Dal BTp Valore scudo anti prezzi. Rendimento netto fino al 3,1%
Il tasso effettivo pareggia le stime di inflazione. In pista 18,8 miliardi di due BTp Italia appena scaduti. Sui conti liquidità a 1.520 miliardi
di Gianni Trovati
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La battaglia è sempre quella con l’inflazione. Il BTp Valore in offerta da lunedì non è indicizzato, e questa è la differenza principale con il BTp Italia che fin qui è stato il protagonista quasi assoluto sulla scena dei bond governativi dedicati ai piccoli investitori. Ma offre, e qui arriva la seconda caratteristica che separa i due titoli, un rendimento che cresce nel tempo mentre le prospettive dell’indice dei prezzi sono in discesa, anche se la flessione è decisamente più lenta rispetto a quella sperata nella prima fase dello shock. Proprio l’incertezza sul futuro dell’inflazione complica l’impresa di valutare ex ante il risultato dell’incrocio fra queste due dinamiche divergenti. Ma le carte sono tutte sul tavolo.
La famiglia dei BTp Valore debutta con un titolo a quattro anni, dunque in un orizzonte relativamente breve reso percorribile dai rialzi dei tassi. Il sistema a scalini crescenti porta la cedola dal 3,25% lordo annuo dei primi due al 4% negli ultimi due, in un cammino che si conclude con il premio fedeltà dello 0,5% per chi acquista il BTp nel corso dell’emissione in programma da lunedì a venerdì prossimi e lo mantiene in portafoglio fino alla scadenza. Su queste basi, con vendita alla pari senza commissioni e in una tassazione caratterizzata dall’aliquota agevolata del 12,5%, i calcoli tecnici indicano un rendimento medio a scadenza che sfiora il 3,1% con premio fedeltà. Un livello del genere offrirebbe una protezione sostanzialmente integrale a un’inflazione fedele alle ultime previsioni della Bce, che dal 5,3% atteso quest’anno scendono al 2,9% e al 2,1% nei prossimi due (per il quarto l’obiettivo convenzionale è al 2%).
Intorno a questi calcoli si giocano le attese sul nuovo titolo, che hanno confini potenziali misurabili sulla base di due fattori. Il primo è offerto dalle scadenze dei BTp Italia, che quest’anno disegna infatti una gobba. Il 20 aprile e il 22 maggio scorsi sono arrivate al traguardo due grosse emissioni che cumulavano un circolante da 18,8 miliardi (9,78 miliardi la prima e 8,85 la seconda), riportando una robusta dose di liquidità sui conti degli italiani.
La chiusura delle vecchie offerte non è una condizione determinante per sancire il successo delle nuove, come mostra l’esperienza dell’anno scorso quando le due emissioni effettuate dal Tesoro hanno raccolto in tutto 21 miliardi nonostante l’unica scadenza limitata allo sfortunato quadriennale offerto nel 2018, nel pieno della battaglia fra il governo Conte-1 e Bruxelles sul programma di finanza pubblica, che raccoglieva ormai solo due miliardi. Ma è ovvio che le tante analogie che accomunano platea e meccanismi dei BTp Italia e Valore pongano il nuovo titolo fra le prime destinazioni possibili della liquidità liberata dal vecchio.
Proprio i conti degli italiani propongono il secondo riferimento utile a disegnare il panorama in cui debutta il Valore. I dati aggiornati sono stati offerti mercoledì da Bankitalia. Dal picco del luglio 2022, ha spiegato Ignazio Visco, i depositi sono diminuiti del 6%, con un calo che «riflette la fisiologica riduzione della liquidità accumulata durante la pandemia e la ricerca da parte della clientela di forme di investimento più remunerative, in grado di proteggere meglio i risparmi dall’inflazione». Significa che sui conti ci sono ancora più di 1.520 miliardi, spesso alla ricerca di nuovi ombrelli per parare i colpi prodotti dalla corsa dei prezzi.


