L’intervento in audizione di Crosetto

All’Italia il comando tattico della missione Ue in Mar Rosso

La Difesa punta a garantire l’impiego di almeno una nave nel Mar Rosso per 12 mesi. Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’invio di velivoli G550 Caew del 14° Stormo dell’Aeronautica Militare, già impiegati nell’ambito di missioni nel fianco Est della Nato

Crosetto: almeno una nave italiana nel Mar Rosso per 12 mesi

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« L’Unione Europea - oggi - ha chiesto all’Italia di fornire il Force Commander dell’operazione Aspides nel Mar Rosso (l’ufficiale ammiraglio che esercita il comando imbarcato degli assetti navali che partecipano all’operazione). L’importanza e l’urgenza dell’Operazione Aspides, che contribuirà a garantire la libera navigazione e la sicurezza del traffico commerciale nel Mar Rosso, hanno indotto la Difesa italiana ad assicurare immediatamente il proprio sostegno. Si tratta di un ulteriore riconoscimento dell’impegno del Governo e della Difesa e della professionalità della Marina Militare». Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Dall’Italia una nave e anche assetti aerei “spia” per la missione europea Aspides per garantire la libertà e sicurezza di navigazione nel Mar Rosso meridionale, nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden. Missione che, sostenuta da Italia, Francia e Germania in occasione dell’ultimo Consiglio Affari esteri, avrà a Larissa in Grecia, il suo quartier generale.

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A delineare questo scenario è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto giovedì 1 febbraio in audizione presso le commissioni Difesa congiunte di Camera e Senato. Tra le altre indicazioni fornite da Crosetto, quella che vede l’Italia assumere quest’anno il comando di Atalanta, Emasoh e Ctf 153, tre missioni già operative nella zona del Mar Rosso e quella in base alla quale Aspides dovrebbe inglobare Emasoh (operativa sullo Stretto di Hormuz e Golfo Persico).

La tabella di marcia

Quanto poi alla nuova missione europea in rampa di lancio - l’obiettivo è ottenere il voto unanime dei 27 Stati membri Ue in occasione della prossima riunione del Consiglio Affari esteri, il 19 febbraio - il responsabile della Difesa ha espresso l’auspicio che partecipino i paesi arabi moderati. Da parte sua, la Difesa punta a garantire l’impiego di almeno una nave nel Mar Rosso per 12 mesi. «Quando il processo decisionale sarà concluso ha annunciato Crosetto -, la Difesa potrà valutare più compiutamente quale contributo operativo fornire, inserendolo nella Delibera Missioni 2024, per il passaggio parlamentare». «L’Italia ha dichiarato fin da subito la necessità di agire per ripristinare la sicurezza di un’area strategica, la cui instabilità è un grave rischio per la libertà di navigazione e il commercio mondiale, con conseguenze negative sulla stabilità economica internazionale e sul costo delle materie prime. A seguito degli sviluppi legati all’attacco terroristico di Hamas contro Israele e alla conseguente risposta militare di Tel Aviv - ha spiegato il ministro -, dal 19 novembre scorso ha avuto luogo un incremento esponenziale della frequenza e della pericolosità delle azioni degli Houthi. Negli ultimi 2 mesi sono stati perpetrati più di trenta di attacchi».

Salto di qualità militare compiuto dal gruppo yemenita

Crosetto ha aggiunto che «gli attacchi sono stati condotti principalmente con l’impiego di missili balistici a corto raggio, di missili anti-nave e di droni suicidi, ai quali sono aggiunte azioni ostili condotte con barchini ed elicotteri, in alcuni casi con finalità di sequestro, come nel caso dell’equipaggio del cargo Galaxy Leader, di proprietà di un armatore israeliano ma operato da una compagnia giapponese, in mano agli Houthi dal 19 novembre. Se a questo aggiungiamo l’impiego di missili balistici per colpire direttamente dallo Yemen il territorio israeliano, è evidente il salto di qualità militare compiuto dal gruppo yemenita, ora in possesso di un arsenale e di capacità operative davvero rilevanti».

La nuova rotta e il balzo dei costi

Una situazione che, ha ricordato il ministro, ha spinto «le più grandi aziende di trasporto merci ad evitare il transito dallo Stretto di Bab el-Mandeb, e di conseguenza da Suez, optando per la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza. Un dato di fatto che aveva dapprima interessato solo le navi portacontainer, si è poi esteso anche alle gasiere e petroliere, tanto che, recentemente, il Qatar ha comunicato l’intenzione di “posticipare” i trasporti attraverso il Mar Rosso delle sue navi gasiere, comprese quelle dirette verso l’Italia». Ancora: «Già nell’ultima settimana del 2023 si era registrato un calo del traffico in transito dal Canale di Suez del 38% e si segnala un aumento dei tempi di navigazione di 10-12 giorni e dei costi di trasporto in alcuni casi quintuplicati».

Come l’Italia intende partecipare

Dal punto di vista operativo, «stiamo valutando anche la possibilità di fornire assetti aerei con capacità di sorveglianza e raccolta dati». C’è infatti da assicurare adeguata copertura dall’alto alle navi, capire cosa si muove a terra ed in mare, intercettare le comunicazioni dei ribelli. Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’invio di velivoli G550 Caew del 14° Stormo dell’Aeronautica Militare, già impiegati nell’ambito di missioni nel fianco Est della Nato. Si tratta di veri e propri radar volanti, dotati di un sistema multi-sensore con funzioni di sorveglianza aerea, comando, controllo e comunicazioni. Possibile anche il dispiegamento di droni, tipo Predator, con compiti di ricognizione e controllo del territorio.

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