milano l’omaggio (ricambiato) alla città
A 40 anni dall’apertura del negozio di via Sant’Andrea, che fu il primo in Italia, la maison inaugura lo spazio di via Montenapoleone, che è anche un percorso tra arte e creatività
di Giulia Crivelli
3' min read
3' min read
Sono passati 40 anni da quando Chanel aprì la sua prima boutique in Italia, nel quadrilatero del lusso di Milano: nel 1983 la scelta cadde su via Sant’Andrea, che unisce le due strade più famose della zona, via Montenapoleone e via Spiga, ma, quasi per magia, è sempre stata una via più riservata e raccolta rispetto alle “sorelle” maggiori. Negli anni quella prima boutique è stata ampliata e rivista e Chanel non ha alcuna intenzione di abbandonarla. Anche se a poche centinaia di metri, proprio in via Montenapoleone, apre domani al pubblico la nuova boutique: 520 metri quadri su tre piani e un allestimento curato dall’architetto newyorchese Peter Marino, al quale la maison affida da sempre i suoi spazi più importanti. Un atto di fiducia e amore per Milano, da sempre ricambiati, sia dalla clientela locale sia da quella internazionale di passaggio in città.
Il fil rouge con altre boutique Chanel aperte di recente – come quella in Place Vendôme, a Parigi, dedicata ai mondi della gioielleria e orologeria – c’è, ma allo stesso tempo Marino ha introdotto piccoli grandi cambiamenti nell’arredo e nell’organizzazione degli spazi, forse ispirato dalla luce che, durante il giorno, si sposta attorno all’edificio. La boutique si trova all’angolo con via Verri, che negli anni è diventata famosa come “via del tempo”, per la presenza del flagship di Pisa Orologeria e delle tante boutique aperte da Pisa in collaborazione con marchi di alta orologeria svizzera.
Una delle novità della boutique di Montenapoleone è proprio la centralità di gioielli e orologi. Per due ragioni: la prima è che le collezioni si trovano al piano terra, insieme a una selezione di borse, calzature, bijoux, occhiali, foulard e piccola pelletteria. Il secondo aspetto, forse più importante, è che al piano terra ci sono ben tre spazi dedicati a gioielli e segnatempo, che ospitano anche le collezioni di alta gioielleria (spesso composte da pezzi unici) e alta orologeria, un segmento in cui Chanel è stata tra le primissime maison di moda a entrare.
Come ogni boutique immaginata da Marino, quella di Montenapoleone è anche un percorso nell’arte: al primo e secondo piano – dedicati alle collezioni moda – si trovano oggetti di design e di antiquariato: una coppia di lampade da tavolo Zen in cristallo ed ebano di Goossens, un tavolino da caffè degli anni 70 di Etienne Allemeersch con intarsio di fossili, una coppia di sedie Augusto Bozzi e un tavolo personalizzato in pietra lavorata. C’è poi un salone privato, accessibile tramite un ingresso separato su via Verri, anch’esso arricchito da opere d’arte, tra le quali un quadro di George Noël e due piccole sculture Venini Totem in vetro soffiato.
Chanel non è quotata, ma da tre anni diffonde i dati economici in primavera: gli ultimi, pubblicati in maggio, sono relativi al 2022 e indicano una crescita a due cifre di ricavi e redditività. Il fatturato dello scorso anno è salito del 17% a 17,22 miliardi di dollari (circa 16 miliardi di euro); l’utile netto è stato di 4,6 miliardi (+14,6%) e quello operativo di 5,78 miliardi (+5,8% sul 2021).





