Crisi bancarie e nuove regole Ue, Sabatini (Abi): «Molti aspetti da rivedere»
Giovanni Sabatini, dg di Abi, commenta il pacchetto di revisione della gestione delle crisi bancarie di medie e piccole dimensioni varato dalla Commissione europea
di Laura Serafini
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«Quello che si prospetta è un quadro normativo più rigido rispetto alle modalità di gestione delle crisi alternative alla risoluzione sinora in vigore. Ci sono una serie di aspetti sui quali occorre riflettere». Giovanni Sabatini, dg di Abi (Associazione bancaria italiana), commenta il pacchetto di revisione della gestione delle crisi bancarie di medie e piccole dimensioni varato dalla Commissione europea. «C’è un’inversione nella logica con cui si gestiscono le crisi- spiega -. L’ampliamento dell’ambito di applicazione della procedura di risoluzione nella sostanza rende prevalente questo metodo, sinora previsto per le banche significant, anche alle altre banche mentre sembrano configurarsi come residuali le soluzioni nazionali». Come, ad esempio, la liquidazione coatta amministrativa prevista dall’ordinamento italiano. Ma in realtà anche gli interventi preventivi dei fondi di tutela dei depositi, che hanno salvato Carige e Popolare di Bari, sembrano diventare residuali.
«La risoluzione appare come la strada prevalente perché, secondo la proposta, garantisce meglio il raggiungimento di una serie di obiettivi (tutela delle attività della banca, dei depositanti, non esborso di fondi pubblici, ndr) e quindi la liquidazione è consentita in via residuale solo se si dimostra che essa può, in un caso determinato, garantire meglio il raggiungimento di quegli obiettivi. Prima era il contrario. Emerge, poi, che gli interventi dei fondi di tutela dei depositi vengono, in linea di massima, finalizzati a far uscire la banca in crisi dal mercato. La modifica dell’articolo 32b, in particolare, stabilisce che se vengono consentite le procedure nazionali esse devono portare all’uscita dal mercato della banca entro un lasso di tempo ragionevole. Con queste regole oggi Popolare di Bari e Carige non avrebbero potuto essere salvate. Vorrei ricordare quanto abbiamo dimostrato con uno studio quantitativo e analitico fatto con il Fitd, in base al quale emerge che la risoluzione applicata alle banche di minori dimensioni costa il 50% in più degli interventi preventivi alternativi».
Altro aspetto inerente i fondi di tutela dei depositi è relativo ai dubbi che la proposta lascia rispetto alla legittimità del loro uso per gli interventi preventivi. In sostanza, in mancanza di chiarezza, qualcuno potrebbe rispolverare (nonostante le sentenze di senso contrario della Corte del Lussemburgo) la comunicazione della Dg Competition del 2014 che li definiva interventi pubblici. Riproponendo in questo modo il cortocircuito che nel 2014 mandò in risoluzione Banca Tercas. Questo tema è stato toccato in occasione del comitato esecutivo dell’Abi, al quale ieri ha partecipato la presidente della commissione Econ del parlamento europeo, Irene Tinagli.
Ieri Tinagli ha detto che il lavoro in Parlamento Ue ha l’obiettivo «di non penalizzare la diversità dei modelli di business e le banche piccole e medie». Ha aggiunto che «altre proposte legislative saranno discusse a breve, a partire dal pacchetto sulle crisi bancarie che presenta alcuni elementi di criticità ma su cui sarà importante lavorare con spirito costruttivo, superando i problemi e le rigidità già riscontrati nell’attuale quadro legislativo con l’ambizione di proseguire il percorso di costruzione dell’Unione Bancaria. Se l’Italia adottasse una posizione politica di rigetto completo della riforma rischierebbe di fare il gioco di quei Paesi da sempre piuttosto critici verso una maggiore integrazione europea. Non sarebbe un bel risultato».
Le preoccupazioni di Sabatini riguardano anche la prevalenza che sembra data alle autorità europee, in particolare al Single Resolution Board, nel decidere quando una banca debba andare in risoluzione oppure debba essere gestita secondo le regole nazionali. «Ritegno che questo sia un tema sul quale occorre riflettere: vale sempre il principio in base al quale ogni crisi è diversa e devono essere fatte valutazioni caso per caso. Questo tipo di valutazioni le devono fare le Autorità nazionali. Per cui mi sento di dire che quando i tedeschi sostengono che è necessario lasciare un margine alle Autorità nazionali a mio avviso è corretto».


