Strategie

Come gestire la complessità a proprio favore con un corretto brainstorming

Questa tipologia di riunione prevede il coinvolgimento attivo di più persone così che la soluzione finale sia co-progettata e, dunque, condivisa da tutti

di Luca Brambilla*

3' min read

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Operiamo in un contesto lavorativo estremamente complesso, nel quale i cambiamenti profondi e costanti rappresentano la regola e non l’eccezione. Ciò anche grazie, forse soprattutto, alla globalizzazione, che ha ampliato il panorama competitivo moltiplicando il numero di attori sul mercato. E se la pandemia da Covid-19 ha accelerato l’adozione del lavoro da remoto, l’Intelligenza Artificiale sta rapidamente ridefinendo le competenze richieste e delineando nuovi profili professionali.

Sebbene l’istinto possa indurre a cercare di semplificare la complessità esistente, la vera, unica, soluzione vincente consiste nello sfruttarla. Usando una metafora, anziché costruire una diga per arginare, peraltro invano, il fiume del cambiamento, ci si attrezza per imparare a navigarlo così da usarne il flusso per giungere ancor più rapidamente alla meta.

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Per spiegare il senso dell’assunto “gestire la complessità sfruttandola” riporto, a mo’ di esempio, una tecnica strategica molto conosciuta in ambito manageriale, sebbene il suo utilizzo non avvenga sempre nella maniera corretta: il brainstorming. Questa tipologia di riunione prevede il coinvolgimento attivo di più persone così che la soluzione finale sia co-progettata e, dunque, condivisa da tutti. Nella risoluzione dei problemi complessi, ovvero caratterizzati da variabili numerose e talvolta anche in contrasto tra loro, le persone tendono a focalizzarsi su un unico elemento prendendo decisioni in maniera soggettiva per di più sotto l’influenza negativa di inevitabili bias cognitivi.

Il brainstorming gestisce la complessità aumentandola, ovvero integrando più punti di vista nella risoluzione del problema. Ma affinché generi i risultati auspicati è fondamentale condurlo secondo un metodo adeguato che individua e distingue tre specifiche fasi: preparazione, fase divergente e fase convergente.

Durante la preparazione occorre definire lo scopo, ovvero il problema che si punta a risolvere. La selezione dei partecipanti è di particolare importanza, dovendo essere coinvolte le sole persone che abbiano un effettivo potere decisionale e che siano in grado di fornire gli “ingredienti intellettuali” necessari a individuare la miglior soluzione. Anche la scelta del setting ha un’influenza rilevante: se le condizioni lo permettono è sempre meglio organizzare il brainstorming in presenza, magari in un luogo fuori dall’ordinario così da rispecchiare l’eccezionalità del problema che si è chiamati a risolvere. È da preferirsi un ambiente informale, che sappia mettere i partecipanti a proprio agio innescando in loro una maggior creatività. L’informalità non riguarda solo la location ma va estesa all’abbigliamento e al linguaggio. Il brainstorming, infine, prevede l’individuazione di un moderatore deputato a curare il flusso di comunicazione, coordinare gli interventi e dettare le tempistiche.

Durante la fase divergente i partecipanti danno libero sfogo al proprio pensiero proponendo quante più idee possibile. In questo frangente la quantità ha più valore della qualità e, per stimolare la creatività, è bene che tutti i partecipanti si ricordino di non criticare le proposte altrui. Capita spesso, infatti, che dalla combinazione tra due idee considerate assurde ne nasca una geniale. È proprio per questa bizzarra equazione che tutte le proposte, anche le più insolite, devono essere trascritte dal moderatore.

Dopo una pausa, indispensabile per dare al cervello il tempo di riposare, ha inizio la fase convergente, momento in cui si passa alla selezione delle idee precedentemente raccolte. Andando nel dettaglio, le proposte vengono dapprima suddivise in macro categorie e poi passate al setaccio andando a eliminare quelle ripetute, oggettivamente inutili o infattibili. In questo modo si evidenziano le soluzioni più interessanti, mettendole in ordine di priorità, così da lavorare insieme nel tentativo di migliorarle ulteriormente.

Infine, affinché quanto fino a quel momento svolto abbia un’utilità concreta, è fondamentale definire una riunione decisionale volta a pianificare gli step operativi da attuare.

Quanto evidenziato dimostra quanto il brainstorming, basandosi sul principio di co-progettazione, risulti particolarmente strategico: una decisione co-progettata è infinitamente più apprezzata rispetto a una accettata parzialmente, in seguito a un processo di manipolazione e persuasione o, addirittura, frutto di un’imposizione. Il tempo e le energie investite dai partecipanti al brainstorming generano un attaccamento emotivo alle soluzioni individuate, determinando un aumento della percezione del valore e un’adesione più sentita alla sua corretta esecuzione. Essendo il risultato della somma di tutte le idee proposte, anche l’efficacia è generalmente superiore. Dopotutto, come afferma l’autore americano Ken Blanchard, “Nessuno di noi è intelligente quanto tutti noi messi insieme”.

* Direttore Accademia di Comunicazione Strategica

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