Cybersecurity, rinnovabili e oro: ecco il portafoglio da guerra
Allianz GI rivisita (e adatta alle regole dei giorni nostri) il mix di ingredienti che aveva reso famoso alla fine degli anni 70 il guru Stanley Druckenmiller. Con qualche sorpresa
di Maximilian Cellino
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Quattro dosi di azioni del comparto energia, una di titoli della difesa e per guarnire una spruzzata di oro e una di bond a tasso variabile. Con una ricetta del genere l’allora rampante Stanley Druckenmiller costruì la propria leggenda di guru degli investimenti: il suo portafoglio sbaragliò il mercato verso la fine degli anni 70 del secolo scorso, all’epoca della seconda crisi energetica e della rincorsa agli armamenti per la Guerra Fredda. Non fu tutto sommato difficile (giudicando a posteriori) trarre vantaggio da una situazione che di lì a poco sarebbe tramontata e che non sembrava in grado di risorgere nella storia. Almeno fino ai nostri giorni, durante i quali condizioni simili si stanno tristemente ripresentando, e in modo non proprio atteso.
Il tramonto dei «riccioli d’oro»
Ricostruire oggi il portafoglio Druckenmiller sarebbe certo impensabile per un investitore che giocasse con le regole attuali: armi e combustibili fossili non hanno più diritto di cittadinanza (per fortuna, verrebbe da dire) nei portafogli degli istituzionali. Per questi la sostenibilità declinata attraverso l’adesione a criteri Esg, rappresenta anzi la stella polare da seguire.
Resta tuttavia possibile ricreare qualcosa di non molto diverso, e in grado soprattutto di ben figurare in uno scenario che si potrebbe anche definire anti-goldilocks: un mix per difendersi nei momenti in cui, al contrario della favola «riccioli d’oro», il mondo non sta probabilmente entrando in una fase di crescita importante e bassa inflazione, e in particolare non sembra dirigersi verso un periodo di maggior prosperità e benessere.
Lo dimostrano i prezzi delle materie prime (non solo petrolio e gas), i cui valori non sono verosimilmente destinati a rientrare a breve e lo conferma il vertiginoso aumento delle spese legate alla difesa (gli 850 miliardi degli Stati Uniti, che valgono da soli la metà del budget dei Paesi del G20, ma anche il ritorno sulla scena della Germania) per rispondere all’escalation militare in Ucraina.
«Viste le premesse il portafoglio Druckenmiller di fine anni 70 riacquisterebbe tutta la sua importanza, ma occorre adattarlo allo scenario di 40 anni dopo», conferma Enzo Corsello, responsabile per l’Italia di Allianz Global Investors. La sua idea è che i pesi vadano leggermente modificati, ma soprattutto che occorra trovare alternative (o surrogati) a petrolio e armi: «Oggi il tema della difesa può essere riconvertito pensando alla cybersecurity, mentre nel campo delle risorse energetiche si può puntare sulle società più attive nel processo di transizione verso fonti rinnovabili», spiega Corsello, che in questo modo non soltanto rende «politicamente corretti» gli investimenti, ma va anche a individuare due fra i principali fenomeni che i gestori amano definire megatrend.



