Chi fermerà il manager? Così la musica live ci aiuta a diventare migliori
L’obiettivo è fare in modo che ciò che ascoltiamo (un consiglio, un’indicazione, una critica) diventi motore del cambiamento dentro e fuori di noi
di Costanza Biasibetti *
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“Riapriamo gli stadi, ma non teatri né live” cantava Willie Peyote, ripensando al durissimo biennio del settore artistico musicale completamente rimodulato in canali diversi e per lo più digitali per l’emergenza pandemica. Due anni di concerti improvvisati dai balconi, di ricordi disillusi dei tempi d’oro. Il 2022 ha accolto una vera e propria esplosione musicale: teatri, festival, parchi musicali e concerti si sono nuovamente ripopolati, facendo fiorire una possibilità dietro l’altra di contaminazioni artistiche, relazionali, sociali. La musica live è tornata, ma i ritorni non sono mai uguali al passato: i tempi sono cambiati e sono nati nuovi desideri e nuove consapevolezze (questo non solo nel mondo dell’intrattenimento e dell’arte, ma anche in molti altri universi toccati, sfiorati o colpiti dalla pandemia).
Due sono gli attori principali che si sono visti mutare e cambiare orientamento: gli artisti e il pubblico. Gli artisti hanno reso i loro concerti delle esperienze a tutto tondo, immersive, più sensoriali di quanto non lo fossero prima, totalizzanti. Senza rinunciare alla tradizione, hanno sfidato se stessi per non limitarsi ad offrire al pubblico una lista di canzoni, ma molto molto di più: un’esperienza che non lasciasse spazio ai ricordi negativi, ma fosse talmente tanto forte da colmare le lacune del passato. Con creatività. Con attenzione.
Exempla e modelli di nuovi orientamenti culturali, l’arte e la musica tornano ad occuparsi (e alla fine l’avevano sempre fatto) di temi sociali, impegnandosi nella sensibilizzazione dei temi caldi di questo nostro tempo in cui le parole, le affermazioni e le scelte spesso scivolano facilmente via come il finale di una canzone sfumata. Soprattutto gli artisti cercano di costruire uno spazio e un tempo di incontro: un nuovo modo di relazionarsi, di interagire tra persone, tra amici, che condividono insieme non solo una comune passione, ma un comune stile di vita e simili passioni e desideri.
Quando il pubblico accoglie l’invito, è già una festa, nel senso più alto e potente del termine: un picco di gioia che inizia con l’attesa, a volte durata (sempre per colpa della pandemia) anni e mesi. È un pubblico fedele, che si è visto rinviare data dopo data sotto gli occhi, ma che non ha abbandonato la presa e ha continuato ad attendere con speranza e fiducia l’occasione buona per tornare a sognare. E quando quell’occasione arriva, non c’è nulla da fare se non buttarsi e coglierla, partecipare con slancio e soprattutto con entusiasmo, lasciando che la musica diventi strumento di esplorazione e di espressione dell’anima.
Perché ad un concerto sembra che canti una persona sola e che suoni un’unica band, ma è un insieme di persone che non smette di risuonare all’unisono come canne di bambù mosse dallo stesso alito di vento. È un pubblico che si lascia maieuticamente esplorare, cercando sempre di più: valori e legami con il territorio, con il mondo in cui vive, costantemente alla ricerca di orientamenti credibili cui aggrapparsi nelle difficoltà del presente e del futuro.

