Cosa ci può ancora insegnare la più grande asta della storia?
Uno dei problemi legati all’esistenza di equilibri multipli è che non sempre questi equilibri sono equivalenti. Alcuni possono essere più efficienti di altri
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Si pensa spesso che votare per un candidato che ha poche probabilità di vincere non abbia senso perché quel voto andrebbe sprecato. Può essere vero, ma anche no. Infatti, l’appello al “voto utile” può rivelarsi una profezia che si auto-avvera. Basta convincere una certa quota di elettorato, per esempio, utilizzando in maniera spregiudicata i sondaggi elettorali, che le probabilità di vittoria di un certo candidato, magari uno di quelli in bilico, sono basse. Si può, in questo modo, far sì che il candidato in questione perda molti di quei voti che l’avrebbero, magari, potuto fatto vincere. Una situazione di questo tipo è caratterizzata, dicono gli economisti, da “equilibri multipli”. Esiti generati da scelte razionali basate sulle aspettative delle scelte altrettanto razionali degli altri partecipanti al “gioco”, in questo caso il “gioco” delle elezioni. Io scelgo in relazione a ciò che mi aspetto faranno gli altri, gli altri fanno lo stesso e ciò che succederà effettivamente finirà per dipendere dalle nostre aspettative. Se cambiano le aspettative, cambierà anche l’equilibrio.
La difficoltà di scegliere gli equilibri efficienti
Uno dei problemi legati all’esistenza di equilibri multipli è che non sempre questi equilibri sono equivalenti. Alcuni possono essere più efficienti di altri. Nel caso delle elezioni, per esempio, possiamo utilizzare in maniera spregiudicata i sondaggi elettorali, per far eleggere un candidato oggettivamente peggiore degli altri candidati, o governi meno stabili, o coalizioni più eterogenee. Equilibri con queste caratteristiche rappresentano esiti che, dal punto di vista del benessere sociale, sono meno efficienti, appunto, di quanto non avrebbero potuto essere quelli associati a degli equilibri alternativi. In situazioni di questo tipo, al problema di scegliere in maniera razionale si affianca anche quello di selezionare tra i possibili molteplici equilibri quelli più efficienti.
Questo secondo problema - la selezione dell’equilibrio - non è affatto semplice – e i teorici dei giochi ci si sono arrovellati per molti anni senza riuscire a trovare una soluzione del tutto soddisfacente. Nell’ambito del mechanism design, che abbiamo iniziato ad esplorare con il Mind the Economy del 29 dicembre 2024, questo aspetto viene definito come il “problema della teoria dell’implementazione (implementation theory problem). La teoria dell’implementazione studia la corrispondenza che esiste tra gli obiettivi che una società vorrebbe raggiungere e le istituzioni che occorre progettare per raggiungere – implementare – tali obiettivi.
Uno dei risultati fondamentali di questo ambito di ricerca è il cosiddetto “principio di implementazione” (implementation principle) a cui iniziarono a lavorare alcuni economisti sul finire degli anni ’70 e che poi venne dimostrato in una forma generalizzata da Eric Maskin nel 1977 (“Nash Equilibrium and Welfare Optimality”. Review of Economic Studies 66, pp. 23-38, 1999). L’idea di fondo è che esistono sempre dei meccanismi di scelta non-dittatoriale che, sotto alcune condizioni non troppo restrittive, determinano equilibri multipli ma ugualmente ottimali. L’esito sociale ottimale può quindi emergere da un processo di decisione e di scambio decentralizzato nel quale diversi soggetti, con le loro preferenze e le loro risorse contribuiscono alla determinazione del risultato ottimale.
Aste e rivelazione del vero valore
Uno di questi “meccanismi”, uno dei più utilizzati per risolvere problemi di allocazione efficiente delle risorse quando è complicato usare forme standard di mercato, sono le aste. Che si voglia vendere un oggetto unico e prezioso, o si voglia privatizzare un bene pubblico, il meccanismo delle aste aiuta a risolvere molti dei problemi che possono emergere. Esistono molte tipologie differenti di aste, ma in uno scenario tipico, di solito il venditore possiede un certo bene da vendere ma al tempo stesso non può sapere quanto i potenziali acquirenti sarebbero disposti a pagare per aggiudicarselo. Ci si potrebbe chiedere se esiste un modo per poter sapere in anticipo quale tipo di asta, tra i tanti che esistono, è capace di portare al venditore il massimo ricavo possibile. Questo problema è stato analizzato e risolto da Roger Myerson all’inizio degli anni ’80. Utilizzando il relvelation principle, Myerson ha dimostrato che tutti i più noti meccanismi di asta – all’inglese con offerte ascendenti, all’olandese con prezzo discendente, ma anche le aste in busta chiusa al primo prezzo e al secondo prezzo – inducono i partecipanti a rivelare il vero valore che ha per loro il bene in vendita. Questo equivale a dimostrare, come abbiamo detto nel Mind the Economy del 29 dicembre 2024, che i “meccanismi” d’asta, soddisfano sia il vincolo di compatibilità degli incentivi, sia il vincolo di partecipazione – del resto la partecipazione all’asta è una scelta volontaria, quindi il vincolo di partecipazione risulta automaticamente soddisfatto.


