Italia del Gusto

Dazi Usa, l’industria alimentare cerca nuovi sbocchi per l’export: ecco dove può crescere

Evento di Italia del Gusto, associazione che raggruppa 36 brand del settore, con un fatturato aggregato di 25 miliardi di euro e 55mila dipendenti: nel 2024 ottimi risultati in Polonia, Canada, Australia e Corea del Sud

di Emiliano Sgambato

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Solo nell’ultimo anno l’export dell’agroalimentare italiano verso gli Usa è cresciuto del 18% e vale in media il 15% del totale delle esportazioni. Ma questo dato è molto più alto per alcuni settori: vale il 41% per le acque minerali, il 32% per l’olio d’oliva, il 30% degli aceti, 26% dei liquori e 25% dei vini. Meno esposti ad esempio sono i formaggi che comunque vedono a rischio una quota del 9% e che al proprio interno figurano denominazioni come il Pecorino Romano Dop, che ricava dagli Stati Uniti il 57% dell’intero valore delle esportazioni.

Chiaro quindi che nel settore c’è molta preoccupazione in attesa di capire se, come e in che misura si concretizzeranno i dazi annunciati dal presidente Usa Donald Trump per il prossimo 2 aprile. Anche tra i rappresentanti dei grandi marchi nazionali associati a Italia del Gusto, che si sono riuniti a Milano per tracciare un bilancio dell’ultimo anno e fare il punto sulle incognite del futuro.

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Esportazioni alla ricerca di nuovi sbocchi

L’export agroalimentare nel 2024 ha toccato quota 67 miliardi di euro, crescendo dell’8% in media e del 18% in Usa. Negli ultimi dieci anni il valore è più che raddoppiato, toccando punte del +153% in Nord America. Ancora meglio, secondo i dati presentati da Nomisma, hanno fatto i soli prodotti trasformati del food&beverage, il cui export è cresciuto a valore del 9,5%, con punte fino al 19% in Polonia. Restando nei primi 15 mercati di export del F&B italiano (il cui peso sul totale arriva al 74%), altre importanti dinamiche di crescita si sono registrate in Australia (+16%), Canada (+15%), Giappone (+12%), Spagna e Austria (+11%).

Bene anche la Corea del Sud (+233% in dieci anni), che è un mercato interessante anche perché caratterizzato da una popolazione giovane e un Pil pro capite maggiore del nostro, osserva l’analisi di Nomisma. Meno brillante la Germania, alle prese con una recessione che sta impattando sui consumi anche alimentari, in particolare di prodotti di importazione (+6%).

I primi 5 prodotti che hanno registrato le crescite più alte a valore nell’export sono stati l’olio d’oliva (+44% rispetto al 2023), le acque minerali (+30%), le spezie (+23%), aceti e conserve ittiche (entrambi +19%).

«La performance italiana nel 2024 ha superato quella dei principali esportatori in questo campo come Spagna (+6%), Germania e Cina (+4%) – ha sottolineato Denis Pantini, responsabile del settore agroalimentare di Nomisma, che con Italia del Gusto è legata da una consulenza pluriennale - . Tuttavia, il nostro principale mercato di riferimento, gli Stati Uniti, potrebbe diventare uno scenario complicato se i dazi di Trump venissero applicati, come già avvenuto in passato, con effetti negativi sulle vendite. La strategia non può essere che diversificare le destinazioni, il fatto che l’Italia esporti più del 50% delle merci in soli cinque Paesi rappresenta un limite. Chiaro che è più facile essere presenti su mercati che hanno con noi più affinità culturali, ma bisogna esplorare nuove strade e non abbandonare quella asiatica, che ad esempio la Francia ha saputo percorrere meglio dell’Italia».

Dazi, effetto moltiplicatore in negativo

È comunque inevitabile che le tensioni commerciali (e non solo) mettano a rischio il proseguimento del trend di crescita dell’export; e sono da mettere in conto anche effetti indiretti, che possono essere di due tipi. Da un lato un effetto sull’aumento di offerta, che si riverserebbe sugli altri mercati, provocando una probabile spinta verso il basso dei prezzi. Dall’altro la diminuzione del potere d’acquisto su altri mercati, proprio per lo stesso effetto dei dazi, potrebbe avere effetto anche sull’import dall’Italia: uno dei paesi più colpiti dovrebbe essere ad esempio la Germania, mercato di sbocco fondamentale per il made in Italy.

«Ci auguriamo che i dazi Usa non entrino mai il vigore – ha sottolineato Giacomo Ponti, Presidente del Consorzio Italia del Gusto - ma se confermati potrebbero avere conseguenze pesanti: perdere quote di mercato significa compromettere anni di lavoro e investimenti e mettere in conto di dover di nuovo investire in futuro per riconquistarle. L’esperienza dei dazi sugli spirits in passato ci ha insegnato che un dazio del 20% può significare poi un calo del 40% dell’export. Il nostro obiettivo resta comunque quello di rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo, esplorando nuove opportunità e consolidando quelle esistenti».

«L’esperienza di Italia del Gusto, le cui aziende associate maturano un quarto del fatturato dall’export - continua Ponti - è la dimostrazione di quanto il Made in Italy sappia fare squadra. L’esclusività merceologica degli associati ci permette di scambiare informazioni importanti al nostro interno e fare economie di scala su alcune forniture, così come di fare “cross promotion” tra i nostri prodotti sui mercati esteri. Le aziende del Consorzio rappresentano il meglio del nostro agroalimentare e insieme continuiamo a portare nel mondo i valori di qualità, tradizione e innovazione che ci contraddistinguono. È con questo spirito che abbiamo raggiunto risultati straordinari nel 2024 e con questo stesso spirito guardiamo al futuro, consapevoli delle sfide che ci attendono».

Menu stellato per celebrare il made in Italy di Italia del Gusto

L’evento organizzato da Italia del Gusto è stato un tributo ai sapori e alla tradizione del Made in Italy, con un menu esclusivo firmato dallo chef due stelle Michelin Andrea Aprea che ha creato un viaggio sensoriale con i migliori prodotti di alcune delle aziende del Consorzio: dall’uovo bio con patata, Grana Padano Dop e tartufo nero al riso carnaroli mantecato al cacio e pepe con fichi e gamberi e al tortello genovese di manzo con provolone, scarola e olive nere, fino al cioccolatino al sale liquirizia e aceto balsamico tradizionale di Modena Dop.

Fondato nel 2006 da Giovanni Rana, Italia del Gusto è il primo Consorzio privato di imprese italiane del settore alimentare e vinicolo. Rappresenta 36 brand, con un fatturato aggregato di 25 miliardi di euro e 55mila dipendenti. La sua missione è aiutare le aziende consorziate a migliorare la propria competitività sui mercati internazionali, attraverso marketing, promozione, comunicazione e sviluppo di partnership strategiche. Tra gli associati figurano Amadori, Amica Chips, Auricchio, Barilla, Bauli, Bonomelli, Caffè Borbone, Cannamela, Cirio, Gruppo Colussi, Delicius, Elah -Dufour, Fabbri, Filippo Berio, Medusa, Molino Spadoni, Novi, Noberasco, Orogel, PanPiuma, Parmalat, Parmareggio, Polenta Valsugana, Ponti, Rana, Rio Mare, Riso Gallo, Rovagnati, Sammontana Italia, San Benedetto, Santa Rosa, Urbani Tartufi, Valfrutta, Valsoia, Vecchia Romagna e Terra Moretti.

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