Come affrontare le tempeste del futuro, accettando i propri limiti
Nei meccanismi del cervello umano le abilità (allenabili) per superare gli ostacoli
di Andrea Beretta *
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Ho letto d’un fiato l’ultimo libro di Pietro Trabucchi, Nelle Tempeste del Futuro: 130 pagine dedicate a scoprire le capacità mentali che le sfide del futuro ci richiederanno, attraverso il racconto di storie di super atleti ed esploratori. Ho una particolare considerazione del lavoro di Trabucchi, che alterna l’attività di studio e di analisi alla sperimentazione sul campo, alla ricerca e al confronto continuo tra modelli, risultati delle ricerche e dati empirici vissuti e raccolti in prima persona. Da anni, nei suoi libri, approfondisce il tema del funzionamento del cervello umano, con l’obiettivo di capire e descrivere i meccanismi e le dinamiche della motivazione umana, sia in situazioni ordinarie che straordinarie.
In questo ultimo libro, gli assunti da cui Trabucchi muove la sua riflessione sono due: il primo è che “un mondo sempre più incerto e impermanente si spalanca davanti a noi, un luogo dove il cambiamento e l’imprevisto saranno sempre più una costante”. Il secondo è che “per adattarsi a questa nuova condizione è necessario un mutamento delle caratteristiche mentali delle persone (mindset), che oggi risultano particolarmente inadeguate ad affrontare le sfide del futuro”.
Perché, secondo Trabucchi, la “società e la cultura attuali tendono a indebolire e atrofizzare le nostre capacità psicologiche e a incoraggiare comportamenti che sono all’opposto di quelli che andrebbero sviluppati”. In particolar modo, promuovendo una relazione con la tecnologia e con i consumi nefasta per gli individui, perché spinge con forza verso l’instant gratification e non verso un’attitudine a lavorare su tempi lunghi, a concentrarsi con determinazione, a dilazionare le gratificazioni.
Per Trabucchi sono quattro le capacità psicologiche fondamentali per fronteggiare le sfide del mondo di oggi e di quello che verrà. La prima è la capacità di autoregolarsi, ovvero di non essere in balia né degli stimoli e degli impulsi esterni, né della parte rettiliana del nostro cervello. Capacità che si apprende e si consolida grazie all’allenamento. La seconda è la capacità di tollerare l’incertezza, anche descritta come “capacità negativa” (John Keats) ovvero in situazioni in cui si abbassa il senso di controllo e aumenta lo stress. Questa abilità si sviluppa con alcune specifiche strategie cognitive: focus su obiettivi a portata di mano; concentrazione sul qui e ora; tolleranza verso una ridefinizione al ribasso delle aspettative.
La terza capacità è pensare in modo autonomo, per non essere manipolati e per distinguere tra realtà e immaginazione. Una capacità che può essere recuperata, “reimparando a fidarci della sensibilità interocettiva, cioè della percezione profonda del corpo su cui si fondano la nostra identità e la percezione di essere reali”. L’ultima è la capacità di accettare il limite e di ridimensionare il proprio ego: capacità necessaria, perché secondo Trabucchi si cresce solo imparando a confrontarsi con i propri limiti; e urgente, date le condizioni del Pianeta, se vogliamo lasciare un mondo in condizioni di salute migliori di come lo abbiamo ridotto.


