Società

Crescere con i papà limita i rischi di povertà e abbandono scolastico

In Italia il 32% delle donne tra 25 e 49 anni dedica oltre 50 ore a settimana alla cura dei figli, contro il 7,2% degli uomini

di Silvia Pasqualotto

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Non più assenti e autoritari, ma sempre più presenti nella vita dei figli tanto da incidere fortemente sulla loro crescita. Sono i nuovi papà, lontani dal modello del secolo scorso, ma ancora alla ricerca di un proprio ruolo e spazio nella cura dei figli, finora demandata quasi esclusivamente alle madri. L’ultimo rapporto Istat sui “Tempi della vita quotidiana” del 2019 mostrava infatti che tra i genitori di figli minorenni esistono ancora vistose differenze di genere nel tasso di partecipazione alla cura. Sono infatti il 46,8 per cento i padri coinvolti contro il 73 per cento delle madri. Mentre secondo l’elaborazione fatta da Openpolis sui dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), nel 2022 in Italia il 32,1 per cento delle donne tra 25 e 49 anni dedicava oltre 50 ore a settimana alla cura dei figli. Una quota che per gli uomini della stessa fascia d’età scendeva al 7,2 per cento.

Tale disparità non riguarda solo il nostro Paese. Secondo l’edizione 2020 del report “La vita delle donne e degli uomini in Europa”, un ritratto statistico realizzato da Eurostat, in tutta l’Unione il 93 per cento delle donne tra i 25 e i 49 anni si prende cura quotidianamente dei propri figli, rispetto al 69 per cento degli uomini. La parità genitoriale è quindi ancora lontana, eppure raggiungerla porterebbe effetti positivi sia alle famiglie che ai bambini.

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In particolare, il coinvolgimento dei papà giocherebbe, secondo diverse ricerche, un ruolo importante nella definizione del futuro di bambini e bambine, condizionandone per esempio il comportamento in adolescenza, il livello di successo scolastico e lo sviluppo cognitivo, la propensione al ricorso alla violenza e anche il rischio di sviluppare problemi comportamentali ed emotivi. Sono queste le evidenze a cui è giunto uno dei primi studi sul tema, un’analisi pubblicata sulla rivista scandinava Acta Paediatrica che analizzava tutta la letteratura disponibile sull’argomento fino a quel momento.

Più recenti sono invece i dati contenuti nel report 2023 sulla popolazione (Current population survey) pubblicati dalla US Census bureau a gennaio 2024 che rivelano che quando i bambini crescono con una figura paterna hanno meno probabilità di vivere in povertà, abbandonare la scuola o commettere crimini. A evidenze simili era giunta, qualche anno prima, sempre negli Stati Uniti, un’analisi comparata su 66 studi sul tema da cui era emerso che quando i padri sono coinvolti nella vita dei figli, in particolare nella loro istruzione, i bambini ottengono risultati scolastici migliori. L’analisi mostrava che i piccoli in età prescolare con papà coinvolti nella loro cura avevano abilità verbali più marcate e le ragazze sviluppavano capacità matematiche più forti.

Sui risultati scolastici si è concentrata anche una recente ricerca condotta dall’Università inglese di Leeds, pubblicata lo scorso settembre. Lo studio afferma che i padri hanno «un effetto unico e importante» sui risultati scolastici dei bambini. Sembra infatti che i figli di padri che, prima dell’inizio della scuola, hanno trascorso regolarmente del tempo con loro in attività come leggere, giocare, raccontare storie, disegnare e cantare, ottengano risultati migliori alla scuola primaria. Il motivo? I piccoli vengono esposti sin dalla nascita a stili genitoriali, linguaggi e comportamenti diversi che li arricchiscono e li stimolano.

È da evidenze come queste che hanno preso spuntoi programmi per incoraggiare il coinvolgimento dei padri nei lavori di cura come l’europeo 4E-Parent che punta a favorire la condivisione del lavoro di cura ed eliminare gli stereotipi di genere così da contribuire a un cambiamento culturale che non può più attendere.

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