Credit Suisse, fine ingloriosa nell’ignavia della Vigilanza
Investimenti azzardati, inchieste per truffe e riciclaggio, risk management fallimentare. Così si è arrivati al collasso della banca svizzera e alla perdita di fiducia verso i regolatori, che sui segnali di crisi sembrano aver chiuso gli occhi troppo a lungo
di Alessandro Graziani
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Investimenti azzardati e finiti male come quelli in Archegos e Greensill, che hanno generato perdite complessive per oltre 10 miliardi. Indagini in varie parti del mondo con accuse di riciclaggio di denaro sporco e truffe che hanno generato sanzioni miliardarie. E infine la perdita di fiducia da parte degli investitori e, da ultimo, dei clienti. Così si è consumata lo scorso weekend l’ingloriosa fine del Credit Suisse, salvata dai rivali svizzeri di Ubs con la compiacenza sistemica di Governo, Banca centrale e Autorità di vigilanza (Finma) che – fino a pochi giorni prima del bailout – addirittura negavano che la banca fosse in difficoltà.
Se la crisi del Credit Suisse è da addebitare, secondo molti osservatori, principalmente alle scelte d’investimento scellerate che negli ultimi tre anni hanno generato per ben due volte perdite su un singolo deal superiori al 10% del patrimonio di Vigilanza, la responsabilità è dei bankers di Zurigo, di una gestione del risk management fallimentare e di un sistema dei controlli interni quantomeno opaco.
Come è capitato altre volte negli anni passati in altre situazioni di crisi di banche d’investimento, si pensi a quello della tedesca Dresdner Bank, la sensazione di molti analisti è che negli ultimi anni all’interno dell’headquarter di Credit Suisse si fosse creata una sorta di “banca nella banca”, una struttura parallela e poco controllata che aveva mano libera nel cercare di fare profitti con investimenti “al limite” in varie aree del mondo per cercare di recuperare la redditività perduta.
«Per molto meno in Italia l’Autorità giudiziaria avrebbe giustamente aperto chissà quante indagini – commenta un banchiere italiano di lungo corso – Invece in Svizzera non è mai scattata nessuna inchiesta, né si è mai avuta notizia di interventi della locale Vigilanza bancaria».
L’eccessiva timidezza della Banca Nazionale Svizzera e di Finma nei confronti di una delle loro due grandi banche è il vero tarlo che preoccupa gli investitori anche per il futuro. Nell’immediato, per l’anomalo coinvolgimento nel salvataggio di Credit Suisse dei bond At1 che – sconvolgendo la gerarchia dei debitori – ha privilegiato gli azionisti rispetto agli obbligazionisti subordinati, creando subbuglio in tutta Europa sul mercato dei bond bancari.



