A Montecitorio

Dalle “porte girevoli” alle funzioni separate, sì della Camera alla riforma della giustizia

Approvata dalla Camera la legge su Csm e ordinamento giudiziario, ora passa al Senato. Limiti alle toghe in politica e un solo pasaggio tra giudici e pm. Sotto osservazione tutta l’attività dei magistrati. Per gli avanzamenti in carriera determinante la tenuta dei provvedimenti

di Giovanni Negri

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Aumento dei consiglieri, una nuova legge elettorale, regole di funzionamento interno contro le correnti, incompatibilità rafforzata politica-magistratura, separazione delle funzioni, riduzione dei fuori ruolo. Passa da queste novità la legge di riforma di ordinamento giudiziario e Csm, punto centrale dell'”Agenda Mattarella” e snodo cruciale per il recupero di credibilità della magistratura dopo una lunga stagione di difficoltà aperta con lo scandalo delle nomine pilotate ai vertici di alcuni grandi uffici giudiziari. La Camera ha approvato con 328 voti a favore, 41 contrari e 25 astensioni (tra questi il gruppo Iv) il ddl delega. L'obiettivo è di fare entrare in vigore le nuove misure entro le prossime settimane, dopo il passaggio al Senato, per assicurare a luglio un voto per il rinnovo del Csm con la legge elettorale riformata.

Mix tra maggioritario e proporzionale

Ricordato che la riforma prevede l'aumento a 30 consiglieri (20 togati e 10 laici), il meccanismo elaborato è fondamentalmente maggioritario, con collegi binominali e un recupero proporzionale che per i giudici prevede una distribuzione proporzionale di 5 seggi a livello nazionale per i pubblici ministeri il recupero di un miglior terzo. La determinazione dei collegi, cancellata all'ultimo l'ipotesi del sorteggio avverrà con decreto del ministero della Giustizia.

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Candidature senza liste

Non sono ammesse liste; ciascun candidato, senza necessità di raccogliere un minimo di firme, può presentarsi liberamente anche nel suo distretto. Deve esserci un minimo di 6 candidati in ogni collegio binominale, di cui almeno 3 del genere meno rappresentato: se questi due requisiti non sono raggiunti, allora si può procedere per sorteggio.

Nomine in tempo reale

Per gli incarichi direttivi e semidirettivi il Consiglio superiore procederà sulla base dell'ordine cronologico delle scoperture per evitare le nomine “a pacchetto”, dove i gruppi organizzati potevano procedere secondo una logica di scambio. Le audizioni dei candidati diventano obbligatorie per favorire un confronto migliore dei rispettivi profili. Si individua un contenuto minimo di criteri di valutazione per verificare, tra l'altro, le capacità organizzative. A pari merito, valorizzate le pari opportunità e il genere meno rappresentato nei vertici. Anche gli avvocati, a determinate condizioni, potranno votare sulle valutazioni di professionalità dei magistrati nei consigli giudiziari.

Un fascicolo per misurare i risultati

Debutta un fascicolo personale che, nel contesto delle valutazioni di professionalità, comprenderà tutta l'attività svolta dal magistrato, con particolare attenzione per la tenuta dei vari provvedimenti assunti anche nei successivi gradi di giudizio.

Bloccate le “porte girevoli”

Introdotto il divieto di svolgere nello stesso tempo funzioni di giudice o pm e ricoprire cariche elettive, sia locali sia nazionali. I magistrati che hanno coperto cariche elettive di qualsiasi tipo al termine del mandato non possono più tornare in magistratura: verranno collocati fuori ruolo nelle amministrazioni pubbliche. I magistrati candidati ma non eletti non potranno, per tre anni, tornare lavorare nella Regione che comprende la circoscrizione elettorale dove si sono presentati né in quella dove si trova il distretto dove prima lavoravano. In più non possono assumere incarichi direttivi e svolgere le funzioni penali più delicate (pm e gip/gup). Per i magistrati chiamati in ruoli apicali nelle pubbliche amministrazioni (capi di gabinetto, vertici di uffici legislativi, per esempio) dopo un mandato di almeno un anno resteranno ancora per un anno fuori ruolo e poi potranno rientrare ma non in posti direttivi.

Un solo passaggio di funzioni

Anticipando un tema a breve oggetto di referendum, la riforma ammette un solo passaggio da giudice a pubblico ministero e viceversa, da effettuare entro i 10 anni dall'assegnazione della prima sede. Il limite non opera per il passaggio al settore civile e dal settore civile alle funzioni di pubblica accusa.

Limiti ai fuori ruolo

Tra i criteri di delega, la riduzione del numero attuale dei magistrati fuori ruolo (attualmente sono 200), l'obbligo di avere svolto per almeno 10 anni le funzioni giurisdizionali prima di chiedere il collocamento esterno alla magistratura, una durata dell'incarico extra di non più di 7 anni.


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