Finanza di guerra

Perché l’idea di un «Eurobond di guerra» rianima anche i BTp

L’ipotesi di un finanziamento comune delle spese energetiche e della difesa rafforza l’idea di un’Europa unità e mette in primo piano il ruolo della politica fiscale

di Maximilian Cellino

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Un movimento repentino, e forse non del tutto atteso: nella mattina di martedì 8 marzo alle prime indicazioni delle nuove massicce emissioni di Eurobond per finanziare le extra-spese che dovranno affrontare i Paesi del Vecchio Continente per l’energia e la difesa a causa della crisi fra Russia e Ucraina si rianimano le Borse, ma si riduce in modo forse inatteso anche lo spread fra BTp e Bund. Nel pomeriggio, alle precisazioni del vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, i listini azionari si sgonfiano, ma la forza relativa dei titoli di Stato italiani resta e il differenziale termina a 148 punti base dai 161 della vigilia.

Gli eventi della giornata

Il primo fremito, in positivo, i mercati l’hanno avuto nella mattinata, quando le agenzie hanno riportato l’indiscrezione di discussioni in seno alla Ue per la discussione di un programma congiunto di emissione di obbligazioni «su scala potenzialmente enorme» finalizzato a finanziare le extra-spese per l’energia e la difesa causate dalla crisi fra Russia e Ucraina. Una proposta, questa, che potrebbe essere presentata dopo il vertice informale che i leader europei terranno a Versailles giovedì prossimo, e che rappresenterebbe soprattutto un indubbio elemento di novità nello scacchiere comunitario.

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ALTA VOLATILITÀ

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Immediata quindi la reazione dei mercati, con il già citato rimbalzo dei listini azionari e con l’altrettanta significativa riduzione dei differenziali di rendimento dei titoli di Stato dei Paesi periferici. Movimenti che la successiva, parziale, marcia indietro di Timmermans hanno frenato in modo sostanziale: «Non abbiamo piani simili in commissione», ha tagliato corto il vicepresidente, che in una ulteriore apparizione televisiva su Bloomberg ha però ammesso di essere «sicuro che i nostri leader torneranno sulla questione del finanziamento anche giovedì e venerdì prossimo, perché è chiaro che alla luce della ancor più necessaria transizione energetica che si deve ora affrontare occorra anche rivedere le scelte strategiche da effettuare».

Europa più unita, meno rischio sistemico

Le parole di Timmermans, zavorra per la Borsa, non sono invece riuscite a smorzare la performance relativa dei BTp. Quale dunque la connessione fra Eurobond e titoli di casa nostra? Chi opera sui listini quotidianamente tende a pensare a un mix di fattori, che finisce però per coinvolgere l’essenza dell’Europa stessa: «Al mercato piace l’idea di un Eurobond perché dimostra si sta formando un modus operandi in Europa per gestire le crisi: uno strumento per superare l’emergenza sfruttando i tassi bassi dell’Europa senza gravare sui bilanci nazionali», spiega Matteo Ramenghi, direttore investimenti Ubs Italia, sottolineando come una scelta simili tenderebbe a «ridurre il rischio sistemico e aiutare i Paesi più indebitati come l’Italia».

Il ruolo chiave della politica fiscale

«Utilizzare emissioni di debito comune per finanziare anche l’aumento della bolletta energetica e delle spese militari europee sarebbe dirompente - aggiunge Enzo Corsello, che guida Allianz Global Investors in Italia - perché dimostra come l’Europa sia finalmente unita e soprattutto utilizza la leva della defiscalizzazione come strumento complementare alla politica monetaria». Risulta quindi fondamentale dare ulteriore spazio alle misure fiscali nel momento in cui le armi della Banca centrale europea, alla vigilia della riunone chiave del 10 marzo, appaiono sempre più spuntate nei confronti di una crisi che riguarda l’offerta e non la domanda.

Le emissioni Ue...

Nell’ambito del piano Next Generation Eu varato lo scorso anno la Commissione ha già collocato sul mercato attraverso successive operazioni sindacate titoli a medio lungo-termine con scadenza compresa fra 5 e 30 anni (fra i quali un green bond a 15 anni) per complessivi 71 miliardi di euro. A questi si sono poi aggiunti ulteriori 10 miliardi raccolti in successive riaperture e titoli a breve scadenza (una sorta di EuroBoT) che idealmente vanno ad affiancare quanto già emesso per finanziare il piano Sure (circa 90 miliardi di euro).

...e i loro rendimenti

In termini di rendimento, gli Eurobond continuano a viaggiare in una posizione intermedia: sono sostanzialmente su tassi più alti rispetto ai corrispettivi Bund (0,03% contro -0,22 sui 5 anni, 0,58% anziché 0,11% a 10 anni e 0,89% invece di 0,33% a 30 anni) ma ovviamente inferiori ai BTp (rispettivamente 0,72%, 1,60% e 2,28%) .

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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