Dal linguaggio all’empatia: così le neuroscienze migliorano il coaching
Nuove vie per favorire e ottimizzare il lavoro del coach finalizzato a supportare la persona e il professionista nel raggiungimento dei suoi obiettivi
di Laura Leone *
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Nel corso dell’ultimo biennio, il gruppo di Ricerca di AICP, l’Associazione Italiana Coach Professionisti, ha condotto un approfondimento sul tema delle neuroscienze per il coach. Un tema importante, alimentato dall’impatto sostanziale e spesso decisivo esercitato in vari campi dell’attività umana dalle discipline che studiano le basi biologiche della mente e del comportamento, analizzando in modo particolare i vari aspetti morfo-funzionali del sistema nervoso. Le neuroscienze hanno rivoluzionato l’approccio di molte professioni umanistiche e possono favorire e ottimizzare anche il lavoro del coach finalizzato a supportare la persona e il professionista nel raggiungimento dei suoi obiettivi.
Per comprendere la complessità e la vastità della materia, e ricordando come il coaching debba molto alla maieutica socratica e (in tempi più recenti) all’approccio della psicologia umanistica di Carl Rogers, l’Associazione ha realizzato un manuale di riferimento sintetico delineando delle linee guida utili a comprendere come le neuroscienze siano uno strumento efficace per affrontare le sfide di oggi con maggiore consapevolezza ed efficacia.
Per esaminare l’attività del coach, e come questa possa coniugarsi con le potenzialità cerebrali, occorre una premessa, sviluppata nella prima parte del manuale. Qui si descrive in modo chiaro e accessibile la fisiologia degli emisferi cerebrali e del midollo spinale, approfondendo gli aspetti della neurogenesi e della neuroplasticità del cervello umano e quelli della comunicazione sinaptica tra i 100 miliardi di neuroni che lo compongono, con una specifica attenzione ai neurotrasmettitori implicati in questo sofisticato linguaggio.
Il linguaggio, appunto: è la competenza più evidente che distingue l’homo sapiens dalle altre specie, ma è anche il medium più qualificante della comunicazione tra coach e coachee. Entriamo quindi nei canali bidirezionali del parlare e dell’ascoltare, sui loro presupposti neurologici e su tutte le conseguenti implicazioni di significato e metafora, in cui la parola viene codificata con il suo potere neuroplastico.
Dal linguaggio al respiro il passo è breve, non fosse altro per quell’uscio di entrata e di uscita che è la nostra bocca. Non parliamo del respiro automatico che si ripete inconsciamente 20.000 volte al giorno, ma di quello consapevole, che ci fa vivere l’hic et nunc e favorisce il cambiamento fisiologico, emozionale e cognitivo.

