Con un leader gentile collaboratori responsabili e aziende flessibili
L’obiettivo è favorire i processi di responsabilizzazione, creando la fiducia necessaria al miglioramento continuo dell’individuo
di Gianni Rusconi
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Uno dei punti cardine del cosiddetto “new (never) normal” riguarda il tema del lavoro, la cui gestione dentro e fuori i confini aziendali va ripensata e riorganizzata, perché con lo smart working sono sopraggiunte nuove esigenze e la maggior parte degli Hr Manager ha maturato la decisione di introdurre modelli legati agli obiettivi e sganciati da orari fissi e consolidati. Siamo in un’era che registra fenomeni come la “great resignation” e che impone di conseguenza al management un cambio di approccio per mettere in moto nuove dinamiche finalizzate a rendere responsabili e maggiormente coinvolti collaboratori e dipendenti, affinché questi possano vivere bene in azienda e sentirsi gratificati per la funzione/professione svolta.
La soluzione? Essere un leader gentile e capace di coinvolgere le persone nelle vita quotidiana e nelle vicissitudini dell'organizzazione. È il tema affrontato da Paolo Bruttini e Massimo Lugli nel libro di recente uscita “Nudge solutions program. Cambiamento gentile e strumenti per una leadership aperta”, che raccoglie una quarantina di strumenti (i “nudge tool”, e quindi architetture di pensiero, modelli di comportamento e liste di azioni combinate) utili alla classe dirigente affinché possano imparare ad esercitare la leadership gentile e maturare maggiore consapevolezza nell’analizzare una situazione, prendere una decisione, fare team building e, non in ultimo, gestire i conflitti tra le persone.
L’approccio gentile, come si legge nella nota di presentazione del libro, si articola rispetto a tre elementi fondamentali. In primis la tenerezza che permette di avvicinarsi al collaboratore e di mettersi nei suoi panni; quindi il rispetto verso l’altro in quanto persona, che nella relazione capo-collaboratore si traduce nel supporto e nell’aiuto che il primo deve al secondo per risolvere i problemi di tutti i giorni, favorendo i processi di responsabilizzazione e creando la fiducia necessaria al miglioramento continuo dell’individuo.
Infine la delicatezza, intesa come capacità di accettare tempi e modalità del collaboratore (soprattutto dei più giovani) non imponendosi e non invadendo. “Con la pandemia - spiega Bruttini al Sole24ore,com - sono andati in crisi molti modelli, perché sono venuti meno processi usuali come il controllo delle persone esercitato in modo diretto e fisico. I leader hanno dovuto rivedere il proprio ruolo e il modo di lavorare attraverso strumenti come le piattaforme di comunicazione trovandosi di fronte, nel primo lockdown almeno, a persone disorientate, spesso traumatizzate. Da lì è nata l’esigenza di un linguaggio nuovo, di un manager che deve stare più attento alle relazioni e alla creazione di un nuovo tessuto connettivo”.
Ed è proprio in questo scenario che emerge il tema della gentilezza e di un modello che richiama il concetto di leadership aperta, preposta all’ascolto, all’agilità e alla flessibilità. Alla collaborazione e all'autonomia operativa. “Se la rivoluzione dell'open leadership - aggiunge in proposito Bruttini - nasce in funzione della pervasività del digitale, dei canali social e dell’affermarsi dei modelli di relazione della società liquida, la Rete ci ha confermato come i processi di auto organizzazione potevano diventare fondamentali”.

