Dati sensibili da tutelare, lo stop della Corte Ue a Meta
Non bastasse la profilazione che Meta (Facebook più Whatsapp più Instagram) è già in grado di fare all’interno delle pagine dei suoi utenti
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Il gestore di una piattaforma social non può profilare dati personali sensibili aggregati dall’esterno della piattaforma stessa, unendo cioè informazioni rilasciate dall’utente in esecuzione del “contratto” di servizio con altre notizie liberamente pescate sul web.
Non bastasse la profilazione che Meta (Facebook più Whatsapp più Instagram) è già in grado di fare all’interno delle pagine dei suoi utenti- e con caratteristiche di continuità, profondità e perpetuità tali da mettere a dura prova il significato minimo di «privacy» - la questione risolta dalla Corte di giustizia con la sentenza C-446/21, depositata venerdì, amplia l’orizzonte sul “grande fratello social”.
Il grande fratello social
Oltre a cookies (marcatori), social plugins (moduli di estensione sociale: il tasto “mi piace”) e pixels (rilevatori di attenzione all’interno delle immagini proposte) Meta secondo l’utente austriaco Max Schrems, attivista dei diritti del mondo digitale e ricorrente seriale contro Facebook, assembla anche informazioni aggregate da ogni singolo istante di vita digitale dei suoi “clienti”. L’oggetto del contendere davanti alle Corti austriache, che hanno devoluto all Cgue la questione pregiudiziale, è il trattamento dell’orientamento sessuale di Schrems, dato da lui non inserito nel profilo Fb ma solo «esternato» in una conferenza pubblica del 2019, postata tra l’altro su Youtube.
L’aggregazione di questo aspetto, sostiene il ricorrente, lo ha targettizzato a fini pubblicitari rendendolo quindi consapevole dell’osservazione “interessata” del social network (e anche della sua origine). La questione risolta dalla Corte, che ha dato ancora una volta ragione al cittadino austriaco, è se la pubblica esternazione di orientamenti possa essere assimilata a un consenso sul trattamento di questa info da parte di chi - per contratto di servizio - già conosce molto della vita del navigatore. Il tutto tra l’altro sul tema più delicato della difesa della persona (l’orientamento politico, religioso, sessuale etc) che può seriamente incidere anche sulla fruizione dei diritti fondamentali di libertà - e che non a caso il Gdpr tutela con maggiore fermezza.

