Come sarà il 2022? Ecco i rischi sulle Borse dopo la svolta di Fed e Bce
Le banche centrali ritirano le politiche ultra-espansive con i mercati sui massimi e con molti eccessi: per gli investitori questo è il rischio numero uno. Motivo: ci sono tante vulnerabiltà
di Morya Longo
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Per anni i banchieri centrali hanno ripetuto che la politica monetaria era entrata in un «terreno inesplorato». E ora, dopo oltre un decennio di politiche da parte di Fed, Bce &C che continuiamo a chiamare «non convenzionali» sebbene siano diventate la norma, sono i mercati finanziari a essere entrati in un terreno inesplorato. A mostrare comportamenti e valutazioni mai visti prima o da molti decenni: i rendimenti reali dei titoli di Stato sono ai minimi storici in America ed Europa, gli earning yield a Wall Street sono scesi ai minimi da fine anni 40, i debiti per comprare azioni sono sui massimi, le valutazioni dei titoli tech sono elevate, le famiglie americane non avevano mai avuto un’esposizione così elevata sul mercato azionario. Il tutto mentre l’inflazione negli Usa è sui massimi dal 1982.
La novità del 2022 è che, in questo contesto sui mercati finanziari, le banche centrali si preparano a ritirare le politiche ultraespansive che tanto hanno sostenuto le Borse fino ad ora: la Fed ha annunciato mercoledì la chiusura a marzo del quantitative easing, tre rialzi dei tassi nel 2022 e altri tre nel 2023; la Bce ha confermato la chiusura della politica pandemica a marzo; la Bank of England e la norvegese Norges Bank hanno già iniziato ad aumentare il costo del denaro.
Il sondaggio: banche centrali rischio numero uno
Basta mettere in fila un po’ di grafici, per capire quanto sia stretta la strada che le banche centrali dovranno percorrere per ritirare gli stimoli senza creare contraccolpi sui mercati finanziari e senza minarne la stabilità. Soprattutto negli Stati Uniti. Non è un caso - come emerge da un sondaggio di Bank of America - che secondo gli investitori il principale rischio del 2022 sia proprio l’inversione di rotta delle banche centrali.
Questo non significa per forza che ci sia una bolla pronta a scoppiare: secondo lo stesso sondaggio solo il 10% degli investitori globali lo teme. Non significa neppure che Wall Street e le Borse non possano più salire nel 2022: tante banche d’affari (come per esempio BlackRock) vedono ancora rialzi, sebbene più cauti rispetto al 2021. E la reazione positiva delle Borse a caldo dopo le “strette” annunciate da Fed, Bce e Bank of England (sfumata però giovedì e venerdì con forti cali) sembrerebbe dimostrarlo. Significa però che i mercati si muovono su un crinale inedito, e che il compito delle banche centrali sarà delicato. Questo sarà il tema del 2022.
La via stretta della Fed
Se si guarda al passato, si nota che tutte le volte che la Federal Reserve ha alzato i tassi d’interesse Wall Street ha sempre reagito bene. Le politiche restrittive non sono dunque storicamente un problema per la Borsa. Come nota Giuseppe Sersale di Anthilia, nelle ultime 4 tornate di rialzi dei tassi Fed (nel 1994, 1999, 2004 e 2015) l’andamento di Wall Street è sempre stato positivo: «Nelle fasi in cui la Fed rialza i tassi, normalmente l’economia va bene e l’indice S&P 500 sale».


