Marketing territoriale

Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, un caso scuola per il turismo gastronomico

In dieci giorni di evento 200mila presenze e un giro d’affari che si può stimare in 20 milioni di euro con l’effetto di allungare la stagione e valorizzare i prodotti locali

di Emiliano Sgambato

Il piatto di cous cous vincitore del Campionato del Mondo di San Vito Lo Capo 2024 cucinato dalla coppia di chef composta da Chaoui Hanae, chef imprenditrice che ha aperto a Milano La Medina, un bistrot specializzato in cucina e pasticceria marocchina, e Mourad Dakir, chef e titolare di Maison Touareg

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Il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, è una case history di successo per chi vuole investire in un modello vincente di marketing territoriale e turismo gastronomico che valorizza i prodotti del territorio e prolunga la stagione turistica. Partendo dalla celebrazione di un piatto della tradizione – appunto il Cous Cous alla Sanvitese (guai a chiamarlo Trapanese!) – l’evento anno dopo anno è cresciuto acquisendo una forte valenza culturale all’insegna dell’integrazione tra i popoli, uniti appunto dal cous cous, divenuto cinque anni fa Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco su domanda di Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia, ma anche con l’appoggio di San Vito Lo Capo, comune siciliano in provincia di Trapani. E i cui consumi in Italia stanno aumentando in doppia cifra.

Attorno al cuore dell’evento, che mette (fraternamente) in gara chef chiamati a valorizzare il cous cous nel Campionato italiano e in quello del Mondo, ruotano i cooking show di noti volti dell’enogastronomia nazionale ma anche concerti di grandi nomi del pop italiano ed altri eventi collaterali.

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La 27esima edizione del Cous Cous Fest dello scorso settembre è stata inaugurata tra gli altri dal ministro Lollobrigida e dall’esperta di turismo enogastronomico Roberta Garibaldi, docente di Tourism management all’Università di Bergamo, che ha definito l’evento una «best practice italiana». «Gli arrivi nella cittadina dal 2006 al 2021 – ha sottolineato la vice presidente del Comitato turismo dell’Ocse e ex ad di Enit citando uno studio effettuato con l’Università di Palermo – sono cresciuti del 55% mentre le presenze, nello stesso periodo, sono aumentare del 20. Parallelamente si è registrata una crescita del 29%, delle strutture alberghiere e del 403% di quelle extra-alberghiere. Tutto questo ha avuto un forte impatto sul valore degli immobili (che ora arriva a 5mila euro al metro quadrato, ndr) e ha portato San Vito Lo Capo ad ottenere il massimo dei punteggi Istat per gli indici turistici».

«Dal 1998 a oggi le presenze si sono decuplicate – conferma Marcello Orlando, amministratore unico di Feedback, società organizzatrice dell’evento – e siamo ormai arrivati a 280 strutture turistiche in un paese di 4.800 abitanti, toccando ormai un limite fisiologico. Il Cous Cous Fest ha permesso di allungare la stagione e questo fenomeno di “stretching” ora sta continuando nel periodo fuori evento a settembre e inizio ottobre, ma anche nel resto dell’anno grazie alle bellezze naturalistiche e culturali della nostra terra, che vuol dire solo mare incontaminato. Ad esempio c’è chi viene a visitarci per arrampicare sulle nostre falesie. Un obiettivo è anche quello di attirare più stranieri che al Fest sono solo il 5% delle presenze. San Vito è comunque diventata, anche grazie al cous cous, la prima meta della Sicilia Occidentale, con un terzo delle presenze turistiche nella provincia di Trapani, dove ci sono come ad esempio Favignana o Selinunte. Vogliamo comunque fare sistema più che competere e in questi giorni ad esempio siamo alla Bit di Milano con il progetto The Best of Western Sicily».

Difficile calcolare con precisione il giro d’affari generato dal Cous Cous Fest. «Stimando una occupazione dei soli posti letto nel comune, che sono circa 13mila, per una occupazione del 75% nei dieci giorni dell’evento – dice Orlando – si può calcolare che le presenze siano minimo 100mila. Ma se si aggiungono gli escursionisti che raggiungono San Vito in giornata queste diventano tra le 200mila e le 250mila. Ovviamente l’apporto in termini di spesa tra i due tipi di turista è differente con gli escursionisti che spendono tra i 25 e i 30 euro e chi pernotta ovviamente molto di più. Uno studio di qualche anno fa aveva stimato un ritorno di 18 euro per ogni euro investito. Allora l’investimento era di circa un milione, ora il “costo” è salito a circa 1,5 milioni». Cercando di tirare le conclusioni si può stimare quindi un impatto di circa 20 milioni di euro solo nei giorni dell’evento (meno di 100 euro medi a testa per una media di oltre 200mila presenze). Un valore ancora più prezioso se si considera che i fondi per finanziarlo arrivano «per il 90% da sponsorizzazioni, fundrasing e biglietti per le degustazioni, con il Comune di San Vito Lo Capo che negli ultimi 8 anni ha contribuito per una quota tra il 6,5 e il 10 per cento».

Il Cous Cous Fest è organizzato dall’agenzia Feedback in partnership con il Comune di San Vito lo Capo, il sostegno della Regione Siciliana, dei main sponsor Bia, Conad ed Electrolux e degli official sponsor Acqua Maniva, Amadori, Cia - Agricoltori italiani Sicilia Occidentale, Premiati Oleifici Barbera, il Gruppo Caronte & Tourist, Organizzazione regionale ovicoltori siciliani, Le Stagioni d’Italia, Tenute Orestiadi e UniCredit.

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