Crollo Genova, chiusa la relazione del Mit: «Da Aspi controlli inadeguati»
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La procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata da Autostrade per l’Italia, basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima di sicurezza nei confronti del collasso. Il rischio di crollo del Ponte Morandi a Genova era evidente già negli anni scorsi, e ancor più lo era nel progetto di retrofitting di Autostrade del 2017.
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Sottovalutati segnali di allarme
Eppure il concessionario ha sottovalutato l’«inequivocabile segnale di allarme», ha «minimizzato o celato» la gravità della situazione al Ministero delle Infrastrutture (Mit), e «non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza». È quanto si legge nella dura conclusione della Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che ha ultimato il suo lavoro e presentato la relazione sul crollo del ponte di Genova. Il documento è stato pubblicato sul sito del ministero. La Commissione ispettiva è stata costituita dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti subito dopo il tragico crollo del cosiddetto ponte Morandi (Viadotto Polcevera), proprio per far luce sulle cause che hanno portato alla tragedia che ha colpito la città di Genova il 14 agosto scorso.
Autostrade: ipotesi integralmente da verificare
Immediata la reazione di Autostrade. In una nota sottolinea che quelle esposte nella relazione del Mit sono «mere ipotesi ancora integralmente da verificare». Sono «integralmente rigettate» da Autostrade per l’Italia «le contestazioni sull’inadeguatezza delle procedure di controllo da sempre applicate, attraverso il contratto di convenzione con Spea attivo dal 1985». Secondo Aspi «il sistema di controllo, sottoposto all'esame del Concedente ancora nel 2017, è totalmente conforme con gli obblighi di legge e - sottolinea - non è mai stato oggetto di alcun rilievo da parte del Concedente». Secondo Aspi la relazione non tiene in alcun conto gli elementi di chiarimento forniti dai tecnici della Concessionaria nel corso delle audizioni alla commissione e le responsabilità ipotizzate dalla Commissione «non possono che ritenersi mere ipotesi ancora integralmente da verificare e da dimostrare, considerando peraltro che il comportamento della Concessionaria è stato sempre pienamente rispettoso della legge e totalmente trasparente nei confronti del Concedente». Sul fronte della manutenzione contestata alla società, Aspi dichiara di aver speso circa 9 milioni di euro negli ultimi 3 anni e mezzo per aumentare la sicurezza del ponte e che nel periodo 2015-2018 sono stati realizzati sul ponte ben 926 giorni-cantiere, pari a una media settimanale di 5 giorni-cantiere su 7.
Si legge nelle conclusioni della relazione del Mit: «Le cause e cinematismo del crollo sono elencate come verosimili ma non definitive ipotesi di lavoro che potranno essere suscettibili di affinamenti in presenza di eventuali ulteriori informazioni».

