Covered Bond, mercato «scongelato». Un’arma in più per affrontare il dopo Tltro
Secondo Scope Ratings il recepimento della direttiva Ue può sbloccare le emissioni in Italia. E aiutare le banche a coprire il fabbisogno di liquidità che si crea con la restituzione dei fondi di emergenza alla Bce
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Un mercato che si è pericolosamente inceppato quello dei covered bond italiani, ma che l’allineamento pur tardivo del nostro Paese alla regolamentazione europea in materia può finalmente riportare allo splendore di un tempo e fornire così alle banche un’arma di rifinanziamento in più nel momento in cui dovranno procedere alla restituzione dei fondi Tltro richiesti alla Bce. A pensarla in questo modo è Scope Ratings, che ha dedicato un approfondimento specifico sul recepimento della Direttiva europea sui Covered Bond (Cbd) avvenuto lo scorso fine marzo da parte della legislazione nazionale.
Il recepimento della direttiva Ue
L’aggiornamento, necessario affinché le obbligazioni garantite italiane possano ottenere il marchio «European Covered Bond (Premium)», ha di per sé apportato solo modifiche limitate al quadro normativo esistente. «Gli elementi principali – ricorda Mathias Pleissner, Deputy Head Covered Bonds di Scope Ratings - sono stati il rafforzamento della vigilanza regolamentare e l’eliminazione dei vincoli di emissione per le banche più piccole, l’informazione regolare degli investitori è stata inoltre codificata attraverso una trasparenza obbligatoria anziché volontaria, mentre è stato chiarito l’uso di derivati da parte delle banche con rating inferiore».
Un mercato ibernato
Nessuna rivoluzione alle porte, quindi, ma pur sempre un passo importante per superare quell’impasse che Scope ha definito «ibernazione tecnica». Il mercato dei covered bond italiani, settimo in ordine di importanza a livello internazionale con uno stock di titoli in circolazione di circa 170 miliardi di euro alla fine del 2022, si è di fatto bloccato per l’inconveniente appena accennato. Da un livello di emissioni annuali che oscillava in genere fra i 20 e i 40 miliardi si è improvvisamente crollati fino ai soli 6 miliardi dello scorso anno e alla cessazione totale nel 2023 proprio per la mancanza di legislazione secondaria che non ha permesso agli emittenti di aggiornare i prospetti dei programmi.
Colmata la lacuna si può auspicabilmente tornare ai livelli del passato per uno strumento che resta di vitale importanza per le banche. «I covered bond italiani sono un prodotto di rifinanziamento sistemico, soprattutto per i mutui residenziali visto che il 41% di questi è rifinanziato con obbligazioni garantite e il volume in circolazione rappresentava oltre il 10% del Pil nazionale», puntualizza Pleissner, ricordando come alla fine del 2021 ben 13 istituti di credito italiani emettessero obbligazioni garantite attraverso 22 programmi individuali.
L’insidia Tltro
Aver rimosso l’ostacolo che si era creato diventa a questo punto ancora più rilevante alla luce delle rinnovate esigenze di rifinanziamento del sistema creditizio, in un contesto di tassi in crescite e nel quale le dinamiche di politica monetaria stanno necessariamente cambiando. In un’intervista a Il Sole 24 Ore il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos ha sì ricordato che le operazioni di rifinanziamento straordinarie e vincolate Tltro restano fra gli strumenti riutilizzabili all’occorrenza dall’Eurotower, ma è chiaro che la loro epoca si sta al momento concludendo.


