Dalle famiglie numerose al territorio di residenza, alle politiche attive: i punti deboli del reddito di cittadinanza
Alcuni elementi hanno fatto sì che la misura non ottenesse, o non ottenesse del tutto gli obiettivi per la quale era stata concepita, a cominciare dall farsi strumento determinante nella lotta alla povertà
di Andrea Carli
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I punti chiave
- Famiglie numerose
- Il fattore territorio
- L’interruzione di tre mesi e gli effetti sulle famiglie con minori
- Il 34,1% dei percettori ha sottoscritto con il centro per l'impiego un patto per il lavoro
- Dpb, a reddito cittadinanza nuove risorse per 800mln, verso stretta anti furbetti
- Il rifinanziamento per il 2021 incassato dal decreto fiscale
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Sì, certamente il punto debole più evidente è stato ed è il numero contenuto di chi ha percepito il sostegno senza poi trovare impiego, con i casi di “furbetti” che puntualmente sono stati e vengono registrati dalle cronache quotidiane. Ma i nodi del Reddito di cittadinanza, la misura di sostegno al reddito fortemente voluta dai Cinque Stelle quando governavano con la Lega nell’ambito del Conte uno, non si esauriscono qui.
Alcuni elementi hanno fatto sì che la misura non ottenesse, o non ottenesse del tutto gli obiettivi per la quale era stata concepita, a cominciare dall farsi strumento determinante nella lotta alla povertà. Tra questi, il punto debole delle famiglie numerose o del legame con il territorio di residenza. Ora si tratta di capire come far sì che questo flusso di denaro raggiunga le persone davvero in difficoltà. Il Reddito di cittadinanza è stato infatti concepito come misura di politica attiva del lavoro che ha lo scopo di contrastare la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale.
Stando al Rapporto di Caritas Italiana “Oltre l’ostacolo”, una persona su cinque (19,9%), di quelle accompagnate nel 2020 dalla Caritas, dichiara di percepire il Reddito di cittadinanza. Tra gli italiani l’incidenza dei percettori sale al 30,1%, scende invece al 9,1% tra gli assistiti stranieri.
Famiglie numerose
Nella versione attuale, le famiglie numerose sono le più penalizzate, soprattutto a causa del sistema di equivalenza che assegna valore uno al primo componente, 0,4 ai maggiorenni della famiglia e solo 0,2 ai minorenni, con il paradosso che una madre single con tre figli piccoli ha un valore di 1,6 sia per il reddito al di sotto del quale è considerata povera sia per il beneficio che può ottenere; due adulti e un figlio maggiorenne hanno valore 1,8. Si lavora a una modifica della scala parametrale dando più valore ai minorenni.
Il fattore territorio
Il Reddito di cittadinanza nella sua accezione di misura contro la povertà non tiene conto di tutti i criteri Istat secondo i quali si è considerati poveri.Tra questi, quello che prende in considerazione la residenza e il tipo di Comune nel quale si abita. In pratica a parità di componenti della famiglia e di reddito si risulta più poveri se si vive a Milano piuttosto che in un comune in provincia di Crotone. È possibile che, nell’ambito del restyling della misura che prenderà forma nell’ambito della legge di Bilancio, si cerchi di garantire un legame con il territorio per quanto riguarda la parte del beneficio erogata per l’affitto. Sempre sul piano del nesso con il territorio, il rapporto Immigrazione 2021 curato da Caritas e Migrantes ha messo in evidenza «i limiti enormi legati alla copertura degli stranieri, dal momento che uno dei requisiti di accesso prevede la residenza in Italia di 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa. I cittadini stranieri - si legge ancora nel documento - già nella situazione pre-pandemia scontavano un doppio svantaggio: la permanenza in condizioni di povertà e un’insufficiente protezione attraverso la misura ordinaria di sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica. Data questa situazione di partenza, l’irruzione della pandemia ha reso urgente prevedere interventi che compensassero i difetti di copertura delle misure vigenti».
