Economia Digitale

Così Donald Trump ridisegna gli equilibri delle Big Tech

Prima mossa il progetto Stargate: Microsoft non è più partner esclusivo di OpenAi. Elon Musk critica il progetto e litiga su X con Sam Altman. Funzionerà la strategia del Divide et Impera di Trump?

di Luca Tremolada

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, parla mentre il presidente Donald Trump, a sinistra, Masayoshi Son, amministratore delegato del gruppo SoftBank, terzo da sinistra, e Larry Ellison, presidente di Oracle Corporation e chief technology officer, a destra, ascoltano nella Roosevelt Room della Casa Bianca. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

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Donald Trump liberalizza, colpisce i monopoli delle Big Tech e ridisegna gli equilibri della Silicon Valley. Dopo avere cancellato con un colpo di mano la (debole) regolamentazione sull’intelligenza artificiale varata dal predecessore Joe Biden, a sorpresa la Casa Bianca ha battezzato il progetto Stargate. Tecnicamente, la nuova società investirà 500 miliardi di dollari in un’infrastruttura di calcolo avanzato per l’AI, che significa data center, supercomputer e server messi al servizio della nuova “potenza” tecnologica a stelle e strisce.

Accanto a Trump c’erano Masayoshi Son di SoftBank, che sarà il presidente e il braccio finanziario della nuova entità, e Sam Altman, che presumibilmente si occuperà dello sviluppo tecnologico. Sarà, insomma, il visionario. Importante per capire come cambieranno gli equilibri delle Big Tech è chi è dentro e chi è fuori, chi mette i soldi e chi invece le tecnologie. I primi a finanziare il progetto sono SoftBank, Oracle, MGX e la stessa OpenAI, che non ha mai fatto mistero di voler mettere mani anche nell’hardware. Dalla nascita di ChatGPT nel lontano 2022 e con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa come tecnologia trasformativa più importante del secolo, è diventato chiaro a tutti che il primo collo di bottiglia è quello dei data center. L’AI generativa, per svilupparsi ed entrare nelle aziende, ha bisogno di un’infrastruttura dedicata. Chi controlla “il ferro” ha un vantaggio competitivo perché può migliorare l’addestramento degli algoritmi, accelerarne lo sviluppo e le potenzialità e, al tempo stesso, portare questi servizi nelle aziende attraverso il cloud computing.

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Proseguendo nell’analisi della foto di famiglia di Stargate, ci sono i partner tecnologici, che saranno Arm (SoftBank), Nvidia, Oracle e Microsoft. Quest’ultima è la Big Tech che non ha molto da sorridere. Dopo avere investito miliardi in OpenAI, acquisendo di fatto una posizione dominante nel mercato dell’AI, il gigante di Redmond non è più l’unico fornitore di potenza di calcolo per ChatGPT. Ha perso il ruolo di provider esclusivo di potenza di calcolo per OpenAI. Prima, ogni richiesta a ChatGPT passava dai server di Redmond; con Stargate non sarà più così.

Proprio in relazione alla partecipazione di Microsoft e OpenAI in Stargate, Microsoft ha scritto in un post sul suo blog che manterrà un “diritto di prelazione” per soddisfare le esigenze dell’azienda prima che questa si rivolga ad altri partner. Resta comunque rinnovata la partnership con OpenAI fino al 2030, mantenendo diritti sull’uso della proprietà intellettuale di OpenAI per prodotti come Copilot e l’esclusività delle API su Azure. I ricavi saranno condivisi tra le due aziende, che continueranno a beneficiare del crescente uso dei modelli IA interni alla collaborazione. OpenAI ha inoltre ricevuto il via libera da Microsoft per espandere la propria infrastruttura ai fini di ricerca e sviluppo. Il rapporto non è più esclusivo e Sam Altman raggiunge un obiettivo personale: essere più libero di ricercare.

Per quanto riguarda invece la struttura di Stargate, OpenAI ha rivelato che la sua costruzione è attualmente in corso, inizialmente in un sito in Texas, ma si stanno valutando altri luoghi negli Stati Uniti che ospiteranno anche campus legati al progetto.

Microsoft perde una posizione di vantaggio nella sua relazione con OpenAI. C’è da dire che, in prospettiva, l’alleanza ChatGPT e Copilot sarebbe potuta entrare nel mirino di un organo di regolamentazione. Il mercato dei servizi negli USA e, purtroppo, anche nel mondo è nelle mani di quattro-cinque grandi Big Tech, che sono anche fornitrici di infrastruttura cloud.

Tra questi, alcuni grandi assenti come AWS, Google e IBM, che si spartiscono il mercato domestico e mondiale del cloud puntando però, nell’AI, su tecnologie in competizione con quelle di OpenAI. Sarà un caso, ma il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, e il CEO di Apple erano i meno sorridenti nel giorno dell’insediamento. Resta lui.

L’architetto dietro a Stargate è forse chi ne ha suggerito il nome. Elon Musk non è un amico di Sam Altman, l’ex fondatore di OpenAi ha ancora molto da discutere nei tribunali con il suo ex pupillo ma ha tutto da guadagnare dall’indebolimento della partnership tra OpenAi e Microsoft. Però su X litiga con Altman e critica il progetto definendolo senza coperture finanziarie. Sempre su X come al solito gli risponde Altman. I due cominciano a litigare. Anzi, è più Musk che non ci sta e gli ricorda tutto quello che ha detto nel passato.

Divide et impera, proprio come si diceva ai tempi dei romani. E a Musk l’impero romano come abbiamo intuito il giorno dell’insediamento è sempre piaciuto moltissimo.

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  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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