Decreto Genova, ecco i 4 «nodi» da sciogliere per la ricostruzione
di Alessandro Arona
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Via libera del Consiglio dei ministri al decreto Genova (più altre emergenze, quali Ischia e post-sisma in Centro Italia), ma con la formula "salvo intese", cioè senza un testo concordato in dettaglio, che uscirà invece dal lavoro post-consiglio tra i capi di gabinetto. Sono stati in particolare rinviati i quattro nodi politicamente e giuridicamente più complessi, e cioè: chi farà il commissario straordinario, quali poteri avrà, se Autostrade per l’Italia sarà completamente esclusa dalla ricostruzione oppure no, a chi saranno affidati i lavori (direttamente a Fincantieri o con selezione di almeno 5 candidati). Tutto questo pacchetto sarà definito non nel testo finale del decreto legge, ma in un successivo decreto del presidente del Consiglio (Dpcm).
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Confermati invece gli aiuti agli sfollati e alle imprese, e indennizzi a chi ha avuto immobili danneggiati. Così come la creazione della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza stradale e ferroviaria, la banca dati infrastrutture, i sensori sui ponti, i poteri all’Autorità Trasporti. Sul tavolo del consiglio dei ministri il nodo più delicato è stato quello della ricostruzione del Ponte. La volontà di tutto il governo è di dare un segnale forte, di escludere cioè del tutto Autostrade dalla ricostruzione (stazione appaltante, progettazione, lavori). Finché la concessione non è revocata, però, questo potrebbe essere complesso, e comportare rischi di contenziosi e rallentamenti. E su questo si è confermata ieri l'articolazione dell'esecutivo tra un'ala più dura e un'altra più "realista".
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«Per la ricostruzione del ponte - ha detto ieri il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a Porta a Porta - il governo scelga chi vuole e decida le procedure, ma se poi fra tre mesi i lavori non possono partire per un ricorso al Tar .... questo mi manderebbe su tutte le furie».
