Le idee del governo su Caivano non sono immuni dal rischio securitario
Lo schema è tanto semplice quanto fallace: siamo tutti in grave pericolo, è urgente intervenire, bisogna farlo introducendo obblighi e divieti, meglio se assistiti da sanzioni penali
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I punti chiave
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Dopo le violenze di Palermo e di Caivano quale risposta l'ordinamento nel suo complesso dovrebbe fornire alla cittadinanza attonita?
Il Governo, al solito, non si sottrae alla tentazione securitaria. Lo schema è tanto semplice quanto fallace: siamo tutti in grave pericolo, è urgente intervenire, bisogna farlo introducendo obblighi e divieti, meglio se assistiti da sanzioni penali. Ove le sanzioni penali già ci sono, occorre aumentarle. Comunque, bisogna invocare l'emergenza – vera o presunta – e approvare sull'onda emotiva qualche misura che consenta a chi è al potere di “mostrare i muscoli” e dimostrare che “lo Stato c'è”.
Così, ci siamo trovati a leggere sui giornali le posizioni di vari rappresentanti dell'esecutivo e della maggioranza in base alle quali, visti i noti episodi di cronaca, sarebbe indispensabile intervenire e farlo introducendo, con decretazione d'urgenza, misure sulla imputabilità dei minori (estendendola anche sotto i 14 anni), ampliare il ricorso al cosiddetto daspo urbano (il divieto di accesso a determinate aree per alcune persone) e l'avviso orale del Questore anche per i minorenni. E, forse inutile dirlo, a ciò si andrebbe ad aggiungere l'aggravamento di pene per vari reati nonché la espulsione più facile per gli stranieri colti o sospettati di aver commesso illeciti, fino a vere e proprie sgrammaticature costituzionali quali la castrazione chimica . Una pratica che un membro del governo non dovrebbe, non diciamo proporre, ma nemmeno menzionare, anche solo per l'idea di violenza sul corpo del reo che l'espressione evoca.
Insomma, sembra che ancora una volta, l'ennesima, l'unica risposta sia vietare, punire, incarcerare (se non peggio), il più possibile, anche i preadolescenti.
L'ordinamento attuale
Partendo da quest'ultimo aspetto, qual è la situazione oggi? Nel nostro ordinamento può essere punito solo chi è capace di intendere e di volere, cioè chi è imputabile. Un rimprovero e quindi una sanzione nei confronti di chi non lo è sarebbe priva di senso e sarebbe molto simile a una mera vendetta di Stato. La persona che non ha compiuto 14 anni non è imputabile; dai 14 ai 18 anni il giudice deve verificare se la persona fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto; oltre i 18 anni quest'ultima capacità si presume, salvo dimostrazione del contrario.


