Cosa sono gli extraprofitti e cosa vuole fare la maggioranza nella manovra
Se la conferma del taglio del cuneo fiscale e poi quella dell’Irpef a tre aliquote sono considerate probabili, è ancora da definire tutta la questione della tassazione degli extraprofitti, anche perché le posizioni nella maggioranza sono tutt’altro che concordi. Il tema è caldo
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I punti chiave
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Nella manovra 2025 la conferma del taglio del cuneo fiscale e poi quella dell’Irpef a tre aliquote sono considerate probabili ma è ancora da definire tutta la questione della tassazione degli extraprofitti, anche perché le posizioni nella maggioranza sono tutt’altro che concordi. E non c’è una definizione comunemente accettata di “extraprofitto”.
Il governo sta lavorando ad un “contributo” per il Paese. Magari non proprio «spontaneamente e felicemente» come prevede Matteo Salvini. Il sistema bancario ha dato la sua disponibilità a sedersi al tavolo ma non si esprime sulle ipotesi in circolazione. L’ipotesi di una misura una tantum di “solidarietà”, anche per evitare blitz come quello dello scorso anno, poi completamente rivisto, o proposte che poi sono inattuabili, circola d’altronde da tempo. Niente a che vedere, comunque, almeno nella narrazione della maggioranza, con la tassa sugli extraprofitti propagandata nel 2023 invisa soprattutto a Forza Italia. Tra le soluzioni allo studio, dunque, quella di trovare un’intesa su un contributo volontario non solo da parte delle banche, ma anche del mondo delle assicurazioni e il settore energetico.
La caccia alle risorse e le distanze nella maggioranza
La partita sugli extraprofitti si inserisce in quella, più complessa, per trovare le risorse con cui coprire interventi che entreranno in manovra. L’obiettivo del governo è quello di mettere mano a una legge di Bilancio da almeno 25 miliardi di euro che vuole avere al centro famiglie e imprese. Nella maggioranza permangono sensabilità diverse, con Fratelli d’Italia e Lega che sembrano concordare sull’opportunità della soluzione, mentre Forza Italia chiude in maniera netta.
Una posizione più aperturista è dunque quella di Fratelli d’Italia. Secondo Marco Osnato, deputato di Fdi e presidente della Commissione Finanze della Camera, il ritorno della tassa sugli extraprofitti delle banche «è una possibilità, ma semmai sarebbe completamente diversa. Oggi non c’è alcun intento punitivo, ma si pensa piuttosto ad una misura da concordare con le banche - ha specificato Osnato -. Informalmente posso dire che ho già ricevuto molte disponibilità» dagli istituti, «a dimostrazione che da parte del sistema bancario non c’è il terrore verso il centrodestra». Il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, ha fatto quadrato: «Fatica inutile se qualcuno dall’opposizione spera che si apra una qualche spaccatura nel centrodestra in vista della stesura della legge di bilancio. Attendiamo fiduciosi, infatti, i dati dell’Istat, che verranno resi noti domani, per avere un quadro preciso di riferimento delle risorse a disposizione».
Sull’ipotesi di una stretta sugli extraprofitti delle banche «ci stiamo lavorando - ha chiarito il leader della Lega Matteo Salvini -. Tutti faranno spontaneamente e felicemente la loro parte per contribuire alla crescita del Paese» (video). «Se chiediamo un contributo agli artigiani e agli operai, sicuramente anche i grandi gruppi bancari e assicurativi faranno la loro parte», ha aggiunto Salvini. «Penso che tutti danno e daranno il loro contributo alla crescita del Paese», ha proseguito Salvini. «Stiamo crescendo più di Francia e Germania e realtà importanti come quelle bancarie, finanziarie, assicurative che magari spesso pagano all’estero tasse più basse rispetto a quelle che i lavoratori italiani pagano in Italia sicuramente sono convinto che anche loro faranno la loro parte», ha concluso.
