Guerra commerciale

Dazi in vigore dal 2 aprile, Trump: «Saremo gentili». Von der Leyen: pronti a ritorsioni

Non è ancora chiaro il piano di tariffe che sarà annunciato domani ma sui Paesi che rischiano di più si sono fatte delle ipotesi. Per il leader della Lega Salvini la contromossa annunciata dalla presidente della Commissione Ue “non è intelligente”

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Donald Trump ha ribadito che sarà “molto gentile” con i partner commerciali degli Stati Uniti quando annuncerà i dazi il 2 aprile. Altri paesi “si sono approfittati di noi e noi saremo molto gentili con loro, rispetto a quello che hanno fatto a noi”, ha affermato, assicurando che i dazi doganali Usa saranno “più bassi” e in alcuni casi “significativamente più bassi” di quelli imposti da altri stati.

“I dazi metteranno fine alle pratiche commerciali sleali”, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in un’intervista a Fox, sottolineando che con le tariffe il “resto del mondo proverà quello che gli americani hanno provato finora. I dazi assicureranno reciprocità”.

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“Ogni paese che ha trattato in modo scorretto gli Stati Uniti dovrebbe attendersi dazi”, ha aggiunto la portavoce, sottolineando che sulle tariffe che saranno annunciate il 2 aprile Trump si è consultato con il segretario al Tesoro Scott Bessent.

La Casa Bianca ha comunicato che in concomitanza con l’annuncio ufficiale dei nuovi dazi commerciali il presidente Trump terrà una conferenza stampa dal Rose Garden alle 16 (le 22 in Italia).

I Dirty 15 e i partner commerciali che soffriranno di più

I media americani scrivono che alcuni partner commerciali soffriranno più di altri il piano di dazi che sarà varato domani. Mentre Trump ha pubblicizzato le nuove tariffe come la chiave per ripristinare le relazioni economiche dell’America con il resto del mondo, alcuni nella sua amministrazione hanno suggerito un focus più ristretto su una manciata di obiettivi primari. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, in un’intervista a Fox Business il 18 marzo, ha individuato quelli che ha definito i “Dirty 15”. Si riferiva al 15% delle nazioni - scrive Cnbc - che rappresentano la maggior parte del volume degli scambi statunitensi, imponendo al contempo pesanti tariffe e altre “barriere non tariffarie” sulle merci statunitensi. Bessent non ha nominato questi paesi.

Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale di Trump, ha dichiarato in una successiva intervista che l’amministrazione sta esaminando da 10 a 15 paesi che rappresentano “l’intero deficit commerciale di trilioni di dollari” dell’America. Neanche Hassett ha nominato questi paesi. I dati del Dipartimento del Commercio, scrive Cnbc, mostrano che nel 2024, gli Stati Uniti hanno registrato il deficit commerciale di beni più elevato con la Cina, seguita da Unione Europea, Messico, Vietnam, Irlanda, Germania, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Canada, India, Tailandia, Italia, Svizzera, Malesia, Indonesia, Francia, Austria e Svezia.

I paesi che rappresentano l’intero deficit commerciale degli Stati Uniti

L’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha elencato 21 Paesi per cui c’è particolare interesse. Tra questi figurano molti dei paesi del Gruppo dei 20, nonché altre “economie che presentano i maggiori deficit commerciali di beni con gli Stati Uniti”. Essi sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione europea, India, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Svizzera, Taiwan, Tailandia, Turchia, Regno Unito e Vietnam.

Von der Leyen: pronti a vendicarci se necessario

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla plenaria del Parlamento europeo, ha detto che “questo scontro non è nell’interesse di nessuno”: quella tra l’Ue e gli Usa “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario”. Von der Leyen ha citato “contromisure molto decise, se necessario”.

Salvini, vendicarsi dei dazi? non mi sembra intelligente

“Vendicarsi dei dazi? Aprire guerre commerciali con gli Usa è una scelta infelice, non fa l’interesse di nessuno. Spero che Von der Leyen sia stata fraintesa o tradotta male, fare la guerra agli Usa non è intelligente, le cose vanno risolte al tavolo”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. “Con l’amministrazione Trump occorre trattare, commerciare, vendicarsi per le aziende non è un buon punto di partenza. E’ stato eletto dagli americani per fare l’interesse degli americani”, ha aggiunto.

Economisti, Usa rischiano di scivolare in recessione con i dazi

In attesa di capire l’esatta entità dei dazi in arrivo, gli studiosi di economia mettono in guardia gli Usa sulle possibili conseguenze dei piani annunciati dal 47° presidente. Secondo quanto riferisce il Washington Post Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, ritiene che l’economia americana possa scivolare in recessione, con un tasso di disoccupazione al 7%, se venissero confermati i dazi universali del 20% annunciati dall’amministrazione Trump. Dipingendo quale potrebbe essere lo scenario peggiore con i dazi universali, Zandi ha spiegato che una loro entrata in vigore nel trimestre in corso potrebbe spingere la disoccupazione al 7,3% agli inizi del 2027, facendo perde più di cinque milioni di posti di lavoro. Il tasso di disoccupati scenderebbe poi vicino al 6% nel 2028. La Casa Bianca - afferma il Washington Post - ha precisato che nessuna decisione è stata presa e l’ipotesi di dazi del 20% sulla maggior parte delle importazioni è solo una delle opzioni allo studio. L’amministrazione lavora da settimane sui nuovi dazi che saranno annunciati il 2 aprile, incurante dell’allarme degli economisti, accusati di previsioni simili durante il primo mandato di Donald Trump che si sono poi rivelate false. la convinzione all’interno della Casa Bianca è che i dazi sono necessari per riequilibrare il sistema commerciale globale che ha discriminato gli Stati Uniti per anni.

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