Corsa ai rigassificatori in Europa, ma davvero ce ne servono così tanti?
Alcuni studi sollevano dubbi: se tutti i progetti annunciati saranno realizzati davvero, la capacità di importazione di Gnl rischia di essere eccessiva. Soprattutto se riusciremo a rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione
di Sissi Bellomo
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Il gas liquefatto ha permesso all’Europa di “salvarsi” dai tagli di Gazprom, superando l’inverno senza blackout. Ma la foga nel procurarsi nuovi rigassificatori rischia di rivelarsi eccessiva: nel giro di pochi anni potremmo realizzare di aver speso miliardi di euro, in gran parte denaro pubblico, per una dotazione di impianti mastodontica rispetto alle reali esigenze di sicurezza energetica.
È quanto sostiene uno studio dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), centro di ricerche indipendente basato negli Stati Uniti. «Questa è la polizza assicurativa più costosa e inutile del mondo», sintetizza Ana Maria Jaller-Makarewicz, una degli autori della ricerca, commentandone i risultati.
L’Europa, comprese Gran Bretagna e Turchia, raggiungerebbe una capacità di importazione di Gnl di oltre 400 miliardi di metri cubi l’anno nel 2030 (Bcm) se tutti i progetti annunciati fossero realizzati davvero, un incremento di quasi il 50% rispetto al 2022. Pe
r fine decennio Ieefa prevede tuttavia che nel continente la domanda complessiva di gas si ridurrà a 390 Bcm (da 413 Bcm nel 2021) per effetto delle politiche di decarbonizzazione e che il fabbisogno di Gnl sarà di appena 150 Bcm: potrebbe quindi aprirsi «un gap di capacità inutilizzata» di ben 250 Bcm, tanto grande da non essere giustificabile nemmeno con la prudenza di avere infrastrutture ridondanti.
Quello lanciato da Ieefe non è il primo allarme. A conclusioni simili era arrivato anche uno studio pubblicato a dicembre da Global Energy Monitor (Gem), altro think tank Usa di vocazione ambientalista, che notava gli effetti contrastanti provocati in Europa dalla crisi del gas russo: da un lato una corsa ai rigassificatori (peraltro con scarso coordinamento tra i vari Paesi Ue e poca attenzione al fatto che fino al 2025-26 l’offerta di Gnl non crescerà quasi nulla), dall’altro un’accelerazione delle rinnovabili e di soluzioni per ridurre in modo strutturale i consumi di gas, come le pompe di calore, di cui c’è stato un boom di installazioni. Gem aveva messo in evidenza anche il costo elevato dei rigassificatori.



