Tendenze

Contenuti e servizi su misura, i brand seguono il modello Spotify

Con l’intelligenza artificiale le aziende riescono a utilizzare meglio i dati per ridisegnare la relazione con i propri pubblici: si fa strada una maggiore consapevolezza della tecnologia

Personalizzazione estrema. Nella campagna online partita dal mercato americano Booking.com mette in risalto le esperienze di viaggio personalizzate per i propri clienti

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Un piccolo mugnaio diventa protagonista di un salto temporale di più di quarant’anni, dall’alba degli anni ‘80 ai giorni nostri dominati dall’evoluzione tecnologica, in testa l’intelligenza artificiale. Così il Piccolo Mugnaio Bianco, personaggio simbolo del Mulino Bianco, disegnato dalla matita di Grazia Nidasio e immerso nel minuscolo mulino nascosto tra le spighe di grano, oggi esce fuori dai pixel dello smartphone e coinvolge i consumatori grazie all’Ia generativa. Infatti un chatbot personalizzato col suo volto dialoga con l’utente, rispondendo alle varie domande. Non è un caso isolato perché oggi i migliori brand provano a personalizzare i servizi partendo dai bisogni dei clienti. Così nel Kinder Klub, piattaforma di casa Ferrero disegnata per incontrare le esigenze delle famiglie con bambini, gli utenti accedono a contenuti sviluppati sulla base degli interessi individuali per un’esperienza sempre più personalizzata.

Intanto il colosso olandese dei viaggi online Booking prosegue nella sua missione: trovare a ciascuno dei milioni di viaggiatori «esattamente ciò che sta prenotando». È quanto racconta la nuova campagna che declina lo strumento tech legato all’Ia per individuare potenziali destinazioni e luoghi in cui soggiornare, creare itinerari e identificare le migliori attrazioni. «Con questa campagna, che celebra i momenti giocosi della pianificazione di un viaggio, mettiamo in luce il modo in cui rendiamo più facile per i viaggiatori trovare ciò che stanno prenotando», ha dichiarato sul blog aziendale Arjan Dijk, Chief marketing officer di Booking.com. Il cast coinvolge viaggiatori quotidiani con cui è facile identificarsi insieme alle più amate icone dell’intrattenimento.

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Ma oggi cosa possono fare le aziende con la marea di dati legati ai singoli consumatori in loro possesso? Persino creare narrazioni personalizzate, provando a ripercorrere in logica Wrapped – riferimento al meglio dei contenuti ascoltati su Spotify – gli acquisti fatti al supermercato. È quanto ha deciso di fare Esselunga, inviando dall’app un video sui consumi effettuati nell’anno.

Modello Spotify

Mai come oggi i dati sono vicini all’uomo. Perché le marche proseguono il percorso di personalizzazione estrema e relazione unica partendo proprio da quelle tracce digitali che noi utenti lasciamo, moltiplicando i messaggi legati ai differenti prodotti, servizi, bollettini, libretti di istruzioni. Servizi che legano ambienti diversi: Eni sta offrendo in app uno strumento di viaggio sempre più integrato che include un programma di loyalty, mentre Prima Assicurazioni parte dal digitale per approdare sui canali tradizionali con un approccio innovativo.

In fondo è come se il modello Spotify stesse riscrivendo la nostra relazione con le marche: in realtà già oggi grazie all’Ia le marche ci indicano le tariffe più vantaggiose legate ai nostri prodotti preferiti, le scontistiche migliori, le consegne agevolate, i suggerimenti di acquisti similari. È una rivoluzione senza precedenti per servizi a valore aggiunto personali e predittivi. Siamo nel tempo del «mindful tech», concetto che descrive la semplicità di accesso alle piattaforme e la maggiore usabilità nella navigazione dei servizi che oggi più che in passato determina più consapevolezza nel consumatore connesso. È quanto emerge dalla ricerca Trend or Hype 2025 di Publicis Groupe e presentata in anteprima sul Sole24Ore.

Consapevolezza tech

Oggi 6 intervistati su 10 non percepiscono la tecnologia come minaccia e nel 73% dei casi le conversazioni online mostrano un net sentiment positivo. Di fatto l’aumento del +12% nell’uso degli assistenti vocali è il segnale di come la tecnologia si sia integrata nella vita quotidiana. Intanto un consumatore su due è disposto a condividere i propri dati personali in cambio di servizi per migliorare la qualità della vita, richiedendo però trasparenza e rispetto della privacy.

«Mindful tech rappresenta una rivoluzione culturale del digitale. Le persone accolgono l’innovazione tecnologica solo se ha un impatto significativo sulla migliore qualità della loro vita. Niente più gadget connessi o app inutilmente faticose e sempre più prodotti digitali in grado di semplificare la vita di ogni giorno. Anche per i contenuti online la richiesta è di maggiore qualità e di minore tempo di zapping, in una logica di digital detox. Le persone sono ben disposte ad acquistare di più e a fornire i loro dati personali, ma in cambio pretendono comfort e soddisfazione», afferma Roberto Leonelli, CEO Italia Publicis Groupe. È l’effetto frictionless, cioè senza attrito, evidenziato da tempo dal giornalista tecnologico Kevin Roose sulle pagine del New York Times.

«Nella relazione tra marca e consumatore la tecnologia è un’abilitatrice delle esperienze che influenza significativamente i consumi. Dalla pubblicità personalizzata alle app, dagli store digitali alle attività di retail media, la tecnologia fornisce contenuti e servizi. Oggi le aziende per parlare con le singole persone e non con cluster eterogenei sfruttano la tecnologia e l’Ia per razionalizzare le piattaforme utilizzando i dati dei consumatori per costruire relazioni di valore nel tempo, non più per spingere singoli atti di vendita», dice Leonelli.

Ma non è tutto rose e fiori. Perché leggere e tradurre dati è ancora una sfida titanica. «Spesso le organizzazioni ne hanno troppi e non dispongono di strumenti per selezionarli. Questo ha creato il fenomeno data debt, in cui il costo di gestione dei dati è superiore all’impatto degli stessi dati sul business. Qui l’intelligenza artificiale discriminativa, capace di selezionare gli insight utili, giocherà un ruolo essenziale. Le aziende hanno bisogno di allungare il ciclo di vita dei clienti e costruire nuove offerte che solo una relazione di lungo periodo può garantire», conclude Leonelli. Ancora una volta la partita si giocherà nel medio-lungo termine. Certo, il fattore tempo è il discrimine per offrire servizi in un arco più ravvicinato rispetto al passato, ma occorre sempre di più avere un approccio strategico di ampio respiro per governare la complessità».

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