Economia internazionale

Gentiloni: «Il G7 coordini il contrasto al commercio sleale cinese»

Al via il G7 fianziario. Tre i nodi da sciogliere: contrastare la concorrenza sleale cinese, gli aiuti all’Ucraina e la tassa minima globale

di Morya Longo

Da sinistra Janet Yellen, Chrystia Freeland, Christine Lagarde, Kristalina Georgieva

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DAL NOSTRO INVIATO
STRESA - «Serve una risposta comune, perché si tratta di produzioni sussidiate dallo Stato cinese che arrivano sui mercati internazionali in settori decisivi per le nostre economie». Il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, parla chiaro a margine dell’incontro tra i ministri finanziari e i banchieri centrali riuniti a Stresa al G7: serve «una risposta comune» a livello di G7. Peccato che, per ora qui a Stresa, una risposta comune ancora non si veda davvero. Le posizioni sulla questione della Cina, che con una sovracapacità produttiva raggiunta grazie alle sovvenzioni statali sta inondando i mercati globali con prodotti a basso costo, sono ancora distanti.

Il principio di contrastare le pratiche commerciali scorrette è comune a tutti i ministri delle finanze arrivati a Stresa (nonostante la pioggia), ma il come è ancora fumoso. Il rischio, come hanno detto Gentiloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è che i Paesi del G7 si muovano in ordine sparso: «Ciò che si deve evitare - ha detto Giorgetti - è che ci sia una competizione all’interno dei Paesi del G7». Cioè che i dazi ai prodotti cinesi decisi da un Paese, finiscano col riversare i prodotti a basso costo su altri Paesi del G7.

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Il caso cinese

Il tema era già stato sollevato dal Segretario al Tesoro Usa Janet Yellen giovedì. La Cina, sussidiando le proprie imprese con soldi pubblici, ha raggiunto una sovracapacità produttiva. Cioè, produce troppo rispetto alle necessità dei sui consumatori. Quindi inonda i mercati globali di prodotti, che hanno costi bassi anche grazie alle sovvenzioni statali. Questo rischia di mandare fuori gioco le imprese degli altri paesi. Per questo il tema cinese è uno dei principali qui al G7 finanziario: perché da un lato la Cina è un importante partner commerciale, e nessuno vuole una guerra commerciale con Pechino, ma dall’altro le pratiche commerciali scorrette minano la nostra industria. L’Europa e il G7 devono difendere le proprie imprese e i propri lavoratori dalla concorrenza sleale.

Sensibilità diverse

Ma se la necessità è comune, le sensibilità sono diverse tra Paese e Paese. Janet Yellen, Segretario la Tesoro Usa, giovedì è stata dura: bisogna mettere davanti alla Cina «un muro di opposizione», ha detto. Non certo azioni comuni (su questo era stata chiara Janet Yellen), ma un messaggio forte alla Cina è necessario secondo lei. Poi ogni Stato decide come difendere la propria industria. «Dobbiamo assolutamente evitare una guerra commerciale con la Cina: non è nell’interesse degli Usa, né della Cina, né dell’Europa» - ha detto invece il ministro francese, Bruno Le Maire. Ma «non risparmierò sforzi per difendere i nostri interessi». Più cauto ancora il collega tedesco, Christian Lindner: «Le guerre commerciali non possono essere vinte, producono solo perdenti».

Spinge un po’ di più, invece, il ministro Giorgetti: «È il caso che al G7 si trovi una linea comune e forse anche una risposta comune». Pragmatico, infine, il Commissario Gentiloni: «Ciascuno ha in mente i propri interessi commerciali ed economici - ha detto - ma c’è la necessità di fare fronte comune a questa situazione. Questo si fa se almeno si coordinano le informazioni: cioè se ogni Paese è infornato sulle mosse commerciali fatte dagli altri». Insomma: quello che va evitato - vedremo se il G7 arriverà ad un accordo almeno su questo - è che un paese metta dazi alla Cina, facendo in modo che i prodotti a basso costo finiscano in altri paesi del G7.

Al via il G7 di Stresa: Cina e Russia sul tavolo dei ministri

Il prestito all’Ucraina

Altro tema chiave al G7 di Stresa è la proposta statunitense, su cui si discute da tempo, di erogare all’Ucraina un prestito o un bond garantito dagli extra-profitti dei beni russi sequestrati. Gli Stati Uniti fanno pressione a riguardo, ma è vero che la stragrande maggioranza degli asset russi si trova in Europa. E l’Europa è divisa su questo, perché un’azione di questo tipo ha risvolti legali di diritto internazionale di difficile interpretazione. «L’Unione europea ha usato gli extra-profitti del 2024 derivanti dagli asset russi - ha spiegato il Commissario Ue Paolo Gentiloni -. Abbiamo definito giuridicamente la separazione tra i beni della Russia e gli extraprofitti e abbiamo usato nel 2024 solo questi ultimi. La scommessa è se gli extraprofitti, separati dagli asset sovrani, possano essere utilizzati anche in futuro». «Ci stiamo lavorando», ha detto. Il tema giuridico chiave è proprio questo: separare legalmente gli extraprofitti dai beni russi. Non si parla dunque di confisca dei beni di uno Stato sovrano (che sarebbe legalmente difficile da fare), ma solo dei profitti che quei beni producono. «Di fronte a una invasione illegale e violenta - ha sintetizzato Giorgetti -, noi dobbiamo rispondere nel modo più legale possibile».

Ma le posizioni sono ancora distanti anche qui. Sul tavolo delle discussioni al G7 dei ministri finanziari a Stresa ci sono due proposte riguardo l’uso dei proventi degli asset russi sequestrati dopo l’invasione dell’Ucraina. Questi due approcci vanno confrontati e bisogna valutare quale sia «il più conveniente e più efficiente», ha affermato il ministro francese Le Maire. Più cauta la Germania. «Speriamo di porre le basi per una soluzione a giugno», ha auspicato Giorgetti. Lavori in orso, insomma,

La tassa minima globale

Il terzo tema in discussione, per cui però sembra ci siano pochi margini per fare passi avanti consistenti, è la tassa minima globale. «Uno dei temi che discuteremo qui al vertice di Stresa è quello della tassazione internazionale - ha affermato il ministro francese Le Maire -. Io mi batto ormai da 7 anni per riformare il sistema di tassazione internazionale e intendo davvero lottare con la stessa determinazione per una tassazione minima delle persone più ricche al mondo. È una questione di giustizia. È una questione di efficienza». «Su questo punto non ci siamo ancora - ha detto Le Maire - ma non risparmierò alcuno sforzo per arrivarci. Non è più accettabile che i più ricchi sfuggano alla tassazione e tutti debbano pagare la loro giusta quota».

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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