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Dal cordone ombelicale le cellule modificate per trattare la leucemia

La produzione di Carcik, evoluzione delle Car-t, è un’opportunità anche per sfruttare appieno il “patrimonio” contenuto nelle biobanche per la crioconservazione dei cordoni

di Francesca Cerati

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Si chiamano Carcik e sono l’evoluzione delle Car-t. Ma a differenza di questa immunoterapia cellulare che modifica le cellule T del paziente per riconoscere e attaccare il cancro, le Carcik (Chimeric antigen receptor-cytokine induced killer) vengono ricavate dal sangue fresco o crioconservato del cordone ombelicale.

Anche in questo caso, i linfociti T vengono geneticamente modificati in laboratorio e sono capaci di aggredire le cellule di alcune forme di tumori del sangue resistenti alle terapie, come la leucemia linfoblastica acuta, che fa registrare ogni anno circa 400 nuove diagnosi in Italia prevalentemente in età pediatrica.

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A dimostrare la fattibilità e la sicurezza di questo metodo sono i ricercatori della Fondazione Tettamanti del San Gerardo dei Tintori di Monza che hanno presentato i risultati di questo lavoro al 66esimo congresso annuale dell’American Society of Hematology (Ash) tenutosi a San Diego.

I vantaggi

«Poter ricavare le Carcik dal sangue del cordone ombelicale apre alla possibilità in futuro di utilizzare i cordoni conservati nelle biobanche per sviluppare terapie mirate a partire da cellule di donatori compatibili con i pazienti - osserva Sarah Tettamanti, ricercatrice della Fondazione Tettamanti di Monza e co-autrice del lavoro - Nei modelli in vitro utilizzati nel nostro progetto i linfociti T estratti dai cordoni ombelicali e resi capaci di aggredire le cellule tumorali dopo essere stati modificati geneticamente in laboratorio hanno evidenziato caratteristiche sovrapponibili a quelli ricavati dal classico prelievo di sangue dal donatore. Le Carcik sono state sottoposte a diverse fasi di validazione nel nostro laboratorio e nei modelli in vivo hanno evidenziato efficacia nel contrastare la malattia e un’alta tollerabilità. La prospettiva è di sfruttare le evidenze raccolte all’interno dei prossimi studi clinici».

Lo sviluppo atteso dagli studi clinici in corso sulle “Carcik” è infatti la possibilità di definire terapie mirate per forme di leucemia resistenti ai trattamenti standard attraverso linfociti T derivati da donatori e non dai pazienti stessi. Questo approccio, che permette di attingere a cellule che non hanno già subito precedenti trattamenti anti-tumorali, sta mostrando negli studi clinici efficacia nel contrastare la malattia e una maggiore tollerabilità da parte dei pazienti.

Le differenze

La Fondazione Tettamanti è impegnata da diversi anni nello sviluppo delle “Carcik”. Tutti i linfociti “Car” sono dotati di recettori artificiali sulla loro superficie, proteine capaci di riconoscere particolari bersagli (antigeni) sulle cellule tumorali e di eliminarle. Mentre le Car-T commerciali sono ricavate dal paziente stesso, le “Carcik” sono prodotte dal sangue di un donatore sano attraverso un processo più semplice, meno costoso e meno invasivo che non richiede, tra l’altro, l’utilizzo di vettori virali (i virus inattivati, utilizzati nelle Car-T per modificare il Dna dei linfociti e renderli cellule-farmaco contro il tumore).

La modifica genetica nelle “Carcik” avviene, infatti, attraverso i “trasposoni”, sequenze di Dna, che possono stabilmente modificare una cellula senza bisogno di vettori virali. I linfociti così modificati sono infusi nei pazienti affinché possano esercitare la loro funzione difensiva attaccando le cellule tumorali.

Gli studi clinici

Oggi la Fondazione Tettamanti sta portando avanti studi clinici con l’utilizzo di “Carcik” per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta tipo B e per i linfomi non Hodgkin di tipo B, e studi su sistemi cellulari in vitro e in modelli animali in vivo per lo sviluppo di terapie per la leucemia mieloide acuta.

Le cellule “Carcik” sono prodotte nel laboratorio Verri, “un’officina farmaceutica” (cell factory) inaugurata nel 2003 e realizzata per iniziativa della Clinica pediatrica della Fondazione MBBM, dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza con le risorse del Comitato “Maria Letizia Verga”, della Fondazione Tettamanti e del Comitato “Stefano Verri”.

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