Conflitto e investimenti

Cybersecurity, rinnovabili e oro: ecco il portafoglio da guerra

Allianz GI rivisita (e adatta alle regole dei giorni nostri) il mix di ingredienti che aveva reso famoso alla fine degli anni 70 il guru Stanley Druckenmiller. Con qualche sorpresa

di Maximilian Cellino

(© Andrew Brookes)

3' min read

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Quattro dosi di azioni del comparto energia, una di titoli della difesa e per guarnire una spruzzata di oro e una di bond a tasso variabile. Con una ricetta del genere l’allora rampante Stanley Druckenmiller costruì la propria leggenda di guru degli investimenti: il suo portafoglio sbaragliò il mercato verso la fine degli anni 70 del secolo scorso, all’epoca della seconda crisi energetica e della rincorsa agli armamenti per la Guerra Fredda. Non fu tutto sommato difficile (giudicando a posteriori) trarre vantaggio da una situazione che di lì a poco sarebbe tramontata e che non sembrava in grado di risorgere nella storia. Almeno fino ai nostri giorni, durante i quali condizioni simili si stanno tristemente ripresentando, e in modo non proprio atteso.

Il tramonto dei «riccioli d’oro»

Ricostruire oggi il portafoglio Druckenmiller sarebbe certo impensabile per un investitore che giocasse con le regole attuali: armi e combustibili fossili non hanno più diritto di cittadinanza (per fortuna, verrebbe da dire) nei portafogli degli istituzionali. Per questi la sostenibilità declinata attraverso l’adesione a criteri Esg, rappresenta anzi la stella polare da seguire.

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Resta tuttavia possibile ricreare qualcosa di non molto diverso, e in grado soprattutto di ben figurare in uno scenario che si potrebbe anche definire anti-goldilocks: un mix per difendersi nei momenti in cui, al contrario della favola «riccioli d’oro», il mondo non sta probabilmente entrando in una fase di crescita importante e bassa inflazione, e in particolare non sembra dirigersi verso un periodo di maggior prosperità e benessere.

Lo dimostrano i prezzi delle materie prime (non solo petrolio e gas), i cui valori non sono verosimilmente destinati a rientrare a breve e lo conferma il vertiginoso aumento delle spese legate alla difesa (gli 850 miliardi degli Stati Uniti, che valgono da soli la metà del budget dei Paesi del G20, ma anche il ritorno sulla scena della Germania) per rispondere all’escalation militare in Ucraina.

Oggi il tema della difesa può essere riconvertito pensando alla cybersecurity, mentre nel campo delle risorse energetiche si può puntare sulle società più attive nel processo di transizione verso fonti rinnovabili

Allianz Global Investors Enzo Corsello

«Viste le premesse il portafoglio Druckenmiller di fine anni 70 riacquisterebbe tutta la sua importanza, ma occorre adattarlo allo scenario di 40 anni dopo», conferma Enzo Corsello, responsabile per l’Italia di Allianz Global Investors. La sua idea è che i pesi vadano leggermente modificati, ma soprattutto che occorra trovare alternative (o surrogati) a petrolio e armi: «Oggi il tema della difesa può essere riconvertito pensando alla cybersecurity, mentre nel campo delle risorse energetiche si può puntare sulle società più attive nel processo di transizione verso fonti rinnovabili», spiega Corsello, che in questo modo non soltanto rende «politicamente corretti» gli investimenti, ma va anche a individuare due fra i principali fenomeni che i gestori amano definire megatrend.

Il nodo delle valutazioni

Sarebbe insomma la quadratura del cerchio, se non fosse per qualche insidia che si annida qua e là. Quella delle valutazioni anzitutto, perché le aziende quotate legate alla sicurezza dei dati o le smart energy sono spesso allo stato embrionale di start up, produrranno utili soltanto a venire e, uscendo da una fase sprint dei mercati non hanno certo valutazioni a sconto. «Gli investimenti delle imprese in tecnologia, specialmente quelle legate all’intelligenza artificiale o allo sfruttamento e alla protezione dell’enorme mole di dati sensibili in loro possesso, è destinata inevitabilmente ad aumentare e questo rappresenta una sorta di limite inferiore per le quotazioni di chi opera in questi settori», riconosce Corsello, che nell’ambito dell’energia punta inoltre il dito su un aspetto sotto gli occhi di tutti: «Il tema della sostituzione della componente dei combustibili fossili – aggiunge - è sempre più centrale, e l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe rappresenta se possibile un ulteriore acceleratore in direzione di una transizione energetica».

Questione di pesi (e tempo)

Allo stesso modo, anche qualche correzione nei pesi originariamente applicati da Druckenmiller appare opportuna. «Destinerei alle aziende legate alla riconversione energetica il 40% dell’investimento e il 30% al tema della cybersecurity, lasciando comunque un 20% in liquidità da detenere attraverso titoli a tasso variabile da utilizzare per sfruttare eventuali occasioni che si potrebbero presentare e un 10% in oro o aziende aurifere come protezione», specifica Corsello. Occorre poi anche non avere fretta: se il successo che valse al suo creatore la possibilità di guidare poi i fondi di George Soros fu pressoché immediato, stavolta i risultati saranno verosimilmente più apprezzabili in un orizzonte temporale più esteso. Giusto il tempo di vedere avvicinarsi alla meta i due megatrend che si è deciso di seguire.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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