Con i dazi al 10% di Trump il conto per l’Italia salirebbe da 2 fino a 9 miliardi $
Il calcolo di Prometeia del possibile danno tiene conto di due ipotesi in base alla quantità di settori coinvolti
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I punti chiave
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Il ricorso alle politiche protezionistiche annunciato da Donald Trump potrebbe costare alle imprese italiane svariati miliardi.
Il calcolo del possibile danno, basato sulla prospettiva ipotizzata dalla società di consulenza e ricerca economica Prometeia - elaborato lo scorso 7 novembre 2024 prima del voto Usa e tornato di attualità dopo l’insediamento di Trump lo scorso 20 gennaio alla presidenza degli Stati Uniti - tiene conto di due ipotesi.
Se i dazi Usa aumentassero di 10 punti ai settori già tassati
Il primo scenario simula un aumento di 10 punti percentuali limitato a quei prodotti che già oggi sono sottoposti a dazi e nessuna tassa per quelli che sono invece esenti. Dal punto di vista settoriale, in questo scenario a essere maggiormente colpito sarebbe il sistema moda, già oggi insieme all’agroalimentare uno dei più esposti del made in Italy.
Se i dazi Usa aumentassero di 10 punti in tutti i settori italiani
Il secondo scenario simula invece un aumento tariffario generalizzato di 10 punti per tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti.
In tal caso, sarebbe la meccanica a subire più negativamente le conseguenze del nuovo protezionismo.
Da qui si arriva alla doppia proiezione. A livello nazionale, con le esportazioni verso gli Usa che nel 2023 (ultimo anno in cui sono a disposizione dati definitivi sui 12 mesi) hanno superato i 67 miliardi di euro, l’aggravio sarebbe di 4,12 miliardi di dollari col primo scenario, che salirebbero a 7,20 miliardi col secondo. Che si andrebbero a sommare a un valore di dazi sul mercato Usa pari a quasi 2 miliardi di dollari nel 2023 (il 2.5% di quanto esportato negli Stati Uniti).

