Ed il fattore demografico è anche una delle cause della crisi del mercato immobiliare, con una riduzione del ben 15% negli investimenti nel 2024. La bolla speculativa immobiliare cinese ricorda molto quella americana del 2008, ma ad aggravarne l’impatto sui consumi è il fatto che il reddito da locazioni di immobili rappresentava la fonte principale di entrate aggiuntive e discrezionali delle famiglie cinesi e quindi la crisi immobiliare porta ad una diminuzione diretta del reddito disponibile spendibile in beni di lusso.
Molti fronti aperti per la Cina
In questo scenario è importante anche sottolineare come l’attenzione del governo cinese non sia esclusivamente focalizzata sul rilancio dell’economia ma venga dispersa su più fronti interni ed esterni: dalle varie tensioni geopolitiche internazionali (“l’alleanza senza limiti” con la Russia di Putin, le tensioni con Taiwan, le dispute con Filippine e Vietnam per la costruzione da parte della Cina di isole artificiali nel Pacifico, i dazi americani ed europei), dall’accentramento del potere assoluto e senza limiti temporali da parte del Presidente, dal controllo e censura dell’informazione e delle opinioni nel paese, fino alla svolta a sinistra per una società che sia meno squilibrata nella distribuzione dei redditi. Tutti questo fattori assorbono l’attenzione e fanno sì che il rilancio dei consumi sia solo una, ma non l’unica delle priorità del governo.
Ma anche a livello microeconomico e sociale stanno avvenendo dei cambiamenti senza precedenti nella società cinese.
Ad esempio la Gen Z, che come avevamo trattato in precedenti articoli, per via della convergenza dell’aumento esponenziale del reddito pro-capite con la politica del figlio unico aveva concentrato il potere d’acquisto nelle sue mani, improvvisamente ha sperimentato licenziamenti di massa, con la disoccupazione giovanile che ha raggiunto il clamoroso tetto del 20% e creato la controcultura del “lying flat”, del non dedicare più la propria vita al lavoro ma volersi prendere una pausa di riposo, cosa inconcepibile fino ad oggi nella cultura lavorativa cinese.
Ma anche la stessa modalità di consumo si sta modificando radicalmente per la convergenza di tre fattori. Da un lato la retorica del governo contro l’eccesso nei consumi, dall’altro la maturazione del consumatore urbano che sta evolvendo dall’accumulo di beni materiali ad un consumo più esperienziale, e da ultimo il Guochao (nazionalismo nei consumi) che spinge il consumatore a sostituire i brand internazionali con marche nazionali. Questi tre fattori portano a ridefinire la mappa del consumo dei beni di lusso, a volte proponendo quesiti impossibili da risolvere ai manager come ad esempio se acquistare il cotone dello Xinjiang (alienandosi il consumatore occidentale sensibile ai diritti umani) oppure non acquistarlo (alienandosi il consumatore cinese nazionalista).